Laura Mancinelli.
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La Sacra Rappresentazione.
Ovvero: Come il forte di Exilles fu conquistato ai francesi.
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2001. Einaudi Editore, TORINO.
ISBN 88-06-15761-2.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Nell'agosto del 1708 il forte di Exilles, estremo baluardo difensivo del Delfinato, viene preso dai sabaudi: a questo fatto storico si ispira il nuovo romanzo di Laura Mancinelli.
Il racconto ruota intorno all'ambizioso progetto che, tra l'estate del 1707 e quella del 1708, anima la buona societ exillese: l'allestimento di una Sacra Rappresentazione  motivo di vanto per la comunit ma anche intreccio di svariati interessi personali. Il parroco don Giasset spera di accrescere il proprio prestigio e, soprattutto, di distrarre la sua amante, la vedova Ballon, dalla divisa rossa e dal profumo di fiori di mandorlo di un ufficiale francese; dal canto suo, la vedova Ballon vuole distogliere l'attenzione del parroco da quella stessa divisa rossa e da quello stesso profumo; la locandiera Lontine intravvede lauti incassi grazie all'arrivo di molti forestieri; tante Lionette sogna di trovare a sua figlia un buon partito; e tutti gli altri, tutti i notabili del paese, tessono le loro trame in vista dei futuri guadagni...
Tra preparativi e problemi organizzativi, mentre apparizioni e miracoli non sempre autentici accendono tanto la fede quanto i pettegolezzi, da un'estate cosparsa di fiori a un inverno gelido, fino al rinnovarsi della bella stagione, Laura Mancinelli tratteggia con affettuosa ironia il ritratto di una minuscola societ di montagna, lontana dalle mode cittadine cui per aspira, e dai giochi di potere in cui si trova suo malgrado immersa. Fino a quando, proprio all'indomani della Sacra Rappresentazione, Exilles e il suo forte non scoprono che uno scherzo della storia ha cambiato il loro destino...
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L'AUTRICE.
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Laura Mancinelli (Udine 18 dicembre 1933, Torino 7 luglio 2006), dopo un soggiorno di quattro anni a Rovereto dove visse la prima infanzia, la famiglia si trasfer a Torino.  
Figlia di un impiegato della Banca dItalia e di una insegnante di matematica delle Superiori, consegu la maturit al liceo classico "Cavour" di Torino. 
All'Universit di Torino, dove conobbe Claudio Magris, studi letteratura tedesca con il professor Leonello Vincenti. 
Si laure nel 1956 in lettere moderne con una tesi dal titolo Conrad Ferdinand Meyer, poeta epico lirico. Negli anni seguenti il dottorato insegn per tredici anni nella scuola media, continuando sempre a interessarsi e a lavorare sulla cultura tedesca medievale. Negli anni settanta lasci la scuola media per insegnare filologia germanica all'Universit di Sassari, dove conobbe il collega ispanista Cesare Acutis. A Sassari si ferm due anni poi, chiamata a Venezia dal germanista Ladislao Mittner, nel 1976 ottenne la cattedra di storia della lingua tedesca all'Universit Ca' Foscari. Nellanno accademico 1980-1981 fece ritorno a Torino e alla sua cattedra di filologia germanica che tenne fino al 1994. 
E' stata una germanista, medievista, traduttrice e scrittrice italiana, ha scritto numerosi saggi di storia medievale e romanzi storici. 
Ha pubblicato presso Einaudi
Il messaggio razionale dell'avanguardia, I dodici abati di Challant, Il fantasma di Mozart, Il miracolo di santa Odilia, Gli occhi dell'imperatore, I tre cavalieri del Graal, Raskolnikov, Il mistero della sedia a rotelle, Killer presunto e Persecuzione infernale, (questi ultimi costituendo tre episodi dei Casi del capitano Flores),
Il principe scalzo.
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La Sacra Rappresentazione. Ovvero: Come il forte di Exilles fu conquistato ai francesi.
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Indice.
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Gli ireos gialli del forte di Exilles.
Premessa.
La Sacra Rappresentazione.
1. Notte di primavera.
2. Lontine, la locandiera.
3. Riflessioni di madama Ballon.
4. I due ufficiali dall'uniforme rossa.
5. Perplessit di don Giasset.
6. Progetti in casa Ballon.
7. Le strategie di madama Ballon.
8. La cena solitaria di don Giasset.
9. Il travaglio del vecchio Bernard.
10. Progetti per la Sacra Rappresentazione.
11. A colloquio con il governatore del forte.
12. Questioni di Stato.
13. La battaglia nel centro di Exille.s
14. Le conseguenze.
15. Autunno.
16. Inverno.
17. La neve.
18. Il pupazzo di neve.
19. Pranzo in casa Ballon.
20. Il miracolo.
21. Madama Ballon in azione.
22. La predica di don Giasset.
23. La confraternita di san Rocco.
24. Una domanda di matrimonio.
25. Lezioni di charme.
26. I preparativi per la Sacra Rappresentazione.
27. La Sacra Rappresentazione.
28. La rissa.
29. Fine della festa.
30. Uno scherzo della storia.
31. E tutto continu come prima.
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Fine Indice.
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Gli ireos gialli del forte di Exilles.
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 un ricordo lontano, di quando ero ragazza. Con quella
che sarebbe diventata qualche anno pi tardi mia cognata,
andavo a raccogliere gli ireos gialli in certe parti del
forte, allora interrate perch prive di soffitto, e nelle quali
un soffio di vento doveva aver portato alcuni rizomi di
ireos gialli, che si erano propagati da un fossato all'altro
riempiendoli tutti di grandi fiori lievemente profumati.
Forse neppure mi rendevo conto allora che nascevano in
una fortezza in disarmo, in cui alcuni soffitti erano miseramente
precipitati, e i pavimenti ricoperti di terra portata
dal vento. N sapevo che gli ammassi di pietre che scavalcavamo
erano i resti di spesse pareti divisorie forse antiche,
demolite dal tempo e dall'incuria degli uomini. Ci
arrampicavamo sui mucchi di pietre, per raccogliere gli
ireos dall'altra parte, che sempre ci parevano pi belli e
meno sfatti di quelli del nostro mazzo. Che violassimo il
suolo di un'antica fortezza diroccata, a me non era nemmeno
passato per la mente.
Ora il forte  stato restaurato, o meglio ricostruito. Non
ci sono pi luoghi interrati, ma pavimenti in pietra antica,
muri divisori lisci attraversati da grandi porte solenni.
Se si vuole si pu fare una visita guidata della parte trasformata
in museo, delle sale di rappresentanza, degli spazi
riservati alle manifestazioni culturali.
Io tuttavia ritengo una fortuna aver vissuto il forte nel
suo abbandono. Gli spazi informi, gli antri bui in cui ci si
inoltrava con un poco di paura, il cuore in tumulto e la
fantasia accesa dall'avventura, ripensando ad antiche storie,
a volte inventate e a volte vere, come quella di Maschera
di Ferro, il prigioniero misterioso e illustre, di cui la leggenda
dice che fosse il fratello gemello di Luigi quattordicesimo.
Alla fine era bello emergere dall'oscurit nel sole primaverile
con le braccia piene di ireos gialli, delicati ed effimeri,
che gi si disfacevano prima che arrivassimo a casa.

 Premessa.

Tra visioni e intrighi per l'allestimento di una Sacra
Rappresentazione, all'alba del diciottesimo secolo, in una sera d'aprile
del 1707 comincia questa storia, ambientata in una
piccola citt dell'alta valle di Susa, allora francese e appartenente
al Delfinato. Poco pi di un anno dopo, i Savoia
con un colpo di mano si sarebbero impadroniti del
maggior baluardo difensivo fatto costruire dai francesi, il
forte di Exilles, e tutta la valle sarebbe stata annessa al
Piemonte col nome che ha tuttora.
Questa  la parte propriamente storica, esigua rispetto
a quella romanzata. La presenza di Sacre Rappresentazioni
nei centri nominati  fatto storico, ma la loro successione
 stata alterata per esigenze narrative. Per esempio
la Sacra Rappresentazione di Chiomonte, di cui si parla
nel romanzo,  posteriore a quella attribuita a Exilles, essendo
del 1725. La stessa Rappresentazione in onore di
san Rocco,  invenzione dell'autrice. Che se ne scusa con
i lettori.

 Capitolo 1.
Notte di primavera.

Don Giasset aveva aspettato con impazienza che la notte
senza luna scendesse sulla citt di Exilles. Quando, affacciatosi
alla finestrella sul retro della canonica, vide che
le tenebre avevano inghiottito tutto, l'orto, il cimitero e
persino le montagne al di l della Dora, usc silenziosamente
dalla porticina che dava sulle aiuole di ortaggi, le
attravers facendo ben attenzione a non calpestare carote
e lattughe, e richiuse alle sue spalle il cancelletto di legno,
che serviva pi per segnalare i confini della canonica
che per difendere i prodotti da eventuali furti. E chi avrebbe
avuto interesse a rubare cavoli e patate, dal momento
che tutti avevano il loro orticello, e quando veniva la gelata
veniva per tutti?
Se don Giasset usc pi in fretta del solito dalla canonica
e si avvi di corsa nelle tenebre, non era per paura
delle aggressioni. E se quella notte era uscito senza lanterna,
non era perch volesse tenere segreta la sua relazione
con la vedova Ballon, da anni nota a tutto il paese.
Del resto erano molti i cittadini di Exilles che si aggiravano
furtivi nel buio, diretti per i loro amori clandestini
a qualche fienile, non essendo toccata loro la buona sorte
di avere per amica una vedova ancor giovane, ricca e piacente
come quella di don Giasset. E tutti scivolavano lungo
i muri senza lume, come coloro che il paese lo conoscevano
pietra per pietra: tutti erano abituati a muoversi e a
fare quello che dovevano o volevano col solo ausilio degli
occhi, in quei tempi di buio, in cui l'illuminazione stradale
non esisteva neppure nella fantasia, e anche nelle case si
approfittava della luce del sole finch c'era, e poi di mozziconi
di candele e lumini a olio solo se era proprio indispensabile
per non infilarsi un coltello nel posto sbagliato.
 vero che accadevano a volte degli strani incidenti,
come quello capitato a un certo signore, non pi giovane
ma ancora valido, che una notte aveva deciso di portare
in dono alla sua bella una toma, la pi grossa della dispensa
e maturata al punto giusto. Non ci sono noti i motivi del
regalo, eccezionale se si considera l'avarizia di quel signore,
di cui avremo occasione di parlare pi avanti, avarizia
talmente acuta che alla sera, per cena, tagliava personalmente
una fetta sottilissima di toma per ogni familiare, e
subito richiudeva a chiave la dispensa.
 noto invece che la moglie, tradita, derubata e stanca
di sopportare l'avarizia di un marito fedifrago - fedifraghi
lo erano quasi tutti a quei tempi, forse perch non
esistevano altri diversivi alla fatica quotidiana - che per
era disposto a sottrarre alla dispensa domestica un'intera
forma di cacio per farne dono alla rivale, usc silenziosamente
anche lei quella sera subito dopo il marito, ben
avvolta nel suo scialle, e prendendo una scorciatoia precedette
l'altra al fienile. Giunse l'adultero complimentandosi
con la donna per la sua puntualit, inconsueta poich
l'amante, per meglio accendere le voglie dell'uomo,
era solita farsi attendere anche mezz'ora. Sbrigata in fretta
la faccenda tra scialle e tabarro, per via del freddo che
in quelle montagne si fa sentire anche nelle notti d'aprile,
l'uomo consegn la toma alla donna, che svelta si allontan
nascondendola sotto lo scialle, e arriv a casa
prima del marito. La sera dopo, mentre il padrone di casa
si accingeva a tagliare le solite fettine sottili, la donna
tir fuori la sua toma, e ne tagli una bella fetta per
ciascuno. Allo sguardo stupito dell'uomo rispose molto
sussiegosa:
- Questa me la sono guadagnata io E furono le ultime
parole che rivolse al marito. Dopo di che vissero insieme
molti anni. Nel silenzio.
Ma torniamo, dopo questa lunga digressione, all'avventura
notturna di don Giasset, il quale, in virt del privilegio
che gli conferiva il suo stato di ecclesiastico, di solito
la notte usciva con il lume. Chi avrebbe potuto dire
che non stesse accorrendo al capezzale di qualche malato
grave? Anche se tutti sapevano che la vedova Ballon godeva
di ottima salute.
Fu infatti sorpresa, madama Ballon, di veder arrivare
il reverendo senza lume.
- O mon Dieu! - disse affacciandosi sulla soglia di casa
tutta preoccupata. - Avete rotto il lume, mon ami?
Don Giasset, rendendosi conto solo in quel momento
di aver dimenticato nella fretta la lanterna, alz le spalle
e, senza fornire spiegazioni, spinse madama Ballon dentro
l'uscio, facendole cenno di tacere. Inutile precauzione, perch
la casa della vedova era isolata, quasi fuori del paese
e circondata su tre lati da un bel giardino di alberi e piante
da frutto e fiori; sul retro stava l'orto. Quanto alla serva,
era perfettamente sorda.
La signora Ballon veniva dal Brianzonese, e in giovane
et aveva sposato uno stimato cerusico; molto pi anziano
di lei, il marito era morto dopo quindici anni di matrimonio,
senza darle figli e lasciandola erede di una bella casa,
forse la pi bella del paese, e di una discreta sommetta che
lei amministrava molto oculatamente, pur conducendo una
vita piuttosto agiata. La sua fortunata situazione di vedova
benestante aveva invogliato molti giovanotti di Exilles
e dei paesi vicini a chiedere la sua mano. Ma lei aveva rifiutato
tutti.
Il suo comportamento aveva destato la curiosit dei
concittadini, i quali a furia di spiare e pedinare avevano
scoperto il lume della canonica mentre si allontanava per
i viottoli che costeggiano il paese dalla parte del fiume, ai
margini dell'abitato, e ricompariva in fondo alla strada
maestra per sparire silenziosamente tra gli alberi del giardino
della vedova Ballon. Allora tutti avevano capito quale
era stata la scelta della donna, e si erano messi il cuore
in pace.
- Il lume l'ho dimenticato, - disse don Giasset, - perch
avevo una gran fretta di parlarvi E dopo una pausa
che fece sgranare gli occhi alla bella vedova, aggiunse:
- Oggi  venuto da me un uomo, uno di Giaglione.
- O ben, Giaglione non  molto lontana. Perch vi siete
cos allarmato? Ha portato cattive notizie?
- No.  venuto a chiedermi di tradurre dal latino un
mystre.
- Un mystre? E che cosa ?
- Una Sacra Rappresentazione in onore di un santo, o
di Ges, o della Madonna. Una volta si facevano nelle
chiese, con pochi personaggi, poca spesa e molta fede.
Adesso sono diventati veri spettacoli teatrali, con attori
persino di mestiere, suonatori, giullari, una festa insomma,
ci arrivano persino gli Spadonari che fanno le loro
danze, e poi si mangia, si beve, si balla. All'aperto, perch
non esiste un luogo capace di contenere tutti gli spettatori.
Non  pi una cosa seria, ma d lustro alla citt che la
organizza.
- E questa cosa la fanno a Giaglione?
- S. Giaglione la sta organizzando. Sono gi tutti in
movimento per procacciare il necessario.
- Per esempio?
- Costumi per gli attori. Pare che li facciano venire di
Francia.
- E voi, mon ami, che cosa c'entrate?
- Mi hanno chiesto di tradurre in francese le parti per
gli attori, perch il latino non lo sanno.
- E voi traducetele. Vi pagano?
- S. Anche abbastanza bene. Ma ho dei dubbi...
- Che specie di dubbi avete? Di tipo religioso?
- Appunto. E anche di carattere morale. Vedete, madame,
non sono pi spettacoli seri, fatti per onorare la Madonna,
o i santi, o Ges stesso.  vero che c' una parte religiosa
all'inizio, quando si rappresenta la vita e la passione
del protagonista, fino anche al martirio. Ma poi entrano
in scena personaggi d'ogni specie, malandrini che dicono
cose oscene, buffoni, e persino diavoli. Ed  li che la gente
si diverte e applaude. E pi la gente applaude, pi quelli
ci vanno gi pesante.
- E voi traducete solo la parte sacra e ignorate le buffonate.
Quelli non sanno il latino, non se ne accorgeranno
nemmeno.
- Ma se le inventeranno. Quelle cose li non sono nel
testo scritto, o almeno non tutte. C' qualche malignit di
diavoli, qualche burla. Ma sono solo l'inizio. Una volta che
si sono messi su quella strada, vanno avanti senza testo,
pur di far ridere si inventano di tutto. Cose da far impallidire
i saraceni. Perch il pubblico, pi ride e pi li paga,
con denari e cose da mangiare. Alla fine par di stare alla
taverna, con la peggior gente che si possa immaginare. Io
lo so, perch sono andato una volta a vedere uno di questi
spettacoli alla Ramat, e ne ho viste di tutti i colori.
- Ma il parroco permette queste cose?
- Le permette e non le permette.
- Spiegatevi meglio. Che cosa volete dire?
- Che si fanno anche se il parroco non  d'accordo. E
poi non si sa fin dove si spinger la parte buffa, anche se
 chiaro fin dall'inizio che ci sar. Ve l'ho detto,  una parte
non scritta, che si inventano gli attori. E pi grandi sono
le oscenit che gli attori inventano, pi sono ritenuti
bravi.
La vedova Ballon era immersa in profondi pensieri. Poi,
alzando lo sguardo su don Giasset, pronunci queste fatali
parole:
- Perch non facciamo anche a Exilles una di queste
feste?
Don Giasset sbarr gli occhi: non poteva credere che
la sua amica, l'onesta vedova Ballon, si lasciasse sedurre
da una prospettiva cos poco seria.
- Madame, - disse in tono austero, - lo scopo di questi
misteri  buono e onesto, ma le conseguenze sono tutto
il contrario, e i risultati ancor peggiori. La gente alla fine
si scatena, mette da parte religione e ritegno per darsi
a godimenti profani. E non dovete pensare che gli exillesi
siano migliori dei giaglionesi.
- E che male c', - replic madama Ballon, - se vogliono
divertirsi un po'? Pauvres paysans, non hanno molte
occasioni di spassarsela.
- Credete veramente, signora? Voi alla notte non uscite,
ma se usciste vedreste ombre silenziose scivolare lungo
i muri, nascondersi furtive tra i cespugli, camminare
persino sui tetti. E dove pensate che vadano?
- Bon, mon ami. Non adiratevi. Immagino benissimo
che cosa vanno a cercare. Ma non credete che una pubblica
festa sia un piacere pi onesto di quello che vanno a
cercare camminando sui tetti, col rischio di cadere e restare
storpiati, se non di morire in peccato mortale?
Don Giasset parve colpito dalla logica della sua dama,
e tacque pensieroso. Non si era mai posto il problema del
rischio che correvano quegli scalatori notturni, molti dei
quali gli raccontavano le loro imprese nel segreto del confessionale.
E lui aveva un bel predicare e raccomandare la
fedelt coniugale, minacciare i tormenti dell'inferno: la
tentazione prevaleva sempre e le ombre notturne non
scomparivano mai. E poi non aveva pensato che qualcuno
potesse scivolare gi da un tetto nel tentativo di raggiungere
l'amante, e morire cos in peccato mortale come aveva
detto la sua amica.
A questo punto va forse chiarito che don Giasset non
si considerava parte di quei peccatori, perch, essendo un
ecclesiastico, non era sposato, e l'obbligo di castit per i
preti, introdotto non molto tempo prima, non era ancora
stato recepito nelle campagne e nei paesi di montagna, o
comunque non si era persa la consuetudine che un prete
avesse un'amante, purch fosse donna nubile o vedova.
Uso tacitamente tollerato, a quei tempi, e raramente perseguito
dalle autorit ecclesiastiche. Quindi in peccato
mortale considerava solo quelli che tradivano la moglie,
violando il sacro vincolo coniugale. Era per loro che si
preoccupava tanto.
Vedendolo cos angosciato, madama Ballon volle confortarlo:
- State di buon animo, mon ami. Traducete il latino
per quelli di Giaglione, e io vedr che cosa si pu fare per
la gente di questo paese. Ne parler con madama Lontine,
che  mia buona amica.

 Capitolo 2.
Lontine, la locandiera.

- Buon giorno, madame, vi riverisco. Come mai cos di
buon mattino?
- Ma chre Lontine, devo parlarvi in segreto di una
faccenda importante, e non vorrei farlo quando la vostra
locanda si riempie di gente.
- Non abbiate timore, i paesani sono gi tutti al lavoro
nei campi, e fino a Vespro non viene nessuno. Allora s
che l'osteria si riempie. Sapete, sono sui campi dall'alba,
e quando la campana della chiesa suona Vespro lasciano i
campi e vengono all'osteria. E il momento pi bello della
giornata, perch si beve e si chiacchiera. E da me il vino
 buono, del migliore. Ma adesso abbiamo davanti molte
ore vuote e possiamo parlare tranquillamente.
- E i militari del forte?
- Oh, quelli vanno tutti all'osteria del Brichet, perch
l possono fare baccano fin che vogliono. Qui, nella mia
locanda, non si tollerano schiamazzi, n altre porcherie. E
poi a quest'ora sono a fare le esercitazioni. Qui vengono
solo gli ufficiali.
- E a loro i nostri discorsi non interessano. Dunque,
sono qui per avere delle informazioni, se potete... Sapete
che cosa sono i mystres? Quelle rappresentazioni religiose
che si fanno in onore dei santi, o di Ges Cristo, o della
Madonna?
- Certo che le conosco. Ne ho persino vista una, a
Chiomonte. Sono feste bellissime, con attori veri, scene dipinte
e molte altre cose che potrei raccontarvi, se volete.
- Ditemi, ditemi tutto quello che avete visto.
- Il mystre di Chiomonte era in onore di san Sebastiano.
C'erano molti personaggi, persino l'imperatore
Diocleziano. Allora: Sebastiano, prima di farsi cristiano,
 un guerriero dell'imperatore, anzi il capo dei guerrieri,
perch  molto forte e coraggioso. Anche dopo la conversione
rimane fedele all'imperatore, bench quello sia pagano
e perseguiti i cristiani. Ma lui  talmente leale e audace
che vince sempre, e l'imperatore, che non sa della sua
conversione, lo ha tanto caro che decide di dargli in sposa
sua nipote, una ragazza bellissima e corteggiata da tutti
i grandi guerrieri. Anche Sebastiano  molto bello, e la
nipote dell'imperatore se ne innamora. Sembra che tutti
siano felici, tranne naturalmente gli innamorati delusi, e
gelosi, sia di lui che di lei. A questo punto il diavolo ci mette
la coda. Ce la mette proprio nella realt, perch vengono
sulla scena tutti i diavoli pi importanti per decidere
come procurare la rovina di Sebastiano. Viene su dall'inferno
anche Lucifero, che sgrida gli altri diavoli perch
non hanno ancora combinato nulla. Se la prende soprattutto
con Satana che  il pi importante dopo di lui.
- E Satana allora? Che cosa fa Satana?
- Satana intriga ai danni di Sebastiano. Gli aizza contro
la nipote di Diocleziano, la quale si sente tradita perch
il fidanzato, dopo la promessa di matrimonio, non vuole
pi sposarsi.
- E perch non vuole pi? Si  innamorato di un'altra?
-  quello che lei sospetta, perch  gelosa. Ma non 
vero; Sebastiano la ama moltissimo, ma non pu sposarsi
perch deve diventare martire e santo. Per a lei non lo
pu dire: a quei tempi i cristiani dovevano rimanere segreti
altrimenti venivano perseguitati. E poi la storia  cos,
 fatta in modo che il bel guerriero cada in disgrazia per
essere martirizzato. C' anche una lunga tiritera di mezzo,
dove non compaiono i personaggi principali, ma altri,
credo che ce l'abbiano messa per allungare la rappresentazione.
 la parte pi noiosa, perch c' tutta una storia
di battaglie e invidie tra guerrieri... infatti a quel punto la
gente ha cominciato a fare chiasso, tanto rumore che non
si riusciva a udire quello che dicevano gli attori. Poi sono
ritornati in scena i diavoli, litigando tra loro e azzuffandosi
perch non sapevano come inguaiare Sebastiano, e allora
la gente ha ricominciato a divertirsi. Pensate, madame,
che a un certo punto decidono di chiedere consiglio a
Lucifero, il re dei diavoli... Oh, scusate, sono arrivati degli
ufficiali della guarnigione. Vado a servirli e torno subito.
Permettete!
La locandiera si accost al tavolo dove si erano seduti
due ufficiali in divisa rossa. Il tintinnio delle sciabole accompagnava
i loro movimenti, che i due accentuavano apposta
per farsi notare. Madama Ballon si accorse che uno
dei due tratteneva piuttosto familiarmente la locandiera
per un braccio, e parlando guardava verso di lei. Evidentemente
le stava chiedendo chi fosse.
Madama Ballon tir fuori dalla borsa appesa alla cintura
un ventaglio, e cominci a sventolarsi come se avesse
caldo.
Finalmente Lontine si stacc dal tavolo degli ufficiali,
and in cucina e ne usc con una brocca e due bicchieri
di peltro, che pos sul tavolo dei militari. Poi velocemente
sgusci via e torn al tavolo della sua amica.
- I militari, madame! - sospir sedendosi accanto a
lei. - Se gli date retta, non vi lasciano pi in pace. E i loro
discorsi sono tutte chiacchiere, tutto fumo. Me lo diceva
sempre il mio povero marito, pace all'anima sua!
- Ma quelli sono ufficiali, Lontine, non sono semplici
soldati!
- Ci mancherebbe solo che lasciassi entrare dei soldatacci
qui, nella mia locanda...
- E che belle divise hanno! Sono molto eleganti, - osserv
la vedova Ballon sempre da dietro il ventaglio.
- Ma sotto le divise sono tutti uguali, ve lo posso dire
io che... - Lontine si interruppe. - Dunque, tornando alla
nostra storia, alla fine ricompare Sebastiano, che  gi
condannato a morte: salto alcune cose per non farla troppo
lunga. C' di mezzo un altro generale dell'imperatore,
un certo Massimino, che vorrebbe prendere il suo posto,
ed  anche innamorato della sua fidanzata. C' uno scambio
di frasi tra il condannato e i suoi arcieri, che hanno
combattuto con lui in tante battaglie e ora devono scagliare
le loro frecce contro di lui. Ma quel pazzo di Sebastiano
li incita a colpirlo, e dice proprio che lo facciano
morire lentamente perch lui possa soffrire di pi, perch
ogni ferita per lui  un piacere.
- Un piacere? - chiese sgranando gli occhi la signora
Ballon.
- S, s. Disse proprio un piacere. Sa, madame, i santi
sono cos... - e facendo ruotare a guisa di trapano un dito
contro la tempia, voleva significare che erano pazzi. - E
quelli, - riprese dopo la breve pausa, - forse per obbedire
al loro generale, o per vendicarsi di qualche antica rampogna,
va' a sapere, decidono di ammazzarlo a bastonate.
E tante gliene danno che lo lasciano a terra morto. Poi viene
gi dal cielo un coro di angeli con a capo l'arcangelo
Michele, e portano in paradiso l'anima di Sebastiano. Che
diventa san Sebastiano.
- Ma, cara Lontine, qui c' qualcosa che non quadra.
In quei dipinti che ci sono nelle chiese, io ho sempre visto
san Sebastiano trafitto dalle frecce, ed  un gran bel vedere,
anche perch nessuna freccia l'ha colpito in viso sfigurandolo.
Ve lo immaginate un uomo ucciso a bastonate,
un mucchio di carne sanguinante e di ossa rotte, buttato
per terra?
- Me lo sono chiesto anch'io, sapete? Non dovete credere
che non mi sia accorta che qualcuno non dice le cose
giuste. Forse sono stati i pittori che, dovendo rappresentare
il santo bello anche nella sofferenza, perch  un fatto
storico che Sebastiano fosse bello, hanno cambiato il
modo dell'uccisione, per farlo apparire desiderabile anche
nella sofferenza, con quei fili di sangue che escono dalle
ferite e gli occhi rivolti al cielo.
- S, san Sebastiano  bello anche nell'atrocit del dolore,
con il corpo piegato di fianco, come uno che soffre
ma  felice di soffrire. Molto eccitante...
- E poi entrano in scena i diavoli a far baldoria per il
martirio del santo, e... ma guardate, madame! I due signori
si sono alzati e vengono verso di noi. Sono ufficiali
del re di Francia...
- Oh, mon Dieu! Che cosa vorranno?
- Non preoccupatevi, gli ufficiali sono quasi sempre di
famiglia nobile e molto cortesi.
- Sar, ma... - e madama Ballon riprese a sventagliarsi
per nascondere il suo imbarazzo.
I due militari si inchinarono cerimoniosamente facendo
tintinnare le sciabole.
- Bonjour madame. Vogliate accettare i nostri omaggi, -
disse il pi anziano dei due, mentre l'altro si lisciava i mustacchi
biondi e profumati sorridendo in silenzio alla vedova
Ballon. La quale, occhieggiando da dietro il ventaglio,
aveva gi valutato da esperta il volto, il portamento e la solida
struttura del giovanotto. Mentre rispondeva al saluto
del pi anziano con altrettanta, se non maggiore cortesia,
andava inseguendo con naso attento il profumo che emanava
dai due uomini, i quali intanto avevano chiesto e ottenuto
il permesso di sedersi al tavolo di madame.
Mentre si scambiavano i convenevoli consueti alle persone
beneducate che si incontrano per la prima volta, cui
partecipava anche la locandiera, la bella vedova argomentava
in cuor suo che era raro sentire un profumo cos raffinato,
ed era piacevole avere al proprio tavolo quei due
signori francesi cos gentili, e che non puzzavano di capra
come quasi tutti gli abitanti del paese. Con bel garbo e in
buona lingua franca madama Ballon si andava informando
della loro nascita, della citt di origine, di come vivevano
nel forte di Exilles, avamposto difensivo del Delfinato.
Inorrid quando venne a sapere che ogni tanto avevano
luogo sulle alture brevi scontri con drappelli del duca
di Savoia che, dopo essersi insediato a Torino e averne
fatta la capitale del suo Stato, cercava di estendere il proprio
dominio sulle valli che portavano in Francia.
- Oh, mon Dieu! C'est terrible... - esclam quando ud
che quelle scaramucce provocavano morti e feriti. Il pi
anziano dei due ufficiali portava infatti sul volto una cicatrice
che gli attraversava tutta la guancia sinistra. E aveva
l'aria di andarne molto fiero.
- Un colpo di sciabola, madame, - disse con orgoglio.
E mentre la vedova Ballon esprimeva con dovizia di aggettivi
la sua commozione per quella orribile ferita, la
locandiera port in tavola una caraffa di vino dolce e quattro
calici di vetro tersi e lucenti, grande raffinatezza per
quei tempi e quei luoghi. Allora, sia nelle case sia nelle
osterie, si beveva in bicchieri di peltro.
Lontine versava il vino dorato, due, tre dita, e l'ottima
vedova si diffondeva in lodi sulla citt di Arles, che era
la citt natale dell'ufficiale pi giovane e che lei conosceva
per esserci stata col marito buonanima, che Dio l'avesse
in gloria. Il vino, dolce e forte, anim la conversazione
tra le due donne e gli ufficiali, e a un tratto il discorso cadde
su quegli spettacoli assai belli e divertenti che si facevano
in alcuni paesi vicini, ai quali loro, i due ufficiali,
sempre si recavano per divertirsi e ballare con le ragazze
del posto, quando il servizio al forte lo permetteva.
- Anche qui, - disse il pi giovane, - si potrebbe fare
uno di quegli spettacoli. La spianata ai piedi del forte potrebbe
essere il luogo della scena, e gli spettatori potrebbero
stare sul declivio che sale verso la fortezza.  un teatro
naturale, - aggiunse sorridendo, - come quello romano
di Arles, ma capovolto; la scena sarebbe in alto e la
cavea in salita, mentre nel teatro della mia citt la cavea 
in discesa e la scena in basso.
- La cavea? - chiese Lontine, che non aveva mai udito
quella parola.
- C'est un mot latin, - si affrett a spiegare madama
Ballon per farsi ammirare dai due uomini. - Indica il posto
dove stanno gli spettatori in un teatro all'aperto.
Ma per gli ufficiali era giunta l'ora di rientrare al forte,
e la bella compagnia si sciolse con la promessa di ritrovarsi
il giorno dopo alla locanda alla stessa ora.
I due ufficiali vollero a tutti i costi pagare il vino.

 Capitolo 3.
Riflessioni di madama Ballon.

Che sar mai quel profumo che aveva indosso uno dei
due ufficiali? - si chiedeva l'onesta vedova mentre, rientrata
a casa, si toglieva lo scialle fiorato e lo riponeva nell'arca
delle belle vesti. - Non l'ho mai sentito da queste
parti. Neppure mio marito buonanima, che per il giorno
del mio compleanno mi regalava sempre una fiala di acqua
odorosa, me ne don mai uno cos squisito. Non parliamo
di don Giasset, con la sua tonaca che odora di incenso, e
fa finta di dimenticarsi compleanni e santi per non regalarmi
niente. S, qualche cesto di frutta quando  stagione,
e anche i miei alberi ne sono pieni.
La signora Ballon si era affacciata in cucina per controllare
la serva che stava spennando una gallina.
Ecco, giusto questa gallina mi ha portato, dono certamente
di qualche devota del paese, perch gliela cucini
per questa sera a cena. Oh, non si pu dire che gli uomini
di questo paese abbiano bon ton. E scuotendo la testa
si ritir in camera da letto per coprire la veste buona con
un grembiule da casa, e intanto continuava a pensare ai
due cavalieri che aveva conosciuto alla locanda. Com'erano
cortesi, eleganti, gentili. E che mustacchi!
Chi sar stato dei due a pagare il vino? Le sarebbe
piaciuto saperlo, perch avrebbe significato che quello era un signore ricco e generoso, che non badava a spese,
mentre i signori del luogo, anche se avevano terreni
e bestiame, e soldi da non sapere che cosa farne, tenevano
i cordoni della borsa ben stretti, e se davi loro ascolto,
piangevano miseria come se fossero sul punto di patir
la fame.
Domani - si disse - voglio farci attenzione, se quei bei
cavalieri mantengono la promessa di venire alla locanda.
E si diede a sbrigare le faccende per la preparazione della
cena con il parroco, pensando tuttavia a quel delizioso
profumo dolceamaro che sortiva, ne era sicura, dalla persona
del pi giovane dei due ufficiali, quello senza cicatrice.

 Capitolo 4.
I due ufficiali dall'uniforme rossa.

Vennero, i due cavalieri, con le divise scarlatte e le sciabole
tintinnanti, mantenendo la promessa fatta il giorno
prima alle due signore. Con elegante volteggio scesero di
sella proprio di fronte alla porta della locanda, e affidarono
i cavalli al garzone di stalla.
Fecero il loro ingresso con una certa solennit, preceduti
da quel profumo che tanto era piaciuto alla vedova
Ballon e con un accattivante sorriso stampato sulle labbra.
Quindi si inchinarono alle due signore che gi stavano sedute
al loro tavolo e augurarono il buon giorno, con una
cortesia tanto squisita che commosse entrambe.
Madama Ballon, decisa a scoprire quale dei due uomini
fosse la fonte di quel profumo, dopo aver risposto al saluto
e ai complimenti di rito fece abilmente in modo che
il pi giovane dei due ufficiali si sedesse accanto a lei, e
attacc subito il discorso sulla citt di Arles, sulla dolcezza
del suo clima e la bellezza della primavera provenzale.
Il giovane, che di quelle cose era molto esperto malgrado
l'et, cap subito la manovra, ringrazi madame per
avergli offerto la sedia e port avanti la conversazione con
s bel garbo che la donna ne fu conquistata.
Intanto l'altro ufficiale sfoggiava la sua cicatrice con la
locandiera, della quale pareva essere piuttosto intimo.
La conversazione si aggir sull'argomento del giorno,
le Sacre Rappresentazioni. E su questo argomento i due
cavalieri si diffusero con dovizia di particolari, magnificando
la bellezza delle scene e delle azioni, la bravura degli
attori e dei cantanti, e soprattutto la festa che seguiva
la recita vera e propria, quando giocolieri e saltimbanchi
si esibivano in mezzo alla folla, tra venditori di
ciambelle e canditi, mentre i suonatori davano inizio alla
ronde e tutti ballavano, uomini, donne e persino bambini.
Dopo il tramonto, quando la festa finiva, i pi se ne
tornavano alle loro case, ma chi aveva qualche soldo da
spendere andava ad affollare le osterie del paese e gli osti
facevano affari d'oro. Quest'ultimo discorso accese l'interesse
di madama Lontine, che pure non era nuova a
tali faccende. Ma un conto era andare con un banchetto
e due botticelle in un paese che non era il suo, prendendosi
anche qualche insulto dagli osti del luogo che temevano
la concorrenza; altra cosa era starsene nella sua locanda,
la pi stimata del paese, con una buona scorta di
vino, salsicce e cipollette sott'aceto, che in compagnia di
una bella fetta di lardo rosato stuzzicano sete e appetito.
Avrebbe potuto preparare anche pietanze calde per
la sera, quando la frescura che scendeva dai monti avesse
spento i bollori delle danze: trippa in tegame e stufato
di cinghiale, per esempio, tutte specialit in cui era
maestra. Di tutto questo per non fece parola con i suoi
ospiti.
Mentre madama Ballon e i due ufficiali si riscaldavano
la mente con il pensiero della festa e di qualche piacere pi
segreto a cui non fu fatto cenno, la locandiera si alz per
andare a prendere un boccale di quel vino che tanto era
piaciuto il giorno prima. Subito la segu il cavaliere pi anziano,
quello con la cicatrice, dicendo: - Vengo ad aiutarvi,
madame Lontine - , E scomparve con lei in cucina, s
che la bella vedova rimase sola con l'altro ufficiale.
- Non conosco ancora il vostro nome, - disse lei sorridendo.
- Francis Daniel, ma chiamatemi semplicemente Daniel, -
rispose il giovane con gentilezza. - Gli amici mi
chiamano Daniel. E voi come vi chiamate, mia bella signora?
- Vronique, - rispose lei nascondendo un presunto
rossore dietro il ventaglio.
- Mon Dieu, che bel nome! Non avrei mai immaginato
che in un paese di montagna si potesse incontrare una
bella signora come voi, Vronique, e tanto cortese!
- Io veramente non sono nata qui, ma in una cittadina
del Brianzonese. E l mi sono sposata con un medico del
posto, che poi si  trasferito qui. Il poverino  morto qualche
anno fa, e mi ha lasciata sola, senza figli n parenti.
Non sono tornata al mio paese dopo la sua morte perch
qui ho una bella casa, in fondo alla strada principale. Forse
l'avete notata,  tutta circondata da alberi.
- Oh s, un bellissimo giardino, con molti cespugli di
fiori e grandi alberi. L'ho ammirato spesso durante le mie
passeggiate solitarie per il paese...
- Mi permettete una domanda, monsieur Daniel? Io
amo molto i profumi, e me ne ritengo una buona conoscitrice,
ma non ho mai sentito quello che avete indosso voi.
Che profumo ? - chiese la bella Vronique nascondendo
un nuovo, inesistente imbarazzo dietro il ventaglio. - Scusate
se sono cos ardita da chiedervelo, ma sapete come
siamo curiose noi donne...
- Non occorre che vi scusiate, vi prego.  un profumo
piuttosto raro, che si estrae dai fiori di mandorlo. Nelle
campagne attorno alla mia citt si coltivano molti mandorli,
i cui frutti vengono usati per fare un dolce tipico del
luogo...
- Oh s, il nougat, - lo interruppe lei, che non voleva
perdere l'occasione per sfoggiare la sua cultura.
Il loro intimo conversare fu interrotto dall'altra coppia,
che usciva dalla cucina: lei reggeva la brocca del vino
e i bicchieri, lui un piatto di peltro su cui erano adagiate
alcune fette di toma e brevi pezzi di salsiccia affumicata.
- Guardate, amici, - esclam la locandiera, - che cosa
ci offre il nostro amabile cavaliere! Gli altri due applaudirono
a tanta cortesia, mentre andavano spiando il volto
della donna arrossato sulle guance pi del normale. Forse
per lo sforzo di tagliare la salsiccia.
 
Capitolo 5.
Perplessit di don Giasset.

Le antiche cronache cittadine non dicono nulla di
quello che intercorse tra il giovane Daniel e la vedova
Ballon, se non che proprio quel giorno furono visti uscire
dalla locanda uno dopo l'altra, a circa mezz'ora di distanza.
I due cavalieri si separarono, e mentre il pi anziano
si avviava al forte, il secondo cominci a percorrere
a passo lento la strada principale, trattenendo il cavallo
come chi non ha fretta. Intanto la signora Ballon, ben
avvolta nel suo scialle, si era affrettata a rientrare a casa
quasi dovesse sbrigare qualche incombenza urgente, impettita
come voleva il suo rango e salutando frettolosamente
con un cenno del capo le persone che incontrava
sul suo cammino. D'altra parte non era abituata a fermarsi
a chiacchierare per strada, conscia della sua condizione
di vedova che le imponeva un contegno molto
riservato, soprattutto in una piccola citt dove pettegolezzi
e maldicenze spuntavano anche senza motivo alcuno.
L'unica amica che frequentava alla luce del sole era
la locandiera, dalla quale si recava per avere informazioni
sugli accadimenti cittadini. E su questo nessuno poteva
avere nulla da ridire.
N poteva destare scandalo il fatto che un giovane ufficiale
percorresse a cavallo la via principale, guardandosi
a destra e sinistra come se fosse la prima volta che passava
di l e volesse conoscere il paese e gli abitanti. Infatti il
bel cavaliere accennava un saluto con la testa a tutti quelli
che incontrava, i quali invece lo guardavano stupiti come
se non sapessero che al forte albergava una guarnigione
del re di Francia.
Bisogna dire, a discolpa dei cittadini di Exilles, che di
solito i militari, e in particolar modo gli ufficiali, non frequentavano
il paese, ma si limitavano a raggiungere le osterie,
che erano tutte intorno al forte. Se mai, qualche visita
la facevano di notte rasentando i muri, come tutti gli
altri maschi del paese.
Tuttavia non sfugg a qualcuno che le tracce del giovane
cavaliere si erano perse nel folto degli alberi che circondavano
la casa della vedova Ballon.
Quella sera il lume di don Giasset fu visto uscire dal retro
della canonica pi o meno alla solita ora, cio quando
era scesa la notte. Il fatto che dopo l'equinozio di primavera
le giornate si allungassero non faceva nessun piacere
a don Giasset, abituato a far visita a madama Ballon all'ora
di cena proprio per desinare con lei, che aveva una
meritata fama di buona cuoca. Quella sera il parroco aveva
un certo languore di stomaco, che era andato crescendo
mentre spiava il tramontare del sole, cos lento - pi
del solito, gli pareva -, con tutti i suoi raggi riflessi e rifranti
che continuavano a inondare il cielo sereno d'aprile.
Decisamente don Giasset preferiva l'autunno.
Mentre si affrettava per viottoli e vicoli verso la sua
meta, pensava che purtroppo le giornate si sarebbero allungate
fino alla fine di giugno, e questo per lui era un bel
guaio: ritardava la cena (e non solo quella) con la sua devota
amica, mentre lui aveva digerito da un pezzo la squallida
minestra che gli preparava la domestica e che don
Giasset trovava sempre fredda sulla tavola; la Cichin, anziana
contadina del paese, poco amante della cucina, aveva
fretta di correre a casa dai figli e nipoti, cosa che faceva
subito dopo aver spazzato la chiesa e la canonica e
aver preparato quel poco di minestra per il parroco. D'altra
parte le entrate della parrocchia non permettevano di
meglio.
Cos quella sera don Giasset giunse affamato a casa della
vedova, desideroso di consumare una buona cena in
compagnia e non solo come un cane, come gli era successo
a pranzo. Madama Ballon lo ricevette con la cortesia di
sempre, gli tolse con le belle mani il tabarro, e lo condusse
in sala da pranzo.
Il brodo di cappone emanava dalla zuppiera il suo vapore
profumato, che riempiva tutta l'accogliente saletta.
Due scodelle erano pronte con pane affettato sul fondo
per assorbire il brodo bollente, e don Giasset gi si
preparava ad aspirarne l'aroma a pieno naso. Ma in quel
momento, quello che doveva dare inizio al godimento
della cena, annusando nella scodella gli parve di sentire
un profumo diverso, estraneo al brodo di cappone. Indugi
col naso nel vapore e percep il sentore della cipolla,
del sedano, confusi col buon odore della carne. Sollev
il volto dalla scodella e si accorse che il profumo
estraneo non veniva dal cibo, ma aleggiava nella stanza.
Tuttavia volle essere certo che la sua impressione non
fosse errata.
- Avete messo qualche verdura diversa dal solito nel
bollito, madame?
- No, amico mio. Cipolla e sedano come sempre. Perch?
- Mi  parso di sentire un aroma diverso, quasi di
raperonzolo, - rispose lui dissimulando. Ma sapeva bene che
non era raperonzolo.
- Sar il vostro naso. Il mio non sente nulla di diverso
dal solito, - rispose la donna, che aveva capito cosa turbava
il buon parroco. - Forse  l'odore dell'incenso che
bruciate in chiesa. Sapete che il profumo dell'incenso altera
l'olfatto? Forse il vostro naso ha gi subito qualche
alterazione.
Don Giasset non disse niente. Ora era certo che quell'odore
nuovo non proveniva dal bollito, ma piuttosto...
No. Non poteva essere, si sbagliava certamente. Doveva
aver ragione la sua amica, l'incenso aveva alterato il suo
olfatto.
Ma quando venne in tavola il cappone, tutto ben aggiustato
nel vassoio, l'occhio, gi insospettito, not subito
che non era completo. L'animale era mutilo di un'ala e
una coscia, e pure di una parte del petto. Don Giasset
guard la donna con aria interrogativa, senza dir nulla perch
era pur sempre l'ospite. La scaltra signora colse quellosguardo e si affrett a spiegare:
- Vi chiedo scusa, mon ami. Voi oggi avete tardato un
poco, e a me  venuto appetito...
- Ma vi prego, non dovete preoccuparvi, anzi avete fatto
benissimo. Spero comunque che ora mi farete compagnia,
- e cos dicendo pose nel piatto della donna una porzione
di petto, che ella mangiucchi cercando di nascondere
la mancanza di appetito.
L'appetito, per, quella sera aveva abbandonato anche
il povero parroco, che continuava a percepire l'insolito
odore persino nell'insalata. Gli giungeva a ondate, soprattutto
quando la signora Ballon gli passava vicino, o
quando gli s'accostava per servirlo.
Se ne torn a casa quasi subito, accusando un forte mal
di testa, dandone la colpa alla traduzione a cui si era accinto
proprio quel pomeriggio, e che si era rivelata pi difficile
del previsto. Ma sapeva che la traduzione non c'entrava,
perch non aveva nessun mal di testa. Era per di
pessimo umore, non solo per il profumo che aveva sentito
aleggiare intorno alla sua amante, ma anche per lo strano
comportamento di lei, che non aveva neppure cercato
di trattenerlo; quando lui si era accinto ad accomiatarsi
con la scusa del mal di capo, non gli era sembrata dolersene,
anzi aveva detto:
- Anch'io sento un forte cerchio alla testa, perci non
vi trattengo, amico mio. Sar l'effetto della primavera.
Il povero don Giasset se n'era andato pieno di perplessit.
Effetto della primavera? Forse. Ma quel cappone
mutilato? Era poi vero che la vedova si era fatta uno
spuntino prima che lui arrivasse? Questo poteva spiegare
la sua mancanza di appetito durante la cena, che era di solito
lieto preludio di piaceri pi intimi e intensi.
Quella sera non c'era stato n preludio, n esecuzione.

 Capitolo 6.
Progetti in casa Ballon.

La primavera riempiva i prati della valle di narcisi, e
madama Ballon, alla quale non era sfuggito l'annusare
del suo amico durante quella cena infausta, ogni giorno
aveva cura di coglierne un bel mazzo e distribuirlo in vasi
per tutta la casa, in modo che le stanze fossero piene
di un profumo cos acuto da sopraffare qualsiasi altro
odore, in particolare quello delicato dei fiori di mandorlo.
E la cosa funzion per tutto il tempo della fioritura
dei narcisi.
La buona vedova non soffr pi di cerchi alla testa durante
le visite di don Giasset, ed ebbe cura di non mettere
in tavola per la cena volatili mutilati. Sfamava il suo
amico ufficiale con altri cibi, atti a eccitare pi che saziare
l'appetito, ben sapendo che il giovane doveva rientrare
al forte per la cena con i suoi commilitoni: una assenza
sarebbe stata punita con gli arresti, e la mancanza di appetito
avrebbe destato ironici sospetti.
Cos la brava vedova riusc a dissipare dubbi e malumori
nel suo fedele amante, serbando gli ardori del giovane
cavaliere per il periodo di tempo che le sarebbe stato
concesso. Sapeva bene che gli ufficiali comandati al forte
non rimanevano l a lungo, ed era consapevole che delle
sue mature grazie il giovane poteva stancarsi da un momento
all'altro per innamorarsi di qualche ragazzotta pi
fresca, anche se contadina. Si propose quindi di non disgustare
in alcun modo il vecchio amico, e ci riusc benissimo.
Unica preoccupazione: e quando fosse finita la fioritura
dei narcisi?
Ma intanto altri eventi si andavano sviluppando nella
cittadina di Exilles. Primo fra tutti il progetto della Sacra
Rappresentazione da tenersi sulla salita del forte, in concorrenza
con quella di Giaglione. L'anima dell'iniziativa
era, inutile dirlo, madama Lontine, che dietro la celebrazione
religiosa e il lustro che ne sarebbe derivato alla
citt intravvedeva lauti guadagni, tanto che gi le pareva
di contare un bel mucchietto di scudi lucenti. Fu lei infatti
a recarsi dalla vedova per proporle di riunire a casa sua i
signori pi ricchi della comunit e portare il discorso sulla
Sacra Rappresentazione.
- Ma il primo da conquistare alla nostra causa - sussurr
la locandiera -  il parroco. Senza di lui non se ne fa niente.
Madama Ballon rest un poco interdetta di fronte alla
proposta dell'amica.
- Perch non riuniamo tutti alla locanda? Mi sembra il
luogo pi adatto allo scopo.
- Ah, mon amie! Voi non conoscete abbastanza questo
paese! Molti non ci verrebbero perch le mogli glielo
impedirebbero. E il parroco? Credete che verrebbe alla
mia locanda come un qualsiasi avventore? In casa vostra
la sua presenza toglierebbe ogni sospetto e renderebbe la
cosa accettabile anche per i pi sospettosi.
Il ragionamento della locandiera era giusto, anche se lei
intendeva tutt'altro motivo. Quella folla di maggiorenti
pieni di soldi in genere non ne spendevano in una locanda,
e lei si sarebbe trovata con l'esercizio pieno di gente e
il cassetto vuoto.
- E poi, - aggiunse come estremo argomento, - a casa
vostra potrebbero venire con le mogli, che non metterebbero
mai piede nel mio esercizio. Ad alcune il vino piace
anche troppo, ma se lo bevono a casa loro. E voi sapete
quanto siano importanti le mogli, quando si tratta di mettere
mano alla borsa.
Le argomentazioni della locandiera convinsero la vedova
Ballon, la quale si accinse a conquistare alla causa
della Sacra Rappresentazione il suo amico parroco. Part
all'attacco quella sera stessa, quando don Giasset arriv
tutto contento per aver terminato la traduzione per i giaglionesi.
- E mi hanno pagato bene, - aggiunse porgendo un involto
alla sua amica, - quindi mi sono preso la libert di
portarvi un presente. Spero che lo gradiate.
La signora Ballon sciolse l'involto e si trov tra le mani
uno scialle di seta tutto ricamato.
- Oh, mon Dieu! Que c'est merveilleux! - esclam gettando
le braccia al collo dell'amante e baciandolo ripetutamente.
- Domani lo metter per venire alla messa, cos
tutte le signore del paese mi invidieranno. Ma chiss quanto
avete speso per questo scialle... Dove siete andato a
comperarlo?
- A Giaglione, quando sono andato dall'uomo che mi
aveva commissionato la traduzione. Ho detto che volevo
fare un regalo a mia sorella.
- Ma voi non avete sorelle...
- Potrei averle, non vi pare? Quello non sa nulla della
mia famiglia. Non dimenticate che provengo da altro luogo
di questa valle.
- Spero che non abbiate speso tutto il vostro compenso
per questo scialle, che mi pare molto costoso...
- Non dubitate. Mi hanno pagato discretamente, quelli di Giaglione.
- Oh, bene. E avete tenuto copia della traduzione?
- S, ho messo da parte la prima stesura, quella su cui
ho fatto le correzioni e i miglioramenti. A loro ho consegnato
la copia buona. Ma perch mi fate questa domanda?
- Perch potrebbe venire utile, se un giorno si decidesse
di fare anche qui una di quelle rappresentazioni. Non
credete che si potrebbe fare?
- Ma chre amie, costano molti scudi quegli spettacoli.
- I cittadini di Exilles non sono pi poveri di quelli di
Giaglione, anzi...
- Ma sono pi avari. Vorrei che vedeste le offerte che
trovo nella cassetta delle elemosine dopo la messa della domenica,
quando vengono anche i pi ricchi: nessuno pu
vedere quello che mettono dentro, e io ci trovo qualche
centesimo e persino qualche ritaglio di ferro. E quello ce
lo mette il fabbro, ma non posso smascherarlo, basta che
suoni cadendo dentro...
- Il fabbro! Che briccone!  uno degli uomini pi ricchi
del paese: sua moglie veste come una gran signora, e
lui va a spendere i suoi soldi alla locanda di madama Lontine,
e li non fa economie... Io lo so bene, perch Lontine
non ha segreti per me. Alla locanda non finge di essere
un poveraccio.
- Che cosa volete fare con questa gente, mia cara amica?
Provate a toccarli nella borsa e li troverete tutti a piangere
miseria, come se non sapessimo quali sono le loro condizioni
economiche.
- Bisogna escogitare un sistema per far tirare fuori i
quattrini a questa gente. E se invece della cassetta per le
elemosine si usasse un piatto per le offerte? Cos tutti potrebbero
vedere quello che mettono gli altri.
- Brava! E l'ultimo che esce si ruba tutto.
- Avete ragione. Non ci avevo pensato. Ma state tranquillo,
qualcosa escogiter per fare aprire i cordoni della
borsa a queste teste di legno.

 Capitolo 7.
Le strategie di madama Ballon.

La vedova Ballon, come aveva detto, mise l'indomani
lo scialle nuovo alla messa grande, e con le mani inguantate
di pizzo se lo andava aggiustando di continuo durante la
cerimonia, affinch non passasse inosservato alle altre signore.
Il suo inginocchiatoio era in prima fila davanti all'altare,
come voleva il suo rango, e le manovre per aggiustarsi
lo scialle non sfuggirono alle donne, che si scambiavano
sguardi pieni di sottintesi.
La domenica successiva tutte le signore del paese sfoggiavano
scialli di seta con bellissimi ricami, e preziosi
guanti di pizzo armeggiavano continuamente intorno ad
essi.
Madama Ballon pass allora al secondo punto del suo
piano di battaglia. Uscendo dal suo riserbo abituale, riserbo
per altro molto cortese e non privo di garbo e sorrisi,
a tutte le signore fece i suoi complimenti per la loro eleganza
e, mentre si fermava a parlare con questa e con quella,
teneva ben in vista tra pollice e indice della mano destra
una moneta d'argento, che poi gett nella cassetta delle
elemosine in modo da farla tintinnare il pi a lungo possibile.
Le signore che avevano nel borsello legato alla cintura
una moneta d'argento, non poterono far altro che imitarla,
stando ben attente affinch gesto e moneta non passassero
inosservati.
Don Giasset trov quel mattino, con sua grande sorpresa,
sette monete d'argento nella cassetta delle elemosine,
e la sera, quando si rec stupito e contento dalla sua
amica, le raccont quale incredibile miracolo fosse accaduto
quella domenica.
La vedova accolse con un sorriso malizioso le parole dell'amico:
- E chiss che alla prossima messa non ne troviate di pi.
Poi, vedendo lo sguardo interrogativo dell'amico, aggiunse:
- Se avete trovato solo sette monete d'argento,  perch
solo sette signore avevano una moneta d'argento nel
loro borsello. Le altre, quelle che non l'avevano, state pur
certo che se la faranno dare dai loro mariti. La prossima
domenica potrete contare quante sono le famiglie ricche
della nostra citt.
Infatti la domenica seguente si trovarono nella cassetta
delle elemosine quindici monete d'argento.
- Quindici? - chiese stupita madama Ballon. - Mi risulta
che le famiglie abbienti siano sedici, contando me e
Lontine, che  al corrente del mio piano E spieg al
parroco in che modo era riuscita a far tirar fuori quei denari
dal borsello delle signore. - Sapete? - aggiunse con
sottile malignit, - manca la moneta di tante Lionette,
quella che non parla a suo marito, il Pinot Bernard, da otto
anni, da quella volta nel fienile... per questo non ha potuto
chiedergliela. Quell'uomo  forse il pi ricco della
citt, e devo trovare il modo di fargli tirare fuori quella
moneta e convincerlo a finanziare lo spettacolo.
Il fine ultimo di madama Ballon era pur sempre la Sacra
Rappresentazione, che da un lato avrebbe dato lustro
al paese, al suo parroco e quindi di riflesso anche a lei, e
dall'altro serviva a distogliere l'attenzione di don Giasset
e dei concittadini exillesi dalle visite del giovane ufficiale
e dal suo profumo di fiori di mandorlo. Tanto pi che la
fioritura dei narcisi nella valle era ormai alla fine. E altri
fiori con un profumo cos forte la buona vedova non sapeva
dove trovarli.
Un sabato mand la serva Manot a portare un biglietto di
invito a casa sua per il pomeriggio seguente ai Bernard,
marito e moglie, e ad alcune persone scelte tra le famiglie
emergenti per censo nell'opinione pubblica. E quellivennero, prima di sera, tutti parati a festa, chiedendosi
che mai volesse la vedova del medico.
Madama Ballon aveva aperto il salotto buono, fatto
spolverare i mobili e disposto le sedie coi braccioli intorno
al tavolo ovale. Gli ospiti erano molti: tutti gli invitati,
spinti dalla curiosit, erano venuti. Cinque coppie e
quattro fra vedovi e vedove, pi un giovane ancora celibe,
abbiente e di specchiata moralit, Jean Gilod detto
Jeannot, di cui avremo occasione di parlare pi avanti.
Inoltre il parroco, che giunse dopo le funzioni serali.
Madama Ballon ringrazi gli ospiti di avere accettato il
suo invito e diede subito la parola a don Giasset, come avevano
convenuto.
Per convincere il suo amico dell'opportunit di una Sacra
Rappresentazione, la bella vedova era ricorsa ad argomenti
decisamente persuasivi: la citt di Exilles avrebbe
acquistato maggior prestigio, e la chiesa e il parroco ne
avrebbero avuto vantaggi morali e materiali, e la presenza
del forte era un punto a vantaggio del paese - tacque
per prudenza della guarnigione di ufficiali francesi -, e in
fin dei conti non bisognava permettere che quei quattro
montanari di Giaglione e della Ramat potessero vantarsi
di un avvenimento come la Sacra Rappresentazione ed
Exilles no... Oltre a quelle motivazioni, che erano servite
ad abbattere la resistenza del prete, altre ne aveva usate
per convincere le signore che ora sedevano nel suo salotto
accanto ai loro mariti, e che tutte avevano almeno una
figlia da maritare. Per questo ora si trovava di fronte a
quindici compaesani, di quelli che contavano, tutti in attesa
delle parole del loro parroco.
- Cari concittadini, - esord don Giasset, - ho pregato
la signora Ballon di riunirvi nella sua casa perch, come
sapete, la canonica  piccola e non degna dell'onore di
ospitarvi Fece una pausa, bloccato dall'aria impenetrabile
di quei volti di pietra. Poi diede uno sguardo alla sua amica,
che sorrideva incoraggiante, e continu: - La citt di
Giaglione sta preparando una Sacra Rappresentazione, la
Ramat l'ha gi fatta, e con grande successo, Chiomonte
pure. Volete che si dica che Exilles  da meno di queste
citt? Che  pi povera? O meno animata da spirito di devozione?
Il sasso era stato gettato e lo stagno cominci a muoversi.
Gli ospiti si guardarono; le signore, che pi degli uomini
erano state conquistate dal discorso del parroco, perch
intravvedevano in quell'avvenimento una buona occasione
di sfoggio di eleganza e di incontri per maritare le
figlie a qualche partito forestiero, cominciarono subito a
bisbigliare tra di loro. Gli uomini rimasero in silenzio, gi
calcolando quanto avrebbero dovuto sborsare per quell'evento.
Il primo ad aprire bocca fu proprio Pinot Bernard,
quello che per opinione comune era il pi ricco del paese.
- Queste cose costano un sacco di soldi, - disse infatti.
- E servono soprattutto ad arricchire gli osti, - aggiunse
un altro, incoraggiato dal primo.
- Ma agli osti il vino non glielo fornite voi? - chiese
maliziosamente la vedova Ballon, la quale sapeva quante
vigne possedessero i due che avevano mosso l'obiezione.
Mentre gli interpellati tacevano, sorpresi dalla frase della
vedova e incerti su che cosa rispondere, madama Bernard,
che non aveva ancora digerito l'umiliazione di non
aver potuto mettere la sua moneta d'argento nella cassetta
delle elemosine, ed era tuttora tormentata dal tintinnio
delle monete altrui, intervenne in modo del tutto imprevedibile
rivolgendosi alla padrona di casa:
- Chiedete, vi prego, a mio marito quante botti ha consegnato
a madama Lontine questa primavera per la sua
locanda. E ditegli di non mentire, perch in cantina ci vado
anch'io e so contare.
Tutti i visi dei presenti si volsero a guardare il vecchio
chiamato pubblicamente in causa dalla moglie, che rest
con lo sguardo fisso davanti a s. Pinot Bernard divenne
paonazzo, forse di collera, forse di vergogna. Balbett alcune
parole incomprensibili. Poi improvvisamente impallid
e croll a terra. Lo distesero su un letto. Intervenne il
cerusico del paese, quello che aveva sostituito il defunto
Ballon, il quale disse che era meglio portarlo a casa sua.
Deposero l'infortunato su una scala a pioli e in quattro,
poich il malato era pesante, lo portarono a casa e lo misero
nel suo letto. Il cerusico gli pratic un salasso e lo affid
alle cure della serva.
Poi tutti quelli che partecipavano alla riunione in casa
della vedova ripresero il loro posto e il loro discorso. Madama
Bernard era rimasta impassibile di fronte al malore
del marito, non si era mossa dal suo posto e non aveva mutato
l'espressione del volto. Disse per:
- Rispondo io al posto di mio marito. Sono favorevole
all'impresa della Sacra Rappresentazione, e contribuir
con la somma di denaro che la comunit vorr stabilire per
ogni famiglia.
Il suo esempio fu seguito da tutti gli altri: quanto era
successo al vecchio Bernard doveva averli impressionati,
ma soprattutto non volevano apparire meno ricchi o pi
tirchi del pi ricco e pi tirchio della citt.
Fu dato al parroco l'incarico di fare il conto delle spese,
con la raccomandazione di eliminare quelle non strettamente
necessarie, come saltimbanchi e giocolieri, che
tanto sarebbero venuti ugualmente perch contavano sulle
regalie della gente che si divertiva alle loro esibizioni.
Si voleva una Sacra Rappresentazione seria, come ai vecchi
tempi, in cui la devozione superasse il divertimento, e
se divertimento ci doveva essere, si limitasse al ballo, che
avrebbe attirato giovani da altri paesi, cosa importante per
i rapporti di buon vicinato. Le signore, in realt, continuavano
a pensare a matrimoni di figlie e figli con ricchi
forestieri; ma non ne fecero parola.
La riunione si sciolse quando gi s'era fatto buio, e tutti
tornarono alle loro case con gli animi divisi tra l'attesa
della festa, che avrebbe rotto la monotonia della vita paesana
e in cui tutti speravano un vantaggio, e la preoccupazione
delle spese che avrebbe comportato. Chi non aveva
questo dubbio nel cuore erano madama Lontine, che
prevedeva lauti guadagni, e la vedova Ballon, sempre pi
convinta che i preparativi della Sacra Rappresentazione
avrebbero tenuto sufficientemente occupata la mente di
don Giasset.

 Capitolo 8.
La cena solitaria di don Giasset.

Don Giasset, da parte sua, andava almanaccando come
avrebbe potuto utilizzare la traduzione fatta per i
giaglionesi adattandola a un altro santo, senza che nessuno la riconoscesse.
Ma quale santo? Uno che avesse la stessa storia
di san Sebastiano, lui non lo conosceva, e se non lo conosceva
lui, figuriamoci i suoi parrocchiani... Doveva
essere un santo importante, come san Pietro o san Paolo,
oppure uno di quei santi noti in paese per qualche motivo
particolare, anche se non dei pi famosi.
Aveva poi un altro tarlo che gli rodeva in testa: come
avrebbe potuto impedire agli ufficiali della guarnigione del
forte di partecipare alla festa?
Arrivato in canonica, senza accorgersene per via dei
pensieri che gli affollavano la mente, si rese conto che quella
riunione e i progetti della sua amica cominciavano subito
a costargli cari: non avendo osato rimanere mentre
tutti gli altri se ne andavano, aveva dovuto rinunciare alla
cena, la bella cenetta che tutte le sere gli preparava madama
Ballon e alla quale era solito accedere dopo le funzioni
serali. Guard in dispensa e vi trov un pezzo di pane
duro di sei giorni, una fetta di toma e un poco di carne
secca. Il vino non gli mancava, perch tutti gli osti del paese
gliene regalavano, ufficialmente per le necessit del culto,
in realt per farsi perdonare le loro trasgressioni.
Ma quello che pi lo rattristava era di dover cenare da solo,
senza compagnia, e proprio in un giorno di festa. Ma ormai
era troppo tardi per tornare a casa della signora Ballon.
Prese le sue misere provviste e le port nell'orto, le dispose
sulla panca appoggiata al muro della canonica, vi si sedette
accanto con brocca e bicchiere, si vers un buon sorso
per aprire lo stomaco e bevendo lev gli occhi al cielo.
Era una bella sera di maggio, erbe e fiori dell'orto emanavano
a quell'ora il pi forte dei loro profumi e una falce
di luna, limpida e sottile, saliva nel cielo da oriente. Sorseggi
il vino del Brichet, l'oste pi vicino al forte, che a
lui mandava sempre del migliore e non di quello che serviva
ai militari di truppa, guardando l'azzurro indaco che
succede al tramonto nei giorni sereni e aspirando il profumo
dei broccoli e quello pi delicato dei fiori di zucche
e zucchini. Alla fin fine, per una volta poteva essere bello
cenare da solo nel suo orto, masticare pane secco e carne
secca, a lungo, lasciando vagare il pensiero finch il boccone
diventava deglutibile, alternandolo a un morso di toma
stagionata al punto giusto, che gli ricordava la sua
infanzia nella casa materna: quel cacio glielo mandava sua
madre, che lo faceva con le sue mani e due volte all'anno
glielo portava su dalla bassa valle lei stessa, povera donnetta
quasi vecchia, salendo a piedi o facendo la strada su
un carretto di passaggio, per fargli un po' di scorta e perch
sapeva che le entrate della parrocchia erano scarse, e
non voleva che il suo figliuolo patisse la fame.
Commosso dal ricordo della madre, don Giasset mangi
con gusto tutto quanto aveva disposto sulla panca. Alla
fine si accorse che gli erano rimasti del vino e del pane,
e anche un pochino di appetito, e allora si guard attorno
ispezionando l'orto per vedere se qualche cipollotto cominciasse
a farsi tondo, ma era troppo presto per quel clima
di montagna. Vide per che una rapa affiorava solitaria
dal terreno, certo dimenticata dall'inverno scorso. La
cav, la ripul della terra con le mani, la mond con il suo
coltellino e la trov buonissima, forse perch un po' appassita,
piena di un sapore rappreso che il vino esaltava e
il pane accompagnava mitigandone l'intensit.
Mentre si disponeva ad andare a letto decise che l'indomani
sarebbe sceso al Gran Pra per andare a trovare
sua madre, che l viveva con un altro figlio sposato e i nipotini.
Sarebbe partito subito dopo la messa e forse avrebbe
trovato un passaggio su qualche carro che scendeva a
valle.
Ma ci non avvenne, perch il mattino dopo fu svegliato
da un bussare veemente all'uscio della canonica assai
prima dell'alba.

 Capitolo 9.
Il travaglio del vecchio Bernard.

Risvegliato bruscamente, don Giasset si gett il tabarro
sulle spalle e and ad aprire. Si trov davanti la vecchia
serva dei Bernard, tutta agitata, che a gesti e a parole gli
comunic che doveva recarsi subito alla casa dei suoi padroni,
perch il vecchio signore stava molto male e aveva
chiesto il prete.
Il povero parroco si vest in gran fretta, si riavvolse nel
tabarro e and dietro alla serva che gli faceva strada con
il lume. Fatti pochi passi, dovette tornare indietro per
prendere l'olio santo e i paramenti nel caso che il vecchio
fosse proprio alla fine.
E lo trov infatti abbandonato nel letto, con i gran baffi
che gli coprivano quasi tutto il volto affondato nei cuscini.
Il respiro affannoso si sentiva persino fuori della porta.
Quando don Giasset apparve nel vano dell'uscio, il moribondo
si sollev un poco sui cuscini e fece cenno al
parroco di mandare via la serva e chiudere la porta. E
quando fu solo col prete, gli indic una sedia accanto al
letto e si tir a sedere, smettendo immediatamente di rantolare.
A don Giasset che lo guardava stupito, disse:
- Scusatemi, reverendo, se vi ho tirato gi dal letto a
quest'ora e in questo modo.
- Ma voi non state per morire, - lo interruppe il prete,
- anzi...
- Era una finta, - spieg il vecchio, - il mio tempo non
 ancora venuto. Ieri sono stato male davvero, ma il cerusico
mi ha fatto un salasso e mi sono subito ripreso. E gi
che ero a letto, mi  venuta questa idea: voi sapete quali
sono i rapporti con mia moglie, che da otto anni non mi
parla pi... e adesso non  neanche venuta a vedere se ero
vivo o morto.
- La colpa  vostra, caro Pinot, della vostra avarizia e
della vostra infedelt coniugale.
- Lo so, lo so. Per questo vi ho fatto venire fingendomi
in punto di morte. Ho pensato che, se voi mi aiutate,
potrei fare pace con mia moglie promettendole sul letto di
morte di rinunciare a uno dei miei difetti.
- A uno dei vostri difetti? In punto di morte dovreste
rinunciare a tutti e due, avarizia e lussuria, e forse anche a
qualche altro. E poi non mi sembrate proprio moribondo.
- A tutti e due? - Il vecchio guard il prete con gli occhi
sbarrati per lo stupore.
- D'altra parte, - incalz il prete, - ci riuscite ancora
a correre dietro alle ragazze?
- Correre, proprio no, perch le gambe non sono pi
quelle di una volta. Ma quando ne ho una tra le mani...
Voi mi capite, vero?
Il discorso cominciava a diventare scomodo, e don
Giasset si affrett a interromperlo. In fondo, il suo primo
dovere era quello di portare la pace nelle famiglie, per cui,
sorvolando sul fatto che il vecchio Bernard non era propriamente
in punto di morte, particolare che giudic irrilevante,
sugger al finto moribondo:
- Voi fate cos: io adesso chiamo vostra moglie mentre
voi riprendete a rantolare. Fingendovi in punto di morte,
cosa che vi riesce benissimo, le chiedete perdono per tutte
le offese che le avete fatto, per colpa soprattutto dell'avarizia
ma anche di tutti gli altri vostri vizi e peccati, e
le consegnate la borsa con i denari, che li spenda come vuole.
Dove la tenete?
Il vecchio Bernard, guardando dubbioso il parroco, e
chiedendo: - Ma veramente... devo? - tir fuori da sotto
la camicia da notte la borsa dei denari.
- Non vi d fastidio, cos pesante e gonfia? - chiese
don Giasset soppesandola.
- S, un poco. Ma il vuoto che  rimasto mi d ancora
pi fastidio, mi pare di sentirci una corrente d'aria... - E
si rimise a giacere rantolando come un vero moribondo.
Il parroco chiam la serva e le disse di far venire la padrona
perch suo marito era in punto di morte. Tante Lionette
venne, rigida e sussiegosa come era sempre apparsa
al marito. Si ferm in piedi accanto al letto con le mani
raccolte sotto il grembiule. Guard il prete, guard il marito,
e non disse nulla.
Parl ancora don Giasset e, porgendole la borsa del denaro,
disse che Pinot Bernard prima di morire la pregava
di perdonargli le sue colpe, innanzi tutto l'avarizia, con
cui le aveva reso la vita amara. La donna prese la borsa e
con un debole sorriso disse:
- Merci, mon vieux.
Lui, fingendo uno sforzo sovrumano tra un rantolo e
l'altro, mormor:
- ... e anche per tutto il resto vi chiedo perdono.
Poi, rimasti soli, il parroco confess il morente, lo assolse
dai suoi peccati e gli diede l'estrema unzione. Naturalmente
il moribondo guar, come accade spesso miracolosamente
con l'olio santo. E il giorno dopo fu visto per
strada in ottima forma.
La vita torn normale in casa dei Bernard. Tante Lio-
nette aveva la borsa dei denari, ma i denari di suo marito
non erano tutti l, e lei lo sapeva benissimo. Quanto al resto,
che la donna immaginava perfettamente che cosa fosse,
con un'alzata di spalla si era detta: Alla sua et, che
cosa pu ancora combinare? E poi faccia pure...

 Capitolo 10.
Progetti per la Sacra Rappresentazione.

Cos madama Bernard ebbe mano libera nella gestione
di una bella somma di denaro, e volle dimostrare ai suoi
concittadini la sua ricchezza e disponibilit. A parte la moneta
d'argento che ogni domenica lasciava cadere nella cassetta
delle elemosine, come tutte le altre signore della buona
societ exillese, apr il suo salotto alle riunioni per i preparativi
della Sacra Rappresentazione di Exilles, che non
poteva e non doveva mancare per i motivi che tutti sapevano
e si potevano riassumere nelle parole prestigio della
citt.
Le ragioni vere, quelle che muovevano gli animi delle
signore erano altre, non espresse, anzi profondamente nascoste.
Anche se tutti le sapevano. Ad esempio la padrona
di casa, tante Lionette, aveva una graziosa figliuola, buona
e laboriosa, ma ancora zitella all'et di ventiquattro anni
per colpa dell'avarizia del padre, nota in tutto il paese,
e dalla quale non ci si poteva aspettare una dote degna di
una buona famiglia.
Il progetto per procedeva a rilento, tra discussioni,
conti, proteste dei contribuenti - da poco tempo erano stati
sollevati dalle spese per il mantenimento dell'augusto
prigioniero del forte passato alla storia col nome di Maschera
di Ferro - e lamentazioni per le scarse rendite dei
terreni dati in affitto o a mezzadria. Tra parentesi va detto
che il vecchio Bernard non partecipava pi alle riunioni
in casa sua per non farsi il sangue marcio, come era solito
dire, e poco per volta gli altri uomini lo imitarono lasciando
la faccenda nelle mani delle mogli: nelle sere in cui
le donne si riunivano, i mariti presero l'abitudine di ritrovarsi
nella piazzetta davanti alla chiesa, per brontolare
insieme masticando tabacco e criticare quella nuova mania
che aveva preso le loro mogli, mentre si stava cos bene
prima, quando non avevano tutti quei grilli per il capo.
Anche Jeannot si univa a loro, qualche volta, perch
non voleva essere l'unico uomo presente alle riunioni, la
qual cosa avrebbe suscitato pettegolezzi e maldicenze. Ma
non si univa al coro delle deprecazioni contro le mogli, prima
di tutto perch non era ancora sposato, e poi perch
era convinto che qualcosa di buono le donne avrebbero
combinato.
Periodicamente era invitato a quelle riunioni don Giasset,
il quale veniva ragguagliato sul procedere delle discussioni,
che per l'assenza dei mariti e delle loro continue
obiezioni procedevano costruttivamente verso la meta. Infine,
la data dell'avvenimento fu fissata per l'inizio dell'estate
dell'anno successivo. C'era tempo sufficiente per
preparativi, prove, inviti alle famiglie benestanti delle citt
vicine. Al parroco fu chiesto, come favore particolare, una
mediazione per l'utilizzo della spianata del forte e del declivio
sottostante, come era stato proposto dalla signora
Ballon. Quello era, d'altra parte, l'unico luogo ampio e
aperto in tutta la cittadina, ristretta nel fondo valle ai piedi
del forte; il solo che potesse ospitare un buon numero
di spettatori, secondo le previsioni e le speranze degli exillesi.
Don Giasset convenne che le signore avevano ragione
e accett di buon grado la richiesta di recarsi a parlamentare
col governatore del forte, che aveva conosciuto in occasione
delle benedizioni pasquali in loco. Tra l'altro, aveva
da fargli anche una sua richiesta tutta personale. Ma
questo non lo disse.

 Capitolo 11.
A colloquio con il governatore del forte.

Fu subito annunciato al governatore, ma dovette attendere
a lungo. Gli orari erano diversi al forte rispetto alla
canonica: don Giasset si alzava all'alba, quando arrivava
la serva e buttava rumorosamente sedie e panche sul tavolo
per spazzare la cucina; il governatore cenava con gli
ufficiali della guarnigione, che alla sera non avevano impegni
di servizio, e tra chiacchiere e bevute, per lo pi copiose,
si coricava tardi e di conseguenza si alzava tardi.
Giunse scusandosi ripetutamente per l'involontaria attesa
imposta al reverendissimo parroco; nel frattempo,
si affibbiava la giubba gallonata con mani malferme per il
repentino risveglio da un sonno che non era stato sufficiente
a smaltire gli effetti delle libagioni serali.
- Capirete, monsignore, qui al forte si fa tardi la sera,
gli ufficiali della guarnigione sono giovani, talvolta molto
giovani, al loro primo servizio nell'esercito del re di
Francia, e tutti cadetti di nobili famiglie, quindi avviati
a una rapida carriera... e la giovent spesso  priva del
senso della misura, soprattutto nel bere. Io devo sorvegliarli
perch non commettano eccessi, bere con loro e far
tardi con loro.
Che la sera facesse baldoria con i suoi ufficiali, don
Giasset lo aveva capito dall'alito vinoso che gli era giunto
al naso insieme alle parole del governatore. Fece finta
di niente e chiese scusa, a sua volta, per essere andato a
disturbare sua eccellenza cos di buon mattino: e pensava
intanto che il sole era alto nel cielo e lui aveva gi
detto la prima messa, quella dei giorni di lavoro, per quattro
vecchiette infreddolite avvolte in scialli neri, e sentiva
ancora le dita rattrappite dal freddo sul calice d'argento,
perch il sole di maggio a quell'ora non aveva penetrato
le spesse mura medievali della chiesetta. Solo alla
domenica e alle altre feste religiose una seconda messa seguiva
quella mattutina, molto pi tardi, quando il sole gi
caldo inondava la strada principale e anche i signori erano
invogliati a uscire di casa, soprattutto le signore, perch
gli uomini disertavano volentieri la chiesa per l'osteria.
Venivano poi ad aspettare le mogli all'uscita, per farsi
notare dal parroco, dai compaesani e dalle mogli degli
altri.
La messa grande, come veniva chiamata quella dei
signori, era servita da due chierichetti, figli di maggiorenti,
ai quali don Giasset esaminava mani e unghie prima della
funzione, e qualche volta gliele faceva lavare in una catinella
che teneva appositamente in cucina. Quando c'erano
i due ragazzini il parroco era particolarmente nervoso,
perch doveva fare attenzione che non si scambiassero
sberleffi e cazzotti dietro le sue spalle, almeno nei momenti
pi importanti della messa, di cui non capivano niente perch
era tutta in latino.
- Forse la mia visita  intempestiva, - si scus il parroco,
e attese un riscontro del governatore, che non venne
perch sua eccellenza non conosceva il significato di
quella parola. - Forse sono venuto troppo presto, - credette
di dover chiarire. - Ma devo parlarvi di un progetto
importante di cui sono messaggero da parte dei miei
parrocchiani -. Stavolta non aspett nessun riscontro dal
governatore, e continu spiegando il motivo della sua missione.
Concluse chiedendo se sua eccellenza era disposta
a concedere la spianata del forte per lo spettacolo, e il declivio
sottostante per il pubblico. Assicur pure che non
ci sarebbero state spese, n altro incomodo per il governo
del forte, e che i cittadini avrebbero provveduto a far
ripulire la spianata e il declivio dopo lo spettacolo e la
festa che immancabilmente sarebbe seguita.
Il governatore diede volentieri il suo consenso e offr
anche l'aiuto dei militari del forte per qualsiasi necessit,
di ordine pubblico per esempio, nel caso fossero sopravvenuti
litigi, risse o altri problemi.
- Vedete, reverendo, quando si ammassa una gran folla,
con molti forestieri, si possono verificare borseggi, alterchi...
Don Giasset a quel punto parve riflettere molto intensamente,
si che il governatore interruppe il suo discorso in
attesa di qualche obiezione. Che infatti venne:
- Eccellenza, scusate se vi espongo un mio scrupolo, tipico
di un uomo di Chiesa quale io sono. Gli ufficiali della
guarnigione sono quasi tutti molto giovani, nobili e di
sangue caldo come sempre i francesi... correggetemi se sbaglio.
Il timore che vado a esprimervi mi viene suggerito,
oltre che dalla mia esperienza, anche dalle signore che hanno
figlie giovinette, belle e inesperte, come accade spesso
nelle piccole citt. Mentre quei giovanotti di esperienza
ne hanno anche troppa; aggiungete l'eleganza delle divise,
del portamento... tutte cose che facilitano la seduzione
ai danni delle fanciulle, che a tanta raffinatezza non sono
abituate. Poi la guarnigione viene trasferita altrove e
le fanciulle vengono dimenticate, e forse non sono pi fanciulle.
Non so se mi sono spiegato...
- Vi siete spiegato benissimo, reverendo. Da vecchio
militare non mi ero posto questo problema. Mi sta a cuore
l'ordine pubblico, di cui sono in certa misura responsabile.
Ma non avevo pensato a complicazioni sentimentali.
O peggio.
- Peggio, eccellenza. Le ferite al cuore si curano e si
possono guarire. Ma i figli illegittimi restano. E nelle famiglie
dei maggiorenti sarebbero una macchia indelebile.
Parlo naturalmente della buona societ exillese. Forse, per
mantenere l'ordine basterebbe qualche militare di truppa,
poche persone, scelte tra le pi anziane e assennate, che
siano da tempo di stanza qui e che magari abbiano gi famiglia...
- Reverendo, avete ragione. Trasferir al forte Bramafam gli
ufficiali e i loro attendenti, e dar ordine che
vengano trattenuti per servizio nei giorni intorno alla Sacra
Rappresentazione e alla festa. Li far tornare quando
gli animi si saranno raffreddati e tutto sar di nuovo normale.
Non dubitate e fidatevi di me.
E con questa assicurazione conged don Giasset, il quale
se ne torn tutto soddisfatto alla sua parrocchia. Contento
in modo particolare di aver ottenuto che l'ufficiale
dal profumo ai fiori di mandorlo non fosse nelle vicinanze
del paese nei giorni della festa.
Al governatore era invece rimasto un tarlo in mente:
possibile che un parroco di campagna facesse distinzione
tra ufficiali e semplici soldati? E che di questi ultimi non
temesse le intemperanze, mentre dei primi si? E che si
preoccupasse tanto della sorte delle giovinette di buona
famiglia, e delle povere contadinelle no? Che di fatto erano
pi esposte alla seduzione dei militari, ufficiali o semplici
soldati che fossero?
La risposta ai suoi interrogativi la ebbe quella sera stessa,
ponendo attenzione ai discorsi, alle battute e ammiccamenti
dei suoi ufficiali, che riscaldati dal cibo, dal vino
e dalla compagnia non avevano ritegno a parlare e straparlare.
Cos tra una risata e l'altra venne fuori la storia
della vedova Ballon e di un certo ufficialetto.
E bravo don Giasset, - si disse il governatore sfilandosi
la giubba mentre andava a letto. - Quindi tutta la sua
preoccupazione per la questione morale si riduce ai suoi...
E disse una parola che  meglio non ripetere.

 Capitolo 12.
Questioni di Stato.

Frattanto si era giunti alla piena estate e, mentre il parroco
si godeva la sua vittoria in attesa degli inevitabili sviluppi,
si infittivano gli scontri fra guardie del re di Francia
e truppe del duca di Savoia, sui confini mal definiti e
molto discussi della valle di Susa. Stando alle mappe, il
confine delle terre dei Savoia doveva correre lungo la linea
Susa-Gravere, dove per antica convenzione terminava
la bassa valle. La parte sovrastante, con la citt di Exilles,
doveva essere una appendice del Delfinato, e quindi
appartenere alla Francia.
Ma negli ultimi anni si erano verificati sempre pi frequenti
sconfinamenti di truppe sabaude, e conseguenti
scontri con armati francesi intorno al punto focale costituito
dal forte di Exilles, fatto costruire e periodicamente
rafforzato a spese del Delfinato. Ma in montagna, se sono
incerti i confini tra le propriet private, e causa di lunghe
e costose liti tra vicini - tutti bei denari che finiscono
nelle tasche degli avvocati, dicevano i contadini -, figuriamoci
tra gli Stati. La conformazione stessa della montagna
non consente la definizione di una esatta linea di
confine, che segue inevitabilmente l'andamento di valli e
valloncelli, e si perde spesso in una forra. Di qui i continui
sconfinamenti, involontari e volontari.
Quelli delle truppe sabaude erano sempre volontari e
raggiungevano il limite delle Alpi e dei pi alti valichi, seguendo
il costante e segreto intento di espansione verso
l'alta valle dei duchi di Savoia. N era di alcun aiuto per
definire un confine certo e stabile il ricorso alle etnie locali,
che non parlavano n francese n italiano, ma un patois
franco-provenzale che variava pure di villaggio in villaggio,
anche se la gente della valle riusciva a intendersi
nonostante le differenze.
Nessuna meraviglia dunque che i duchi di Savoia, con
un pretesto qualunque, inviassero truppe su per la valle alloscopo, se non altro, di creare disordine e allarme soprattutto
tra i reggitori delle varie fortezze arroccate nei
punti chiave, come il forte di Exilles, che doveva sbarrare
la strada a chi si avventurava verso l'alta valle.
Ma il forte si poteva aggirare per i molti sentieri attraverso
i boschi di querce e faggi: prima dell'inverno, il loro
fogliame nascondeva i cavalieri sabaudi alle pattuglie
francesi che quasi ogni giorno presidiavano le zone a rischio.
Giunta la brutta stagione, che spogliava alberi e cespugli
delle loro fronde, non rimanevano che gli abeti a celare
le truppe nemiche, e cio dei tronchi alti, sottili e nudi
nella parte pi vicina al terreno: e non erano un valido
riparo. D'inverno gli sconfinamenti dei sabaudi, e le conseguenti
scaramucce coi francesi, cessavano. Ma prima,
quando la foresta costituiva ancora un valido riparo, si intensificavano,
fino a divenire quasi giornalieri.
Fu proprio verso la fine dell'estate che un manipolo di
cavalieri sabaudi, dopo essersi aggirato nei boschi intorno
al forte, comparve improvvisamente in pieno paese, sulla
strada principale, tra la confusione degli abitanti che non
erano abituati a vedere cavalieri in assetto di guerra, e che
non sapevano ben distinguere le divise degli uni da quelle
degli altri. Tra la sorpresa e lo smarrimento, che costrinse
i pacifici exillesi a chiudersi nelle loro case, ebbe
luogo lo scontro con i cavalleggeri francesi, in pieno giorno,
nel centro del paese, che continu finch i sabaudi si
ritirarono scomparendo nei boschi, e lasciando morti e feriti
sulla strada.
Forse voleva essere solo una bravata di giovani temerari,
forse uno sberleffo alla guarnigione francese. Ma nella
realt fu una carneficina, sebbene limitata alla portata
delle armi bianche - i cannoni del forte non furono messi
in funzione, dal momento che nella mischia c'erano anche
i cavalieri del re di Francia. Fu in ogni modo un grande
spavento per gli abitanti del paese e un fatto increscioso
per il governatore del forte, che dell'accaduto dovette rendere
conto al re in persona.
La lunga conversazione tra il re di Francia e il governatore
del forte si svolse in quell'occasione a Brianon, la
cui fortezza parve al re Luigi XIV una vera topaia, scomoda
e fredda, completamente priva di marmi e specchi,
e ricca invece di scale ripide e faticose. Ma il re non voleva
allontanare troppo il governatore da Exilles, n per
troppo tempo, ben sapendo che in sua assenza il servizio
sarebbe stato carente.
Discussero se fosse meglio, ferma restando la centralit
del forte, rinforzare le guarnigioni nelle rocche a monte o
a valle: in altre parole se fosse il caso di cedere ai Savoia
qualche zona della bassa valle arretrando la linea difensiva
verso l'alto, o tenere duro e difendere meglio il confine
esistente con tutti i suoi problemi. Per la Francia non
sarebbe stata una gran perdita rinunciare a qualche territorio
verso la pianura, cos difficile da difendere soprattutto
dopo Susa, dove incominciava la fitta boscaglia che
tanto faceva comodo ai sabaudi, che non costava perdite
massicce di uomini e di denari, ma uno stillicidio quasi incessante,
solo in apparenza poco consistente.
Il governatore opponeva al ragionamento del suo re che,
tolti gli sbarramenti a valle del forte di Exilles, l'unico baluardo
sarebbe rimasto il forte stesso, possente e imprendibile
con un attacco massiccio, ma facilmente aggirabile
lungo i sentieri della montagna, come avevano dimostrato
gli avvenimenti pi recenti. C'era il rischio, insisteva il
governatore, che i piemontesi dilagassero oltre il forte nell'alta
pianura tra Salbertrand e Oulx, e seguendo i due rami
della Dora giungessero fino ai valichi di Montgenvre
e Frjus, costringendo Exilles e il suo forte in un isolamento
quanto mai pericoloso, che si sarebbe concluso con
ogni probabilit con la perdita di tutta quella zona del Delfinato
da parte della Francia.
Il re comprese i timori del governatore e chiese che cosa
proponesse per impedire questa perdita, che avrebbe
gravemente leso l'onore della Francia, ma anche messo in
pericolo tutto il confine delle Alpi Cozie.
- Monsignore, la situazione non  cos grave come la vedete, -
rispose il governatore. - Probabilmente i Savoia mirano
solo al confine naturale di quel tratto di montagna. Ma
per salvare l'onore della Francia, propongo di rinforzare le
roccaforti quasi abbandonate a valle di Exilles fino al forte,
che  per la sua posizione quasi imprendibile. Mander
uomini nuovi in questi luoghi - e andava indicandoli sulla
mappa aperta sul tavolo - e mi permetto di chiedervi forze
novelle di cavalleria per rimpiazzare le perdite che abbiamo
subito negli ultimi tempi. La guarnigione che di recente mi
avete mandato, e di cui sono molto soddisfatto,  stata purtroppo
privata del suo capitano, il marchese Jean de Roux.
 caduto nell'ultimo scontro, quello che  avvenuto, come
sapete, nel centro della citt, in pieno giorno.
Era vero: l'ufficiale dal volto sfregiato, l'amante di
Lontine, era stato ucciso sulla strada principale di Exilles
con un colpo di sciabola al petto.

 Capitolo 13.
La battaglia nel centro di Exilles.

La citt era sconvolta da quell'avvenimento, verificatosi
sotto gli occhi dei molti che si erano prudentemente
celati dietro le impannate socchiuse. Si sapeva da sempre
che scontri di quel genere si svolgevano frequenti nei boschi
e sulle alture intorno al forte, e tutti provocavano
qualche ferimento e talvolta anche qualche morto. Ma
quelle notizie lasciavano indifferenti i cittadini di Exilles:
erano cose che non li riguardavano, questioni tra militari,
ed era ben raro che tra quelli ci fosse uno del paese, uno
che, non avendo nessun mestiere, si era dato alle armi.
Inoltre, chi avesse voluto arruolarsi per motivi diversi, diciamo
patriottici, da che parte avrebbe dovuto arruolarsi?
Per chi avrebbe dovuto combattere? Per i Savoia o per il
re di Francia? In altre parole, gli abitanti della valle che
cosa erano? Piemontesi o francesi?
La cosa era diversa per gli ufficiali, tutti cadetti di famiglie
nobili per i quali la via delle armi era una scelta obbligata.
L'unica alternativa per loro era la vita ecclesiastica,
nella quale avrebbero certamente fatto carriera raggiungendo
alti livelli di potere. E questo valeva sia per i
piemontesi che per i francesi. Ma il fascino delle divise
sgargianti, dell'avventura militare, della vita libera e vagabonda
tra una guarnigione e l'altra, degli amori facili e
fragili, nonch di una rapida carriera nella gerarchia attraeva
la maggior parte di quei giovani all'esercizio delle
armi piuttosto che della preghiera. Purtroppo accadeva
abbastanza spesso che qualcuno restasse ucciso sul campo.
La divisa rossa del capitano spiccava nella luce del tramonto
in mezzo a quelle grigie dei soldati semplici, gli arruolati
per fame da una parte e dall'altra. Accanto a lui
giaceva il suo cavallo, che lo aveva accompagnato fedelmente
in viaggi e scorribande, focoso nelle battaglie, complice
silenzioso e paziente nei convegni d'amore.
La voce che un ufficiale francese era caduto nello scontro
con i sabaudi percorse la citt da un capo all'altro e
giunse ai due estremi della via principale, alla casa della
vedova Ballon e alla locanda di Lontine. E le due donne
si torcevano le mani per l'angoscia.
Nessuno dei borghesi osava avvicinarsi al luogo dello
scontro; tutti spiavano dalle finestre e dai vicoli che portavano
alla via principale, domandandosi chi fossero i morti,
soprattutto l'ufficiale, che dalla divisa risultava appartenere
alla guarnigione francese. Ritirandosi, i superstiti
avevano portato via i loro feriti, quelli almeno che parevano
poter essere salvati.
La notizia dello scontro giunse rapidamente al forte, e
subito ne parti' una spedizione di ufficiali, capeggiati dal
governatore e seguiti da carri per trasportare morti e moribondi.
Qualcuno era andato a chiamare il parroco, il quale
aveva udito lo strepito delle armi e aveva gi preparato
i paramenti viola e l'olio santo per l'estrema unzione. Venne
a grandi passi insieme a quelli del forte, e fece il suo ufficio
spargendo incenso e ungendo i pochi feriti ancora in
vita. Riconobbe nel capitano l'amico di Lontine e, quando
la spedizione ripart per il forte con il suo triste carico,
si avvi alla locanda per portare alla proprietaria la triste
notizia.
Madama Ballon, che spiava di tra gli alberi del suo giardino
col cuore in tumulto, tir un sospiro di sollievo quando
vide la tonaca del parroco svoltare verso la locanda, per
quanto la addolorasse comprendere che la disgrazia aveva
colpito la sua amica Lontine.
Comunque, del tutto tranquilla non fu finch, verso il
tramonto, all'ora di Vespro, vide muoversi i cespugli davanti
alla sua casa, e dai cespugli emergere una divisa rossa.
Corse fuori dalla porta e si gett nelle braccia dell'amante.
Quando l'emozione e l'ardore dei baci le lasciarono
fiato per parlare, disse:
- Mon ami, che paura ho avuto quando ho saputo che
un ufficiale giaceva ucciso in mezzo alla strada, che angoscia
finch non ho visto spuntare dai cespugli la vostra bella
uniforme rossa!
- Povero Jean! - esclam il giovane senza riuscire a frenare
le lacrime. - E toccata a lui come poteva toccare a
me. Se non fossi stato comandato di pattuglia a Cels, mi
sarei trovato io qui, al suo posto, a guidare i militari in perlustrazione
nel centro cittadino. E mi sarei sentito sicuro,
visto che i sabaudi non si avventurano di solito nel centro
della citt, ma preferiscono rimanere al riparo nei boschi.
- Il destino ha voluto cos, Daniel, e io lo ringrazio, -
disse la vedova mentre rientrava in casa stretta a lui.
- Pensate, madame, che quando ci siamo salutati al momento
di partire con i nostri uomini, io per i boschi di Cels,
lui per le vie della citt, il mio amico mi ha detto: Daniel,
oggi mi  andata bene: non sar che una passeggiata per
farmi ammirare dalle ragazze. Tu invece stai attento a non
farti strappare l'uniforme dalle spine dei ginepri! Ed 
partito ridendo. E non sapeva che andava incontro alla
morte.
- Cos  la guerra, - comment amaramente Vronique.
Quella sera, la trascorsero piangendo insieme: lui per il
rimpianto dell'amico, lei per la consolazione di avere ancora
il suo tra le braccia.

 Capitolo 14.
Le conseguenze.

In realt la guerra, se di guerra si poteva parlare, comportava
anche altri avvenimenti, forse meno appariscenti,
ma per qualcuno pi importanti. Uno di questi avvenimenti
doveva toccare molto da vicino la signora Ballon.
Ma allora la bella Vronique non ne aveva alcun sospetto.
Anzi, lieta per lo scampato pericolo del suo amante,
era molto preoccupata perch la fioritura dei narcisi era
finita. Gi da tempo aveva raccolto gli ultimi mazzi nei
luoghi pi ombrosi, dove le profumatissime corolle si aprivano
in ritardo, e ora non sapeva con quali fiori tener celato
il profumo di mandorlo del suo Daniel.
Percorse in lungo e in largo il giardino, che essendo in
ombra aveva una fioritura tardiva. Erano infatti sbocciate
le prime rose, ma anche quando erano tutte aperte sul
loro ramo spandevano un profumo cos delicato che non
avrebbe potuto competere con quello dei mandorli di Provenza.
E poi, sinceramente, le dispiaceva privare i suoi rosai
della loro fioritura. I giacinti, che forse avrebbero potuto
gareggiare con i fiori di mandorlo, spuntavano allora
con le cimette verdi dal terreno bruno, e ci sarebbe voluto
molto tempo prima che il germoglio si schiudesse. E una
volta apertosi il fiore, madama Ballon sapeva per esperienza
che, reciso e messo in vaso, sarebbe durato pochi
giorni. No, decisamente il suo giardino non offriva materiale
adatto.
Decise di andare a fare una passeggiata in campagna.
Prese il suo scialle e si avvi per i sentieri che conducevano
fuori del paese. Nei pascoli c'erano grandi margherite
bianche e fiori gialli di tarassaco. Belli da vedere, ma senza
alcun profumo. Vide lungo il ruscello che irrigava il campo
le ultime violette e molte primule a mazzetti, gialle e
rosa, della variet che si trova solo in montagna. Ne colse
alcune; le accost al naso: il loro odore era tanto tenue che
quasi non giungeva alle narici.
Intanto, continuando per il sentiero che si dipartiva
dalla strada maestra, e scendeva verso il fiume di cui si
sentiva gi il rombo, si accorse di non camminare pi tra
campi fioriti di margherite, ma tra cespugli di biancospini,
ormai sfioriti, su un sentiero in lieve discesa verso la
boscaglia. Proveniva, da un folto di sottili alberelli che le
stava davanti e quasi le chiudeva il passo, il profumo dolcissimo
di fiori bianchi e violetti, che a grandi pennacchi
stavano in cima ai rami. Ne spezz uno e l'odore forte e
dolce le inond le narici. Vronique sorrise.
Era un boschetto di lill selvatici, piante che lei gi aveva
visto in alcuni giardini, ma non cos alti da parere quasi
alberi, n cos folti da formare una piccola selva. Ne
spezz molti rami per farne un fascio, il pi grande che le
sue braccia potessero reggere. Inondata da quel profumo
torn tutta lieta alla sua dimora.
Trascorse qualche tempo felice, con la casa traboccante
di lill e la compagnia del suo giovane amante.
Ma un giorno il bell'ufficiale le comunic con volto triste
che, con tutta la sua guarnigione, era stato comandato
al forte Bramafam, lontano e raggiungibile solo per sentieri
impervi in mezzo alla foresta.
La notizia colp molto dolorosamente la donna, che non
riusc a trattenere le lacrime e pianse a lungo sulla spalla
dell'amante, il quale, commosso anche lui, inghiottiva le lacrime
perch un soldato non deve piangere per un addio.
- Non potrete pi venirmi a trovare, - mormor lei
quando i singhiozzi le permisero di parlare.
- La partenza non  immediata, - disse lui scostando il
viso della donna e asciugandole le lacrime. - Prima occorre
che il governatore organizzi la nuova guarnigione, alla
quale, partendo, faremo le consegne. Ci trasferiremo forse
nella tarda estate o all'inizio dell'autunno. Cerchiamo
di goderci serenamente questi ultimi giorni, - aggiunse baciandole
gli occhi umidi di pianto.
Cos fu. La signora Ballon ebbe cura di rinnovare i rami
di lill sparsi per tutta la casa. Quando anche i lill sfiorirono,
era gi piena estate, e Daniel si prepar a partire
per la fortezza Bramafam.
In rinforzo degli stanziali, al forte di Exilles giunse la
nuova guarnigione, un intero squadrone di cavalleggeri del
re di Francia. Questo comportava un aggravio di spese per
i maggiorenti della citt, che dovevano provvedere al mantenimento
degli ufficiali. Ma se l'avvenimento oscur molti
visi, consol in parte madama Lontine, che vedeva il
suo locale pieno di divise eleganti. Quindi si asciug le lacrime
per la morte dell'amante e ordin vino e salsicce in
quantit.
L'arrivo della nuova guarnigione, invece, port solo amarezza
alla povera Vronique, che vedeva l'amante sul punto
di partire per un luogo lontano e soprattutto pericoloso:
se ci volevano ore di marcia a cavallo per scendere a
Exilles, la nuova sede era pi facilmente raggiungibile dalla
pianura attraverso Salbertrand, e quindi spesso insidiata
dai sabaudi.
Infatti pattuglie dei Savoia sconfinavano spesso oltre la
striscia di territorio in cui correva il confine ma che, essendo
contigua alle terre del ducato, veniva considerata
parte del ducato stesso, e forse lo era di fatto. Per questo
la zona intorno al forte Bramafam era spesso luogo di scontri
fra truppe sabaude e francesi, quindi molto pericolosa.
E tale da richiedere la presenza continua di militari e ufficiali,
che non potevano allontanarsene se non con uno speciale
permesso del locale governatore, e per motivi gravi.
Un viaggio lungo e disagevole, quale sarebbe stato per
Daniel venire a Exilles a trovare la sua amante, non era in
alcun modo giustificabile. Non avrebbe ottenuto il permesso
del governatore e sarebbe stato condannato come
diserzione. Era necessario che i due amanti si rassegnassero
alla separazione, almeno per un lungo periodo.
La partenza di Daniel gett la povera Vronique nella
pi nera disperazione. Pianse a lungo tra le braccia dell'amante,
che si era recato a salutarla in gran fretta, perch
il raduno dei militari in partenza era previsto per quella
sera stessa.
- Verr a trovarvi, quando potr, se potr... - diceva
il giovane sinceramente commosso, - ma non sar facile...
- No, vi prego, non mettete a rischio la vostra giovane
vita per me, - mormorava la donna tra le lacrime. - Preferisco
essere priva della vostra presenza che sapervi in pericolo.
Non potrei mai perdonarmelo, se vi accadesse una
disgrazia per causa mia... - E i singhiozzi le impedirono
di continuare.
- Madame, appena mi sar possibile vi mander un biglietto
per mezzo di qualche pastore che scenda a valle.
Ma anche se non avrete mie notizie, siate certa che il mio
pensiero  sempre con voi.
- E con voi vi portate il mio cuore e la mia anima. Adieu,
mon ami, et que Dieu vous garde.
Con un ultimo bacio lacrimoso i due amanti si separarono.
Era il tramonto gi precoce di una bella giornata di fine
settembre, e lei lo guard allontanarsi a cavallo per il
sentiero del bosco invece che per la via principale, affinch
non lo scorgessero occhi indiscreti. La bella figura eretta
contro la luce del crepuscolo si volt a guardarla e le
mand un bacio sulla punta delle dita. Fu il loro ultimo
bacio, anche se non lo sapevano.

 Capitolo 15.
Autunno.

L'autunno  bello e malinconico ovunque, ma in montagna
pi che altrove. Madama Ballon scendeva nel suo
giardino, quando c'era il sole, e si sedeva sulla panca di legno
appoggiata al muro della casa. La panca dei ricordi,
la chiamava tra s. Quante volte vi era stata seduta con il
bell'ufficiale francese, all'ombra delle betulle, al riparo da
occhi indiscreti! Quante parole si erano scambiati l, quanti
progetti in cui nessuno dei due credeva, bugie che era
bello dire e ascoltare, pur sapendo che erano bugie, dolci
promesse che non sarebbero state mantenute. La stessa
dolcezza dell'autunno, la stessa bellezza ammaliatrice, che
incanta gli animi coi suoi colori e pare promettere felicit,
ma si sa che non mantiene mai la promessa. Le foglie dorate
delle betulle cadono volteggiando al suolo, quelle rosse
dei ciliegi selvatici gi fanno tappeto al piede della pianta,
i larici sono una rapida fiammata di colore contro l'azzurro
del cielo, e subito si spegne. Restano abeti e ginepri,
sentinelle del verde sulla montagna, e poi viene la neve e
copre ogni cosa. Simile all'autunno era stato il loro amore,
dolce e ingannatore. Vronique lo sapeva, l'aveva saputo
fin dall'inizio, e aveva voluto goderlo con trasporto
privo di illusioni. Ora sapeva che era finito.
- Madame, bonjour, - la sorprese in questi pensieri la
voce di un uomo giunto fino alla panca senza che lei se ne
accorgesse. Era un pastore sceso a valle dagli alpeggi dove
stava d'estate con le pecore, e ora se ne tornava in pianura
precedendo di qualche giorno la neve che avrebbe imbiancato
le cime. Le porgeva un plico. Lei si alz di scatto
e lo afferr, se lo strinse al petto senza avvedersene. Poi
guard il pastore e, ripresa padronanza di s, ricambi cortesemente
il suo saluto.
Lo fece entrare in cucina, ordin alla serva di dargli una
scodella di minestra calda e, sempre stringendosi al petto
il plico prezioso, anche per frenare i battiti del cuore, gli
si sedette accanto e gli chiese se faceva gi molto freddo
lass, di dove veniva, se era gi caduta la neve, se c'erano
stati scontri fra piemontesi e francesi. L'uomo rispondeva
mangiando voracemente la zuppa calda, e lei udiva senza
ascoltare, senza capire. Solo quando l'uomo disse che
c'erano state, s, delle scaramucce, ma senza conseguenze,
si anim, chiese se c'erano stati feriti, o... morti. Saputo
che non s'era sparso sangue, si tranquillizz.
- E poi adesso con la neve tutto si ferma, - disse il pecoraio.
- Soldati e ufficiali preferiscono starsene al caldo
nel forte. La neve  gi alta, e i sabaudi non si arrischiano
fin lass. I sentieri sono troppo pericolosi.
La donna tir il fiato e si affrett a congedare il pastore:
- Avrete ancora molta strada da fare con le vostre bestie,
penso. Dove andate a svernare?
- Verso Gravere, dove la neve si scioglie prima.
- Allora non vi trattengo: vi aspetta un lungo cammino.
Bon voyage, mon ami, - e lo accompagn fino alla soglia.
Poi si ritir nella sua camera e dissuggell il plico. Lacrime
di commozione le scorsero per le guance fin dalle
prime parole:
Ma chre amie, questa  la prima e l'ultima lettera che
vi posso inviare dalla nuova sede che il destino ha voluto assegnarmi:
qui la neve  gi arrivata e i pastori sono tutti scesi
a valle. Questo di cui mi sono servito  l'unico che per tornare
alla sua casa doveva passare da Exilles, e a lui ho affidato
il mio messaggio d'amore, di fedelt, e la mia promessa
di visitarvi al primo sole di primavera, anche a costo di infrangere
il regolamento del forte, che, ahim,  qui molto severo.
Non so dirvi quanto mi mancate, voi, la vostra bella
casa, e soprattutto il vostro affetto. Qui fa molto freddo, i ruscelli
sono ghiacciati e neve e gelo coprono sentieri e pascoli.
Non posso neppure sperare di ricevere un vostro messaggio.
E a chi potreste affidarlo? Nessuno pi sale fin qui.
Mandatemi attraverso l'aria e il pensiero la vostra promessa
che attenderete paziente il mio ritorno a primavera.
Adieu, mon amie, mon amour. Que Dieu vous protse iusau'
mon retour.
Le ultime righe vacillarono dietro il velo delle lacrime
che cadevano copiose sul foglio e ne cancellavano in parte
l'inchiostro. La donna nascose il messaggio in seno, dalla
parte del cuore, per sentire l'umidore delle lacrime sulla
carta finch non si fossero asciugate. E l rimase, la lettera
dell'amante, di l la traeva pi volte al giorno per rileggerla,
per cogliere la promessa dalle righe e inviare la sua
attraverso l'aria. Guardando in direzione del forte Bramafam,
direzione che si era fatta indicare dal parroco don Giasset.

 Capitolo 16.
Inverno.

Questi a sua volta sapeva bene perch la vedova Ballon
gli aveva chiesto da che parte era quel forte, ma fin che
c'era la neve sapeva anche di poter stare tranquillo, e di
non dover temere quell'odioso profumo di fiori di mandorlo.
Poi la neve venne pure a Exilles e in tutta la valle fino
alla pianura. Cadde abbondante a met novembre, di notte.
Pochi se ne accorsero, quei pochi che sfidavano il freddo
precoce e pungente per andare a riscaldarsi a un calore
proibito.
Tra questi ci fu anche don Giasset. Dopo aver cantato
Vespro per poche vecchiette infreddolite, meno numerose
del solito perch tirava una tramontana maligna e incessante
che invitava a restarsene a casa accanto al camino,
il buon parroco, dopo qualche esitazione, decise di accendere
il lume e, avvoltosi bene nel mantello pi pesante
e tiratosi il cappuccio sugli occhi, si avvi per la strada pi
breve alla casa della vedova, ignorando i sentieri tra la boscaglia
per abbreviare il cammino. Ma bench il percorso
non fosse lungo, con il vento che gli veniva contro scendendo
dalla montagna e infilandosi nella valle come in un
imbuto, e di l nella via principale, giunse alla meta intirizzito
e col viso arrossato dal freddo. Quando buss e la
porta si apr, cadde tra le braccia dell'amante che lo attendeva.
La vedova Ballon, che per il freddo non usciva quasi
pi di casa, passava il giorno guardando fuori dalla finestra
e sospirando all'indirizzo del giovane leggiadro che tra
rocce e ghiacci pensava a lei. Ma quando scendeva la sera
e si faceva buio - e d'inverno il buio viene presto, soprattutto
nei paesi di fondovalle -, chiudeva le imposte, faceva
mettere la pentola con il bollito sul fuoco e attendeva
il suo amico parroco. Attizzava la fiamma nel camino, aggiungeva
un bel ciocco grosso. E consolava l'animo freddo
e triste al calore della brace, e al pensiero di pi domestici
piaceri o risarcimenti, come li chiamava lei: la serata,
tra pasto caldo e ben cucinato e conversari pacati e
leggeri, trascorreva in pace e lasciava entrambi risarciti
di ci che la vita aveva loro tolto, soprattutto quando alla
cena seguiva qualche imprevisto. Lei accompagnava
il suo ospite alla porta e restava dietro il battente per non
prendere freddo. Lui si tirava il cappuccio sugli occhi, accendeva
il lume e affrontava la via del ritorno.
Quella sera, appena lasciato il vano della porta, don
Giasset fu investito da una folata di vento che portava con
s fiocchi di neve gelata.
Ahi, - disse tra s arrancando verso casa, - questa volta
nevica per davvero. E chiss quando smetter.

 Capitolo 17.
La neve.

Aveva ragione. Nevic per due notti e due giorni. Ininterrottamente
e a larghi fiocchi asciutti, che si posavano
pesantemente sugli strati precedenti ispessendoli e consolidandoli.
In quei giorni e in quelle notti nessuno usc di casa, chi
aveva gli stivali per non rovinarli, chi non li aveva per non
riempirsi gli zoccoli di neve. Gli unici percorsi che si vedevano
segnati nella neve per il frequente calpestio andavano
dalla porta di casa alla stalla, ed erano sempre i pi
brevi possibile.
I soli a uscire erano i bambini. Anzi, stavano fuori tutto
il giorno, incuranti del freddo che neppure sentivano,
riscaldati come erano da'frenetici giochi. In quei due giorni
il paese appartenne a loro, alle primitive slitte di legno
che uno tirava con una fune mentre un altro stava seduto,
alle palle e ai pupazzi di neve, in cui esprimevano la loro
fantasia, ironica e talvolta perversa.
Il paese risuonava dei richiami di madri irate, degli appelli
disperati perch rientrassero a spaccar legna o a fare
qualche lavoretto: aiutare nella mungitura, rimuovere il
bastone nella zagola per il burro, scavare un buco nell'orto
per raccogliere un cavolo o una rapa per la cena. Ma erano
richiami senza risposta, e loro lo sapevano.
Alla sera tutti i bambini rientravano nelle loro case,
spinti dalla fame, dal buio che scendeva improvviso; ed
erano sgridate, strilli, scapaccioni, mentre i padri pi avveduti
tacevano, pur gettando sui figli occhiate severe, perch
ricordavano i tempi della loro infanzia, quando anch'essi
aspettavano la neve per impadronirsi della citt,
proprio come ora facevano i figliuoli.
Come tutti gli altri, nemmeno don Giasset metteva il
naso fuori di casa, potendo passare dalla canonica alla chiesa
senza uscire all'aperto, per dire gli uffizi ai banchi rigorosamente
vuoti. La terza notte, era seduto nella sua
poltrona a leggere vite di santi in latino, tanto per mantenersi
in esercizio con quella lingua e far passare la lunga
serata forzatamente solitaria, quando vide entrare dalla finestrella
della cucina un raggio di luce inatteso e limpido
che, scorrendo sul pavimento di mattoni, arrivava fino alla
sua poltrona.
S'affacci a guardare, ma gi sapeva che cosa era. Un
raggio di luna piena, luminosissima, in un cielo terso spazzato
dal vento. Si rallegr pensando che l'indomani ci sarebbe
stato il sole, e forse sarebbe potuto uscire e, magari,
andare a cena dalla vedova Ballon, della quale sentiva
molto la mancanza, anche per il desiderio di interrompere
la dieta di cavoli e rape a cui lo costringeva la consueta
minestra della serva Cichin.
Facendo spaziare lo sguardo sulla neve immacolata e rilucente
al chiaro di luna, vide qualcosa che gli tronc di
netto il respiro: ai margini dell'orto, subito fuori dello steccato,
c'era un pupazzo di neve, grande e ben fatto, che
certamente voleva essere la sua immagine, come si poteva
intuire dalla specie di tricorno che lo sormontava. Ma quello
che lasci allibito il povero prete fu che la classica carota,
solitamente messa in mezzo al viso per significare il
naso, in quel pupazzo era stata posta in altro luogo, molto
pi in basso, in un punto inequivocabile. Ed era una
grande carota.
Don Giasset rimase a lungo annichilito di fronte a quello che voleva essere uno scherzo, ma la cui allusivit era
gravemente offensiva. Che sarebbe successo se l'indomani
fosse stata una giornata di sole e tutto il paese finalmente
fosse uscito di casa e avesse visto quell'opera infame?
Capolavoro di qualche lazzarone che non apparteneva
certo alla folla dei bambini rumorosi e festanti, dei qualiavrebbe udito gli schiamazzi e notato le impronte nella
neve.
No, quella era l'opera perversa di qualche malevolo, invidioso
forse, uno dei pretendenti respinti dalla vedova
Ballon, che ora voleva vendicarsi offrendo il parroco alle
risate dei compaesani. Don Giasset ricord con spavento
che l'indomani era domenica: con il bel tempo, tutti sarebbero
venuti alla messa grande e avrebbero visto la sua
immagine in veste di Priapo, e lui ne sarebbe stato disonorato
agli occhi di tutti.
Ma chi poteva aver costruito quel pupazzo di neve senza
lasciare impronte alla base? Dove avevano poggiato i
piedi, quei malnati che avevano voluto esporlo al pubblico
ludibrio? Intorno la neve era liscia, come se nessuno ci
avesse camminato sopra. Volevano forse far credere ai
sempliciotti del paese che fosse opera del diavolo?
Passato il primo momento di stupore che lo aveva paralizzato
davanti alla finestra della cucina, don Giasset
calz i suoi stivali di cuoio sopra le brache spesse di fustagno,
si sfil la tonaca, e usc nell'orto. Come apr l'uscio,
precipit all'interno un mucchio di neve. Non se ne
preoccup. Raggiunse il pupazzo rasentando il muro della
casa, poi lo steccato dell'orto, aprendosi un sentiero il
pi stretto possibile.
E scopr il segreto dei malandrini che avevano voluto
metterlo alla berlina. C'erano due buchi ai lati del pupazzo,
che avevano tutta l'aria di essere i fori di uscita di due
gallerie aperte strisciando sotto la coltre di neve, spessa
pi di un metro. Si guard bene dal distruggerli. Si limit
a togliere e mettersi in tasca la grossa carota allusiva, a
chiudere il buco in cui era stata infilata lisciando bene la
neve con le mani; poi, cercando nelle grandi tasche della
sua giubba, trov un pezzetto di nastro rosso con cui, prima
della nevicata, la sua amica aveva legato un mazzetto
di erba salvia facendogliene dono. Lo distese bene, lo bagn
nella neve e lo colloc sul viso del pupazzo, al posto
della bocca, a simulare un largo sorriso, piegandone le punte
all'ins. Un sorriso arcaico, che poteva essere interpretato
come si voleva, bonario o beffardo, a scelta di chi
guardava.
Soddisfatto del suo lavoro, dopo aver cancellato le sue
impronte lisciando bene la neve, ritorn in canonica lungo
lo stesso sentiero per cui era venuto, ma camminando
a ritroso e cancellandolo a ogni passo. Rientr, chiuse l'uscio
dell'orto, depose sul tavolo la grossa carota. Sar un
bel regalo, con questa neve, per la Cichin, si disse.
Si affacci ancora una volta alla finestrella della cucina
a contemplare soddisfatto la sua immagine sorridente, la
luce della luna che si rifletteva sulla neve intatta, solo leggermente
smossa dove era passato lui; pens che il gelo
della notte serena l'avrebbe alquanto livellata, prese nel
focolare un mattone ancora caldo, s'infil la camicia da
notte di lana e si coric serenamente.
Si addorment sorridendo al pensiero della faccia che
avrebbero fatto il mattino dopo i suoi persecutori, quando
si sarebbero recati con amici e compari a vedere il Priapo
di neve per ridere alle sue spalle.

 Capitolo 18.
Il pupazzo di neve.

Fu risvegliato al mattino da un chiarissimo raggio di limpida
luce che filtrava dagli scuri della finestra lasciati appositamente
socchiusi. Si alz, si gett il mantello sulle spalle
e and a sbirciare dalla fessura tra le impannate. E vide quello che si aspettava di vedere: due giovanotti, che riconobbe
subito per due aspiranti delusi alla mano della vedova
Ballon, stavano fermi accanto al pupazzo con volti chiaramente
stupefatti. Non si erano preoccupati questa volta di
strisciare sotto la neve, ma erano venuti calpestandola senza
precauzione alcuna, probabilmente in attesa di altri compari
con i quali sghignazzare all'indirizzo del prete beffato.
E infatti giunsero alcuni amici, facendo crocchio intorno
ai primi, con facce attonite e non meno stralunate
delle loro. E la piccola folla cresceva di minuto in minuto.
Ben presto agli sciagurati che avevano tramato contro di
lui si sarebbero aggiunti i pacifici e ignari cittadini che venivano
alla messa grande della domenica.
Don Giasset sorrise, o forse ridacchi. Si vest con calma,
si mise mantello e tricorno, prese il messale e usc dalla
porta della chiesa. Fece il giro lungo il muro, come volendo
fare due passi al riparo del tetto spiovente, e giunse
sul luogo del misfatto. Guard stupito la folla che era
andata infoltendosi, scorse il pupazzo di neve e mostr meraviglia
nel vedere un s bel monumento:
- Ma questo sono io! - esclam sorridendo. - Mi riconosco
dal tricorno.  veramente un capolavoro! Non so a
chi devo questo omaggio, ma vi ringrazio tutti, perch vuol
dire che amate il vostro parroco. Forse il sorriso  un poco
eccessivo per un povero prete di campagna... ma lo
prendo come un buon augurio. Grazie ancora figliuoli.
E con queste parole li lasci muti e sbigottiti.
Mentre tornava sui suoi passi con il breviario aperto tra
le mani e lo sguardo rivolto alle righe che neppure vedeva,
tanta era la contentezza di essere riuscito a capovolgere
la beffa, quelli, ritrovata la parola, cominciarono a discutere
a bassa voce.
- Non sar mica stato lui a levar via la carota e mettere
il nastro rosso al posto della bocca? - chiese uno che era
giunto tra gli ultimi, quando la neve era gi tutta calpestata.
- Non  possibile, - rispose uno dei due artefici. - Quando
siamo arrivati noi, la neve era intatta, come l'avevamo
lasciata strisciando sul terreno sotto la neve. Abbiamo persino
ricoperto le impronte dei nostri piedi alla base del pupazzo
con la neve ammucchiata a fare il fondo della tonaca.
- Ed  stata una bella fatica, - aggiunse l'altro, - anche
se la neve era fresca e farinosa. Adesso  tutta gelata,
e se qualcuno si fosse avvicinato per modificare il pupazzo,
avrebbe lasciato impronte che il ghiaccio avrebbe solidificato.
E sarebbero rimaste visibili fino a stamattina.
Era vero. Nella notte serena il freddo, fattosi pi rigido,
aveva indurito la superficie, che scricchiolava sotto gli
stivali degli uomini prima che sprofondassero. Solo dove
s'era riunito il crocchio dei cospiratori la neve era stata
tutta calpestata e ridotta in poltiglia, cos che le poche tracce
lasciate da don Giasset nel suo sabotaggio notturno si
erano cancellate.
Il gruppo rimase attonito in silenzio, mentre si allontanava
lo scricchiolio dei passi del parroco vittorioso.
Dal gruppo degli sconfitti si lev una voce sfrontata:
- Distruggiamolo, prima che tutto il paese veda questo
omaggio fatto al prete!
E gi i vandali si accingevano a cercare badili e sbarre
di legno per demolire il monumento eretto al parroco,
quando udirono voci di gente che passava di l per andare
alla messa della domenica.
- Troppo tardi! - digrign quello che aveva fatto l'infame
proposta. Esclamazioni di lode e ammirazione gi si
levavano dalla folla di chi sopraggiungeva, ignaro della
congiura:
- Ma che monumento! L'avete fatto voi? Se ci fosse
un premio per il pi bel pupazzo di neve, vi toccherebbe
certamente!
E la folla degli ammiratori, richiamata dalle voci dei fedeli
intorno al simulacro del loro parroco, andava aumentando
con l'approssimarsi della messa grande.
Quella mattina don Giasset cant la pi bella messa della
sua vita di celebrante.

 Capitolo 19.
Pranzo in casa Ballon.

La domenica successiva madama Ballon invit a pranzo
i coniugi Bernard e la loro figlia. Il tempo s'era mantenuto
bello, bench freddo, e la strada principale era stata
sgombrata dalla neve. Quindi uomini e donne potevano
circolare, se pur con molta prudenza per non scivolare sullostrato sottile di ghiaccio che ricopriva le lastre della via.
Anche la statua di neve dedicata al parroco s'era conservata
intatta, resa lucida dal ghiaccio che la ricopriva grazie
alle gelate notturne. Il sole non aveva ancora riconquistato
la cittadina ammucchiata nel fondo valle.
Non capitava spesso che si facessero inviti di quel genere
nella citt di Exilles, dove ogni famiglia formava un nucleo
chiuso in se stesso. Ma l'accorta signora aveva un suo
piano.
Nella via centrale, percorsa da coloro che tornavano
dalla messa, camminando attenti a non scivolare, c'era una
insolita animazione quella domenica. Si vedevano qua e l
capannelli di gente ferma a chiacchierare nonostante il
freddo, si udivano uscirne scoppi di voci, esclamazioni di
stupore. Alcuni, con le facce stupite o addirittura stralunate,
passavano da un crocchio all'altro.
Causa dell'animazione e argomento dei discorsi era il
pupazzo di neve comparso come per incanto vicino all'orto
della canonica, senza che si potesse in alcun modo arguire
chi lo avesse fatto, dal momento che i primi a vederlo
avevano trovato la neve intatta intorno ad esso. La
notizia, poich gli artefici erano stati costretti al silenzio
per essere stati battuti in astuzia da colui che doveva essere
la loro vittima, aveva creato un'atmosfera di mistero,
che si avvolgeva attorno alla persona del parroco come un
manto di sacralit. Nella settimana che era seguita alla
comparsa del simulacro di don Giasset, le voci si erano diffuse
per il paese, da una casa all'altra, da un'osteria all'altra,
da un crocchio all'altro. Il mistero aveva messo radici,
il fatto si era ingrandito, e ora molti parlavano di intervento
soprannaturale, forse di un miracolo.
Chi poteva aver costruito quella statua di neve, cos
bella e grande, senza lasciare tracce? Chi poteva averle dato
quell'aria serena e benedicente attraverso il sorriso della
bocca? Qualcuno ipotizzava l'intervento di san Pietro,
patrono della citt, al quale, insieme a san Paolo, era dedicata
la chiesa. Qualcuno parlava di san Rocco, al quale
era stata costruita una cappella votiva in ringraziamento
per aver scacciato la peste da Exilles. Nessuno aveva dubbi
che in un modo o nell'altro si fosse verificato un evento
soprannaturale.
Di questa atmosfera volle approfittare la vedova Ballon,
che, andata ad ammirare la statua di neve come tutti
gli altri, vi aveva riconosciuto il nastrino rosso con cui aveva
legato l'erba salvia per il suo amico. Ne approfitt facendo
quell'invito alla famiglia Bernard, per saggiare il terreno
e la buona disposizione dei concittadini. Cos, la domenica
successiva all'apparizione del simulacro, le due
signore camminavano prudentemente sulla strada ghiacciata
verso la casa della vedova Ballon, facendo bene attenzione
a come posavano gli stivaletti sulle lastre viscide
e sostenendosi a vicenda. Il vecchio Bernard le seguiva al
braccio della figlia, che lo sorreggeva per evitare che scivolasse;
mentre le due signore chiacchieravano animatamente,
padre e figlia procedevano in silenzio. Ogni tanto
si udiva un brontolio del vecchio, che si vedeva gi infortunato
per quella pazzia di andare a desinare in casa
d'altri.
Giunte alla porta di casa, le due signore si fermarono
ad attendere padre e figlia che erano rimasti indietro. Poi
entrarono tutti insieme e furono accolti dal caldo profumo
del brodo di cappone, che bolliva in cucina nel paiolo
appeso sul fuoco del grande camino.
- Il nostro parroco ci raggiunger non appena avr riposto
i sacri arredi della messa, - annunci agli ospiti la
signora Ballon, - quindi non tarder. Noi possiamo intanto
sederci a tavola e aprire lo stomaco con un bicchiere
di vino.
Cos fu fatto. Mentre la padrona di casa elogiava il vino
che proveniva dalle cantine dei Bernard, e si informava
benevolmente di dove maturasse quell'uva che dava un
vino cos buono, giunse il parroco con viso ridente e arrossato
dal freddo.
- Nella conca del Ser, - stava dicendo il vecchio Bernard,
- sul pendio che guarda a mezzogiorno.
- Ottima posizione, caro Pinot, - interloqu don Giasset
pi espansivo del solito. - Sole e terreno argilloso. Non
potevate scegliere meglio -. E portava alle labbra, dopo
averlo annusato devotamente, il calice che la sua amica gli
aveva riempito. - Questo vino scioglie il gelo nelle vene.
Avete sentito che freddo, con il sereno di queste notti?
- Freddo provvidenziale, - intervenne la vedova Ballon,
- perch mantiene intatta la vostra statua di neve. Ma
voi veramente non avete udito nulla la notte in cui  apparso
il vostro simulacro?
- No, - rispose deciso il parroco. - Perch? Che cosa
avrei dovuto sentire?
- Bisbigli, scalpiccii... qualcosa del genere.
Don Giasset guard la sua interlocutrice fingendo di
non capire, poi con la stessa espressione guard i coniugi
Bernard, infine sorrise come chi finalmente ha intuito a
che cosa si volesse alludere:
- Ah! Vorreste forse sapere chi ha costruito il pupazzo
di neve? Ebbene, io credo sia lo scherzo gentile di qualche
parrocchiano che mi vuol bene! Di pupazzi di neve se
ne fanno tanti quando viene gi cos abbondante.
Tutti lo guardarono in silenzio. Poi la signora Bernard
si fece coraggio, e disse:
- Reverendo, quando si costruisce un pupazzo di neve,
attorno si vedono le tracce di chi l'ha costruito, la neve
pestata, le impronte degli stivali. Io lo so perch anche il
signor Bernard riceve talvolta di questi omaggi da compaesani
ignoti, ma non cos benevoli e riguardosi, anzi...
- Tutta invidia, - comment colui che era stato chiamato
in causa.
- E allora? - chiese il prete con l'espressione pi ingenua
e serafica che conosceva.
- E allora, - continu madama Ballon, - intorno al vostro
simulacro non sono state notate tracce di stivali, la
neve era intatta. L'hanno affermato quelli che sono passati
per primi dietro il vostro orto quella mattina, domenica
scorsa. Solo pi tardi, quando si  diffusa la voce del
miracolo, e tutti sono andati a vedere, la neve calpestata
si  ridotta in fanghiglia.
- Ma di che parlate, signora Ballon? Di un miracolo? -
chiese con volto severo il prete. - I miracoli sono cose
serie, molto serie. Che cosa volete che sia un pupazzo di
neve? Roba da ragazzini!
Intervenne il signor Bernard, contraddicendo la sua fama
di uomo taciturno.
- Si dice in paese che la vostra statua di neve  un miracolo
di san Pietro, il nostro patrono.
- Che evidentemente si compiace del vostro operato in
questa parrocchia, - aggiunse la moglie.
- Chi altri avrebbe potuto costruire il pupazzo senza
lasciare impronte nella neve? - incalz la vedova Ballon
con aria convinta.
Don Giasset ritenne opportuno rimanere alquanto in
silenzio, come riflettendo su qualcosa di molto grave. E
infatti rifletteva che non avrebbe mai pensato che la sua
beffa a quei mariuoli sarebbe andata cos lontano. Ma ritenne
di dover stare al gioco, perci assunse un'aria umile
e commossa e mormor con voce tremante:
- Ma io, veramente, non credo di meritare tanto. L'intervento
di un grande santo come san Pietro... mi pare
troppo, non sono che un povero prete che si sforza di fare
il suo dovere, e conosco bene i miei limiti.
- Forse proprio per questo, per la vostra umilt, san
Pietro ha voluto onorarvi della sua attenzione, - concluse
la vedova Ballon.
Intanto la serva aveva portato in tavola la zuppiera di
brodo bollente e tutti presero dal vassoio che stava al centro
della tavola una fetta di pane abbrustolito e lo posero
sul fondo della loro scodella. Da un altro vassoio pi piccolo
scelsero sottili fette di toma e le disposero sopra il pane.
Poi la padrona di casa, con un mestolo d'argento lucidato
per l'occasione, vers in ogni scodella la giusta quantit
di brodo bollente che, sciolta la toma e inzuppato il
pane, gorgogliava fumando fino al bordo della scodella.
Il primo a essere servito fu il parroco, quale ospite d'onore,
poi il vecchio Bernard, la moglie e infine la figliuola,
che per timidezza e convenienza non aveva ancora fatto
sentire la sua voce. Nessuno, d'altra parte, le aveva rivolto
alcuna domanda.
Tutti accolsero con grande soddisfazione quella zuppa
calda e sostanziosa, che riscaldava mani e stomaco nella
fredda giornata invernale. E tutti espressero il loro piacere
con elogi alla cuoca, che era la padrona di casa.
- Marietta, ti sei riscaldata dopo tutto quel freddo che
abbiamo patito per strada? - Era madama Ballon che aveva
rivolto la parola alla ragazza.
- S, madame, - rispose Marietta arrossendo. - Ho gradito
molto la vostra soupe au fromage. Era squisita.
- Posso versarle due dita di vino? - chiese la padrona
di casa rivolgendosi alla madre della ragazza.
- E via, oggi facciamo un'eccezione, perch  una giornata
speciale, - rispose la madre. E mentre Marietta ringraziava
con un sorriso sua madre, la signora Bernard andava
argomentando tra s che quella figliuola proprio bella
non poteva dirsi, forse graziosa, ecco, appena graziosa.
Per questo doveva esibire un'educazione perfetta, che lei
stessa le impartiva giorno per giorno e che, con l'aggiunta
di una buona dote, le avrebbe forse consentito di trovare
un adeguato partito. E la Sacra Rappresentazione
rientrava in quel progetto. La vedova Ballon l'aveva capito
benissimo.
Dopo la zuppa furono messi in tavola larghi piatti di
ceramica fiorata che erano pronti sulla consolle, e la serva
fece il suo ingresso con un gigantesco cappone adagiato su
un vassoio d'argento, anch'esso lucidato per l'occasione.
Col cappone furono servite due salse diverse: una di mele
cotte a pezzi nel vino con un poco di aceto, e l'altra di prezzemolo
e acciughe salate, tritati finemente con uno spicchio
d'aglio e mollica di pane inumidita nell'aceto e condita
con un cucchiaio di olio di noci. Le salse e il cappone
cotto a puntino nel brodo furono molto lodati dagli ospiti,
e i complimenti andarono alla padrona di casa, gi nota
in paese come ottima cuoca.
- Madame, - la signora Bernard ebbe un'idea brillante,
- non vi dispiacerebbe dare qualche insegnamento di
cucina a mia figlia? Volete essere cos buona?
Naturalmente la signora Ballon si disse contentissima
di fare quello che l'altra le aveva chiesto. Tutto contribuiva
alla realizzazione del suo progetto.

 Capitolo 20.
Il miracolo.

Silenziosamente intanto si diffondeva per il paese la
storia del simulacro di neve, sorto come per incanto, che
riproduceva il parroco in atto di benedire il suo gregge con
un sorriso sul volto. La voce, correndo di casa in casa si
accrebbe di particolari e si consolid, favorita dal silenzio
dei due artefici del pupazzo e dei loro compari: anch'essi
tacevano, turbati di fronte a quel fatto inspiegabile, e a loro
volta finirono per credere che il mutamento del pupazzo
fosse opera di forze soprannaturali che avevano voluto
punire le loro cattive intenzioni. Si convinsero insomma
di essere colpevoli.
Non rivelarono quel senso di colpa a nessuno, non ne
parlarono neppure tra di loro, anzi evitarono da allora di
trovarsi insieme come d'abitudine per far baldoria e progettare
scherzi. Ognuno di loro nascose agli altri il turbamento
dell'animo, e sentendo i compaesani parlare sempre
pi insistentemente di miracolo, per la paura di essere
respinti il giorno che avessero bussato alla porta del
paradiso, sentirono il bisogno di andare a confessare il loro
crimine, e alcuni la semplice connivenza.
Ma nessuno ebbe il coraggio di andare a sgravarsi la coscienza
dal parroco che avevano voluto sbeffeggiare. Ognuno
si scelse una parrocchia in un paese vicino, non disse
nulla agli altri, e col primo disgelo si rec a confessarsi. Il
segreto del sacramento seppell per sempre il tentativo di
coloro che avevano voluto sbeffeggiare il parroco di Exilles,
e la cosa cadde nell'oblio.
Protetto dal vento freddo del fondo valle, e dall'assenza
di sole che per gran parte dell'anno non sfiorava neppure
i tetti delle case, il simulacro di quel don Giasset benedicente
troneggi intatto per settimane, oggetto di ammirazione
e venerazione crescenti, circondato da un'aura
di mistero cui la fantasia popolare non mancava di contribuire
con l'aggiunta di nuovi particolari.
Ci fu persino chi sogn san Pietro col braccio e l'indice
tesi nell'atto di indicare la canonica di don Giasset, come
per autenticare con quel gesto il miracolo. Altri, soprattutto
donne, dissero di aver visto nella nebbia del mattino,
mentre si recavano a messa, un angelo che indicava
loro il cammino. A qualcuno apparve in sogno il padre,
morto da tempo, il quale disse testualmente, come riferirono
essi stessi: Figlio mio, tu e i tuoi compaesani dovete
fare qualcosa per onorare san Pietro, che vi ha mandato
questo segno. Alludeva naturalmente al simulacro del
parroco.
Tra questi ultimi ci fu il vecchio Bernard, che non sogn
n san Pietro n suo padre, ma don Giasset in persona:
Figliuolo, - gli diceva guardandolo serio e bonario
nello stesso tempo, - tu non ti sei mai accostato al mio confessionale,
e di peccati sulla coscienza ne hai, oh, se ne hai.
E sei gi avanti negli anni. Vieni, prima che sia troppo tardi.
Io ti aspetto.
Risvegliatosi di soprassalto, il vecchio Bernard fece anzitutto
un gesto di scongiuro, poi si vest, si mise il tabarro
e usc di casa senza dire dove andava. Ma non era l'unico
che si recava alla chiesa parrocchiale di Exilles, proprio
a quel confessionale prima frequentato solo da rare
vecchiette, sempre le stesse.
Quando entr in chiesa, poco prima della messa grande,
sicuro di trovarvi gi il prete con i paramenti, vide con
sua grande meraviglia che al confessionale c'era una lunga
fila in attesa, tutta di uomini, compaesani che Pinot
Bernard non si sarebbe mai aspettato di trovare in quel
posto. Rest incerto per qualche momento, se mettersi in
coda o andarsene.
In quel momento il parroco sporse la testa fuori del confessionale,
forse per contare quante persone doveva ancora
confessare prima della messa. Al vecchio Pinot parve
che lo scorgesse e gli facesse un cenno. Si mise in fondo
alla fila e attese il suo turno.
Quella domenica la messa incominci con grande ritardo,
perch le confessioni erano molto lunghe. La chiesa
era piena di signore che guardavano compiaciute i loro
uomini in atto di penitenti.

 Capitolo 21.
Madama Ballon in azione.

La voce del miracolo di san Pietro e l'enorme accrescimento
della stima per il parroco diedero rinnovato impulso
al progetto della Sacra Rappresentazione, che languiva
dall'inizio dell'autunno.
Le cause del ritardo erano molte e assai diverse: c'era
stato lo scontro nel centro cittadino tra francesi e sabaudi,
e i lavori della vendemmia e pigiatura dell'uva avevano
tenuto occupati proprietari e lavoranti, cos come
la raccolta e essiccazione delle castagne e soprattutto i
preparativi per l'inverno: raccogliere e accatastare legna
per il camino, filare e tessere panni di lana per scaldarsi
nel periodo, sempre troppo lungo, del gelo invernale, utilizzando
la lana tosata all'inizio dell'estate, fare provvista
di olio per le lucerne, mettere le ultime uova delle galline
a conservarsi nella cenere, acquistare grano e segala
dalla pianura prima che le strade diventassero impraticabili.
E quest'ultimo lavoro impegnava soprattutto i capifamiglia.
Prepararsi ad affrontare l'inverno era a quei tempi, e
in un paese di montagna, un'occupazione che impegnava
tutti, uomini donne e bambini, per l'intera giornata.
Ora, all'inizio di dicembre, le cose da farsi erano state
fatte; le menti, sgombre da preoccupazioni pi urgenti e
pratiche, si potevano abbandonare ai sogni, come quello
del vecchio Bernard, che spingevano molti ad affollare il
confessionale di don Giasset, e alle opere di devozione: il
miracolo di san Pietro origin un fervore di vita religiosa
che non s'era mai visto, a memoria d'uomo, nel paese
di Exilles, e che dest stupore nei centri vicini, nonch
nella guarnigione del forte.
Madama Ballon, che aveva smesso di aspettare pecorai
con missive da parte del sempre amato Daniel, la cui immagine
era tuttavia leggermente offuscata dagli avvenimenti
dell'inverno, colse il momento propizio: appena la
strada fu abbastanza praticabile per i suoi stivaletti, si rec
dall'amica Lontine.
Dopo gli abbracci e le lacrime di rito, le due donne si
sedettero a un tavolo appartato, anche se la locanda era
deserta nell'ora delle esercitazioni al forte.
- Abbiamo perso del tempo prezioso, madame, - disse
la locandiera che, dopo aver pianto disperata la morte dell'amante,
si era asciugata le lacrime, e ora pensava ai denari
che si riprometteva di guadagnare in occasione della
festa e che aveva temuto di veder sfumare a causa di tanti
eventi negativi.
- Il peggio  passato, - la confort madama Ballon, con
la sua accresciuta autorit di amante di un parroco in odore
di santit. - La vita in paese  tranquilla e la devozione
dei cittadini  molto viva.
- Ho saputo. E giunta fin qui la voce del miracolo di
san Pietro in onore del nostro parroco.
- S... a dire la verit non ho un'opinione chiara su questa
vicenda, e don Giasset rifugge dal parlarne.
- Certamente per l'umilt che gli impone il suo abito,
- incalz la locandiera.
- Certo, certo. Comunque non tocca a noi indagare...
di sicuro il suo prestigio  molto grande ora presso i parrocchiani,
e questo  ci che conta. Ho potuto notare che
non  pi cos restio a organizzare una Sacra Rappresentazione.
Anzi, vorrei dire che adesso  lui a promuoverla:
domenica prossima intende parlarne durante la messa. Se,
come  capitato ad altri, anch'io far un sogno, o avr una
visione, - e a questo punto la scaltra signora accost la sua
sedia a quella dell'amica, - mi affido a voi, mia cara, perch
la voce circoli... voi mi capite, vero? Non penso tuttavia
a un santo cos importante come san Pietro, non si
sa mai... Forse qualcuno pi modesto, che ne dite?
- Mi sembra un'ottima idea,  meglio essere prudenti,
con certi santi non si scherza. In ogni caso contate su di
me, e sulla mia amicizia -. E la locandiera si alz per andare
a servire un gruppo di ufficiali che, finite le esercitazioni
al forte, erano scesi assetati, e rumorosamente si erano
seduti sulle panche al tavolo vicino alla porta.
Madama Ballon usc dalla locanda, non senza salutare
con un grazioso inchino gli ufficiali, che si alzarono in piedi
al suo passaggio con gran rumore di ferraglia, dovuto
alle sciabole sbatacchianti. Alcuni la seguirono con sguardi
curiosi e compiaciuti, ma lei finse molto dignitosamente
di non accorgersene.
Quella notte la buona vedova ebbe in sogno la visione
di san Rocco. Il santo le apparve preannunciato dal suono
della campanella e accompagnato dal suo cane, come in
tutte le rappresentazioni delle cappelle a lui dedicate. Ce
n'era una anche a Exilles, costruita al tempo della peste
che lui aveva miracolosamente fermata. Era stata affrescata
di recente da un pittore del luogo, Vergil Fontan, conosciuto
da tutti come un buon dipintore.
Il santo apparve alla dormiente con volto triste e porgendo
la sua conchiglia come se chiedesse l'elemosina. Ma
le sue parole intendevano altro; infatti disse con voce flebile:
- Gentile signora, perch a me nessuno dedica una Sacra
Rappresentazione, come hanno fatto a Chiomonte con
san Sebastiano?
Detto questo fece una lunga pausa, come attendendo
che la dormiente si destasse. Infatti dopo ella ud pi chiaramente
le parole del santo:
- Forse mi trascurate perch appaio come un povero
pellegrino, dagli abiti laceri, in atto di chiedere l'elemosina?
e ho come unica compagnia questo cane? Ma ricordate
che Cristo ha detto che lass gli ultimi saranno i primi.
E io sono gi lass, accanto a san Pietro, che  molto
onorato in cielo e in terra, mentre quasi nessuno qui pensa
a me -. Poi scomparve in una specie di nebbia.
Quando madama Ballon si alz quella mattina, apparve
tutta frastornata e in preda a una strana agitazione. Alla
serva che le chiedeva che cosa avesse, se per caso si sentisse
male, ritenne di non dover dire nulla, tanto quella
era sorda e chiss che cosa avrebbe capito. E se fosse andata
in giro a raccontare il sogno della sua padrona nessuno
le avrebbe creduto, perch aveva fama di essere un
po' tocca.
Si confid invece con la giovane allieva a cui insegnava
a cucinare, la piccola Marietta, che sapeva riservata e
timida, tanto riservata quanto la madre era pettegola e
chiacchierona: facendosi promettere che non avrebbe rivelato
la cosa a nessuno, la signora Ballon spieg a Marietta
che almeno a lei sentiva il bisogno di confidare il sogno
della notte appena trascorsa, che la turbava profondamente
e non le concedeva pace, tanto che non poteva
tenerselo chiuso nel cuore. E se fosse stata una visione?
Se san Rocco avesse voluto comunicarle la sua volont?
Marietta mantenne la promessa. Non lo disse a nessuno,
tranne a sua madre, alla quale soleva confidare ogni
suo segreto. Il giorno dopo tutto il paese sapeva, tutto il
paese ne parlava e ne discuteva. La notizia si diffuse persino
tra i militari del forte, attraverso la locandiera, che lo
aveva appreso non si sa da chi. E naturalmente giunse anche
alle orecchie del parroco.
Per discrezione madama Ballon si chiuse in casa e non
volle vedere nessuno. La sera, quando don Giasset and a
farle la sua visita quotidiana, lei lo ricevette con aria
languida e un inconsueto pallore diffuso sul volto.
-  vero quello di cui si parla in giro, mia cara? - chiese
il reverendo con tono affettuoso e incoraggiante.
- Ah, mon ami! Avrei voluto confidare solo a voi questo
mio segreto, - rispose la donna levando verso l'amante
gli occhi lacrimosi, - ma mi sono tradita con la piccola
Marietta, che mi  tanto cara, e io avevo una tale agitazione
nell'animo... dovevo confidarmi con qualcuno. Mi
ero fatta promettere che non l'avrebbe riferito a nessuno...
E invece ora tutti ne parlano, tanto che la voce  giunta fino
a voi; vi assicuro che era l'ultima cosa che volevo! - E
scoppi in lacrime.
- Mia cara, - la consol il prete, - non  cosa di cui ci
si debba vergognare. La piccola si sar confidata con sua
madre e... sapete come circolano le voci nei paesi. Consolatevi
e bevete un mezzo bicchiere di vino, che vi tirer
su, - e cos dicendo versava due dita di vino nel calice della
donna e ne riempiva uno per s.
Alquanto confortata, la buona vedova incominci il discorso
che aveva preparato per il parroco:
- Volevo darvi io la notizia di questo mio sogno, o forse
visione... non saprei come definirla, perch la cosa
coinvolge anche voi, piuttosto direttamente. San Rocco,
nelle sue parole ha lasciato intendere di essere offeso di
come viene trascurato nelle pubbliche manifestazioni, e
ha chiesto espressamente che si faccia una Sacra Rappresentazione
in suo onore, senza tener conto che  un
povero pellegrino dalle vesti stracciate e non un bel giovanotto
baciato dalla sorte come san Sebastiano. Io non
so che cosa dica la gente in giro, ma mi  parso accennasse
al fatto che san Pietro, a cui il paese attribuisce il
miracolo della vostra statua di neve,  gi molto onorato
in cielo e in terra, mentre lui  sempre un povero pellegrino.
- Non preoccupatevi, madame. Marietta deve aver riferito
a sua madre proprio le vostre parole, cio quelle che
avete udito nella visione, e tutti ripetono anche la frase finale,
che lass gli ultimi saranno i primi.
- Questo mi consola, credetemi. E a questo punto dir
solo a voi le ultime parole di san Rocco, proprio come lui
le ha pronunziate: Vi prego, riferite quello che vi ho detto
al vostro parroco, affinch si adoperi per il compimento
del mio desiderio.
 
Capitolo 22.
La predica di don Giasset.

La domenica seguente, di fronte a un pubblico di fedeli
che riempiva la chiesa fino alla soglia e straripava persino
sul sagrato, don Giasset tenne la sua predica dei giorni
di festa, la pi lunga, la pi ispirata e la pi toccante che
avessero mai udito le pareti della chiesa di Exilles. Dopo
essere rimasto alquanto a lungo in silenzio, con le mani
giunte e il capo chino in atto di raccoglimento, lev a un
tratto la testa e, dopo aver fatto spaziare lo sguardo sulla
folla dei fedeli in attesa delle sue parole, diede inizio al discorso:
- Fratelli, miei fedeli e amati parrocchiani, che vedo
qui riuniti in numero insolitamente grande, certo in grazia
degli avvenimenti straordinari che si sono verificati
nella nostra cittadina in questi ultimi tempi, e che alcuni
di voi hanno vissuto personalmente - a questo punto si videro
molte teste accennare di s - per speciale privilegio
voluto dall'alto, - e di nuovo le medesime teste accennarono
di s a convalidare con forza le parole del parroco,
- ascoltate ora attentamente quanto vi riveler. A molti di
voi sono apparsi in sogno santi diversi: san Pietro, il principe
dei santi, ad alcuni; san Paolo, a lui associato nel nome
di questo tempio, ad altri; e poi santo Stefano, santa
Elisabetta, santa Lucia vergine e martire, san Francesco
nelle sue umili vesti e in altrettanto umili vesti san Rocco.
Qui fece una lunga pausa, mentre dal pubblico si levavano
mormorii allusivi alle pi recenti visioni e qualche
moto di stupore al nome di santi di cui nessuno aveva mai
parlato, perch nessuno li aveva visti in sogno. Al nome
di san Rocco la signora Ballon, inginocchiata in prima fila
al posto a lei riservato da una targhetta di ottone con il
suo nome, chin la testa in atto di umile devozione.
Don Giasset attese che il mormorio suscitato dalle sue
parole si spegnesse, poi alz la mano a chiedere attenzione:
- Fratelli, questi avvenimenti hanno un preciso significato:
vogliono dimostrare che gli occhi del Signore sono
rivolti su di noi, sul popolo laborioso e onesto di questa
piccola citt.
Altra pausa, pi breve questa volta, allo scopo di lasciar
esprimere agli ascoltatori il loro compiacimento.
- Ma ora - riprese con voce pi squillante il predicatore
- devo rivelarvi l'ultima apparizione, recente, avvenuta
proprio questa notte, di san Rocco, l'umile protettore
contro la peste, il pellegrino che cammina annunciato
dal suono della campanella per tenere lontani quelli che temono
il contagio. Voi non sapete forse che san Rocco part
da Montpellier con la sola compagnia di un cane, con la
sola provvigione di un pane, e una conchiglia legata al suo
bastone di pellegrino per bere alle fonti e ai fiumi durante
il cammino. Attravers il Brianzonese, venne nel Delfinato
seguendo la via dei pellegrini romei, che sono quelli
che vanno a Roma per venerare la tomba di san Pietro;
scese quindi la nostra valle fino alla pianura e poi di l, attraverso
montagne, forre e guadi di torrenti, giunse fino
a Roma. Ovunque passava la sua presenza e la sua benedizione
guarivano gli appestati, e anche la citt di Exilles
ricevette questo beneficio e fu salvata dalla pestilenza. Allora
per riconoscenza la citt eresse la cappella a lui dedicata,
che recentemente un nostro valente concittadino, ottimo
dipintore, ha affrescato con belle immagini sacre.
Giunto a Roma, dicono che l non abbia arrestato il suo
cammino, ma che si sia spinto nelle terre meridionali, lungo
il mare di Adria, dove infuriava la pestilenza, e che la
sua opera fu laggi particolarmente utile e salvifica. Per
questo egli  col molto venerato.
Qui il parroco fece un'altra pausa, per riprendere fiato
e lasciar sfogare la meraviglia destata dalle imprese di san
Rocco. Ma soprattutto per preparare l'atmosfera alla rivelazione
finale, che gi gli saliva dall'animo alla bocca.
Dopo essere rimasto a lungo in silenzio e a capo chino,
rialz vivacemente la testa e, fissando lo sguardo ardente
sui suoi ascoltatori, disse con voce tonante:
- Ebbene, fratelli, questo grande umile santo, che tanto
si prodiga per alleviare in vita le pene degli uomini, e
che dovrebbe essere innalzato alle massime glorie degli altari,
questo pellegrino d'amore che ha percorso le strade
del mondo in perfetta umilt, a capo scoperto mentre merita
di essere cinto di una corona d'oro, - e qui abbass la
testa e la voce, che riemerse in un sussurro, - questo grande
santo si  degnato di visitare stanotte un indegno povero
peccatore come il vostro parroco.
Tacque, mentre un mormorio di stupore cresceva tra la
folla fino a riempire tutta la chiesa. Madama Ballon alz
vivamente il capo guardando don Giasset con aria interrogativa.
Don Giasset continuava a tacere a capo chino.
Pass un tempo piuttosto lungo prima che voci e mormorii
si smorzassero e si facesse silenzio sufficiente perch
il predicatore potesse riprendere la parola.
- Miei fedeli, potete non credere a quanto sto per dirvi,
e questo non vi sar attribuito a colpa: tanto la cosa 
eccezionale e mirabile. Ma ascoltate le parole che mi ha
detto san Rocco e che io vi riferisco testualmente: Figliuolo,
questa notte sono venuto a te perch rivesti in citt
i panni della massima autorit religiosa. Tempo addietro
operai per il bene di questa popolazione con i poteri straordinari
che Dio mi ha dato. Ora mi rivolgo a te, affinch
tu convinca i tuoi parrocchiani ad allestire una Sacra Rappresentazione
in mio onore, per rinnovare la mia memoria
tra gli uomini, che rischia di spegnersi come fiammella
non alimentata dall'olio della devozione. Queste, fratelli
miei, sono state le parole di san Rocco e queste io vi
ho riferito fedelmente.
Un irreale, stupefatto silenzio accolse le parole del parroco,
o di san Rocco se vogliamo, che lasciarono gli ascoltatori
intimiditi e interdetti.

 Capitolo 23.
La confraternita di san Rocco.

Quella domenica la gente indugi a lungo in chiesa, anche
dopo che il parroco, avendo gi riposto gli arredi, si
era ritirato nella canonica per bere in santa pace un bicchiere
di vino che lo ristorasse dalla fatica di quella predica
lunga e impegnativa.
San Rocco, perdonami, stava dicendo tra s, quando
qualcuno buss all'uscio che portava nell'orto. Cosa insolita,
perch nessuno abitualmente andava a trovarlo dopo
la messa.
Era un gruppo di parrocchiani, i notabili del paese, tra
i quali riconobbe il Pinot Bernard, che per la prima volta
erano venuti a confessarsi da lui. Li fece entrare e accomodare
attorno al tavolo di legno della cucina, che recava
le cicatrici del coltello della Cichin, e offr da bere a
tutti.
- Reverendo, - disse il vecchio Pinot, - avete fatto proprio
una bella predica, mi sono persino commosso.
- Mi  costata molta fatica, sapete, soprattutto quando
ho dovuto rivelare l'apparizione di san Rocco, e riferirvi
le sue parole. Ma lo aveva chiesto lui in persona...
- Non ne abbiamo nessun dubbio, reverendo, - intervenne
Jean Gilod, il giovane che veniva chiamato Jeannot,
assurto al rango di notabile per aver ereditato dal padre
pascoli, castagneti e un bel pezzo di vigna ben esposta.
- E ora siamo qui per sapere da voi che cosa dobbiamo
fare per realizzare la Sacra Rappresentazione in onore di
san Rocco.
- Vi dir come si procede in questi casi, - disse il parroco.
- Nelle comunit pi grandi della nostra esistono delle
confraternite laiche, cio formate da persone che non
appartengono al clero, che raggruppano tutti gli uomini
pi abbienti della citt.
Pinot Bernard alz un dito:
- Che cosa vuol dire pi abbienti? - chiese sospettoso.
- Pi ricchi, Pinot, e quindi pi importanti. Per questo
vengono chiamati anche notabili. Per tali persone far
parte di una confraternita  un dovere ma nello stesso tempo
un onore. Le confraternite sono una specie di ordine
religioso formato da laici, e si occupano di organizzare tutte
le feste religiose e quindi anche le Sacre Rappresentazioni.
Quindi ritengo - prosegu il parroco - che la prima
cosa da fare sia fondare una confraternita fra di voi, che
siete i notabili della citt, e intitolarla a san Rocco.
Mentre tutti tacevano meditabondi, e pensavano alla
medesima cosa, Jeannot, che era il pi giovane della compagnia
e non aveva paura di esprimere il suo pensiero,
disse:
- Per costituire una confraternita occorrer che ognuno
di noi paghi una certa somma di denaro, immagino.
- La confraternita deve avere un deposito di denaro per
le spese, nel nostro caso per l'allestimento della Sacra Rappresentazione
di san Rocco. Questo deposito pu essere
costituito da donazioni di varia entit, secondo le possibilit
di ciascun componente, o da una somma fissata in
precedenza. Ma nessuno  obbligato a entrarvi. Personalmente
ritengo che sia meglio lasciare libero ogni membro
della confraternita di versare la somma che crede, secondo
le sue possibilit.
- Quindi se uno offre tanto, vuol dire che  ricco, se
offre poco... - mormor il vecchio Pinot, che aveva capito
benissimo l'astuzia del parroco. Alle sue parole segu un
certo mormorio.
- Non  che il mio parere, - disse don Giasset allargando
le braccia, come per far intendere che lui non c'entrava.
- Scegliete voi, in piena libert, il sistema che ritenete
migliore. Io, come religioso, nella confraternita non
posso entrare. Quello che avrete deciso verr messo per
iscritto nel regolamento, e le regole devono essere stabilite
dagli iscritti, e registrate in uno statuto. Ogni confraternita
ha il suo. Ora, se qualcuno preferisce che per entrare
in questa confraternita si fissi una somma di appartenenza,
lo dica.
Un brusio si lev tra i presenti. Don Giasset vers a
ciascuno un secondo bicchiere di vino, dicendo:
- Jeannot, questo  il vino dell'anno scorso. Ottima
vendemmia, mi pare. E per quest'anno, come si prevede?
-  troppo presto per poterlo sapere. La vendemmia 
stata buona, il mosto era dolce, e se san Rocco protegge la
fermentazione e la maturazione del vino...
Don Giasset rise di cuore:
- Jeannot! Vedo che hai gi eletto san Rocco protettore
delle vigne del nostro paese!
Con queste parole il parroco voleva dissipare le preoccupazioni
di alcuni tra i futuri membri della confraternita,
e spostare il loro interesse su quel giovanotto bello, prestante
e celibe, che non faceva mistero di essere un buon
partito. Con particolare interesse lo andava esaminando il
vecchio Bernard, per via di quella figlia che aveva in casa
e che, in mancanza di un maschio, sarebbe stata la sua unica
erede, e non di piccola ricchezza.
Nacque cos la confraternita di san Rocco e, tra molte
discussioni, fu redatto il relativo statuto. Il parroco stesso,
pur non potendo farne parte, scrisse i vari punti del regolamento,
uguale a quello di tutte le analoghe associazioni,
se non fosse stato per una particolarit che lo distingueva
dagli altri: la quota di partecipazione, che
doveva essere rinnovata ogni anno, non era fissa, ma variava
secondo le possibilit degli associati. Secondo la tirchieria,
intendeva don Giasset, o secondo la loro volont
di mettersi in mostra.
Inoltre, ogni anno alla confraternita si potevano aggiungere
nuovi associati, se avessero avuto una buona annata
e fossero quindi stati in grado di versare una somma
adeguata. Chi avesse dato pubblico scandalo per qualsiasi
motivo veniva cancellato d'ufficio dall'ente, n la
somma versata gli veniva restituita. Chi per motivi vari
si fosse trovato nell'impossibilit di pagare la quota di
associazione, poteva uscirne. Presidente e tesoriere della
confraternita di san Rocco fu nominato all'unanimit il
parroco don Giasset. Entrambe le cariche erano puramente
onorarie e rinnovabili a tempo indeterminato.
Naturalmente le donne, come da tutte le confraternite,
erano escluse. Potevano solo influire nell'ambito domestico
sui loro mariti.
Quando fu reso pubblico l'elenco degli associati, con le
relative quote da ciascuno versate, elenco che fu affisso al
portale della chiesa, nessuno si stup di leggere in testa,
come maggiore contribuente, il nome di Jean Gilod, mentre
quello di Pinot Bernard appariva verso la met. E a tutti
fu chiara la logica della situazione.

 Capitolo 24.
Una domanda di matrimonio.

Infatti pochi giorni dopo Jeannot si present, annunciato
da un servitore, a casa Bernard, e fece ufficialmente
la sua domanda di matrimonio. Il vecchio Pinot, che se l'aspettava,
assunse immediatamente un'aria desolata, quasi
di persona malata che a stento si regge in piedi, e con
quell'aspetto cadente ricevette il giovanotto, mentre moglie
e figlia origliavano dietro l'uscio del salotto lasciato
socchiuso.
Il giovanotto fece con poche parole chiare e ben udibili
la sua domanda, in modo che le due donne potessero sentire.
Il vecchio Pinot, con aria umile, biascic la sua risposta:
- Sono molto lusingato dalla vostra richiesta, caro Jeannot,
perch conosco la vostra onorabilit, la buona condotta
che tutto il paese ammira e anche la solida situazione
economica che vi siete procacciato, accrescendo con
onesto e assiduo lavoro ci che vi hanno lasciato i vostri
vecchi. E meritate una sposa di pari condizioni. Ma io,
purtroppo, in conseguenza delle ultime cattive annate, della
scarsa vendemmia dell'autunno scorso, - e a questo punto
abbass il capo allargando con gesto sconsolato le braccia,
- e non so come mai dal momento che i miei vicini,
tra i quali siete anche voi, dicono tutti di aver fatto un
buon raccolto... e poi la moria delle capre che ha colpito
in particolare i miei ovili, e anche questo non so perch, -
e allarg nel medesimo gesto sconsolato le braccia, - e non
vi dico del raccolto della segala e dell'orzo, una miseria!
neanche abbastanza per la semina... - e qui si interruppe,
soffiandosi rumorosamente il naso.
Madama Lionette, dietro l'uscio, non riusciva a trattenere
la collera:
- Che impostore, che bugiardo, che razza di commediante!
Tutto per non darti la dote giusta che ti spetta,
povera figlia mia!
Intanto la povera figlia sua singhiozzava dietro l'uscio,
cos forte che in salotto si udiva benissimo, o meglio, udiva
il solo Jeannot, perch il vecchio era piuttosto sordo. E
udendo quei singhiozzi, il giovanotto cap che l'affare sarebbe
andato a buon fine. Non lasci tempo al suo interlocutore
di continuare l'elenco delle sventure che l'avevano
colpito, e disse con voce decisa:
- Monsu Bernard, io amo vostra figlia per la sua grazia, -
non disse bellezza, - per la sua modestia, educazione
e laboriosit, che considero le virt essenziali in una
sposa, e sono deciso a prenderla anche senza dote.
Le due donne dietro l'uscio si guardarono con occhi
spalancati. I singhiozzi di Marietta cessarono immediatamente.
E subito si rimisero entrambe in ascolto, perch,
in contrasto con la voce chiara e sonante del giovanotto,
il vecchio riprese a biascicare:
- Oh no! Mio caro Jeannot, non volevo dire questo, non
sono ridotto... Non fatemi dire quel che non ho detto. Mia
figlia avr la sua dote, ma molto pi modesta di quanto meriterebbe,
perch  proprio una brava figliuola. Economa,
soprattutto. Vedrete che come moglie non vi coster niente,
sa persino cucinare. Pensate che madama Ballon le sta insegnando
tutto quello che occorre per diventare una buona
cuoca. E voi sapete quanto sia piacevole per un uomo, tornando
dal lavoro, trovare un buon pasto pronto in tavola.
- Lo so, e ne sono contento. Non ci sono donne in casa
mia, mia madre  morta due anni fa e mia sorella  andata
sposa a Beaulard. Quando torno dal lavoro trovo solola zuppa preparata dalla serva.
- No, no. Vedrete quali buone pietanze vi preparer la
mia Marietta. E poi ha un gran corredo, tutto in lino e ricamato
da lei e da sua madre. Vi sar mostrato e ne potrete
fare sfoggio pubblico prima delle nozze. E infine  la mia
unica figlia, e quando il Signore mi chiamer a s... - concluse
facendo dietro la schiena un noto scongiuro.
- Il pi tardi possibile, - protest il giovane, - siete ancora
cos in gamba...
- No, sono vecchio e non credo che vivr a lungo. Ma
voi sapete che tutto quello che possiedo, voglio dire quel
poco che possiedo, un giorno sar di mia figlia. Dovr
provvedere con un piccolo lascito anche a mia moglie, che
certamente mi sopravvivr essendo molto pi giovane di
me. Sar una buona suocera, statene certo, perch se ha
sopportato me per tanti anni...
Madama Lionette annuiva in silenzio, commossa dalle
parole del marito che implicitamente ammettevano i torti
di cui lei era stata vittima. Era contenta per l'avvenire
suo e di sua figlia: non c'era bisogno, a quel punto, di cercare
a Marietta un marito in un altro paese; Jean Gilod era
il miglior partito di Exilles, e non avrebbe mai sperato che
sposasse sua figlia. Sapeva, d'altra parte, che il giovanotto
non poteva fare matrimonio pi vantaggioso. E questo
lo sapeva anche lui.
Jeannot si fidanz con Marietta subito dopo Pasqua, e
offr a sue spese un grande banchetto nell'aia a tutti quelli
che volevano parteciparvi. Fu una vera festa, aveva fatto
venire la musica e tutti ballarono, bevvero e mangiarono
finch ne ebbero voglia. La sposa era raggiante di felicit,
lo sposo pi bello che mai nel farsetto di velluto verde
e con un fazzoletto di seta annodato al collo, dono della
sposa.
La madre della sposa guardava con malcelata aria di sfida
le altre madri che avevano messo gli occhi su Jean Gilod
per le loro figlie, forse pi belle di Marietta, ma certo
meno ricche. Il padre faceva in silenzio il conto di quanto
aveva dovuto spendere quello scialacquatore per il
banchetto, e brontolava tra s: Tutti bei denari gettati al
vento.
Al posto d'onore nella lunga tavolata sedeva il parroco,
con gli sposi alla sua destra e madama Ballon alla sinistra,
e tutti godevano del banchetto ed erano contenti.
Quasi tutti.

 Capitolo 25.
Lezioni di charme.

Mentre fervevano i preparativi per le nozze, fervevano
pure i preparativi per la Sacra Rappresentazione. Dei
primi si occupavano le donne, degli altri gli uomini della
confraternita.
L'anima del matrimonio era madama Ballon. Aveva voluto
esaminare il corredo della sposa, aveva contato lenzuola,
tovaglie, asciugamani, e aveva trovato che erano in
numero sufficiente e giustamente ornati di pizzi e ricami.
Quella che aveva trovata inadeguata era invece la biancheria
della sposa, costituita da camicioni da notte troppo
accollati, camicie da giorno prive di guarnizioni, mutandoni
troppo grezzi e senza pizzi.
- A che cosa servono i pizzi nelle mutande? - aveva
chiesto la madre stupita. - Non si vedono mica.
- Voi non li vedete, ma lo sposo si!
- Lo sposo li vedr? - esclam scandalizzata la vecchia
signora Bernard.
- Quando la sposa si spoglia per andare a letto, - aggiunse
con tono serafico la signora Ballon.
- Ma la sposa non deve spogliarsi in presenza del marito.
Io non l'ho mai fatto!
- E per questo lui  andato in cerca di altre donne. Lo
sapete bene, non  vero? - ribatt imperterrita la vedova.
- In questo paese nessun marito  fedele alla moglie, lo
sanno tutti, e quando una ragazza si sposa deve rassegnarsi
al fatto che, dopo i primi giorni di entusiasmo, il marito
andr in cerca di novit per il paese e anche fuori.
-  qui che sbagliate, mia cara Lionette. Una donna che
vuole tenersi stretto il marito, oltre a cucinare bene e secondo
i suoi gusti, cosa che la vostra Marietta sta imparando
molto velocemente, deve essere sempre charmante,
e pronta in qualsiasi momento a fare uso del suo charme.
Anche il grembiale da cucina e la veste da casa devono essere
ornati con ricami e pizzi, aprirsi nei movimenti perch
si intravveda la biancheria, e la gonna deve mostrare i
pizzi delle mutande sotto le caviglie, quando si solleva nel
camminare. Ma soprattutto la camicia da notte deve essere
la trappola che prende il topo e lo tiene prigioniero.
La signora Bernard ascoltava allibita le parole della sua
amica, che le parevano un po' troppo, come dire? os.
- Povera la mia Marietta! Dovr fare tutto questo per
tenersi stretto il marito? - disse quando ritrov il fiato per
parlare.
- Ma non sar una cosa spiacevole, n faticosa, - aggiunse
maliziosamente madama Ballon, - anzi, penso che
ci trover il suo gusto a mostrare un po' di seno dalla scollatura
e di caviglia dal bordo della sottana.  una ragazza
ben fatta e ha un portamento elegante; insegnatele a usare
quello che ha. E soprattutto quei camicioni da notte,
adoperateli voi: per una sposina ci vogliono tessuti sottili,
che scivolino facilmente, comode scollature, ricamate
s s, ma soprattutto ampie, in modo che tutto il corpo ne
possa venir fuori come un fiore dal calice. Questo  ci che
in Francia si chiama charme.
Madama Ballon aveva fatto il suo discorso davanti a una
signora Bernard che l'ascoltava con occhi e bocca spalancati.
Quando ebbe finito, la guard sorridendo e le chiese:
- Siete convinta, madame Lionette?
Ma quella continuava a guardarla a bocca aperta, senza
riuscire a pronunciare una parola. Quando recuper l'uso
della favella, disse:
- Signora Ballon, siate gentile, insegnate voi a mia figlia
questo charme. Io mi vergogno solo a parlarne.
Fu cos che la vedova cortese impart alla piccola Marietta,
oltre alle lezioni di cucina, anche lezioni di charme.
Le cambi persino il nome: divenne Marion. E Marion dovette
essere un'allieva molto diligente, perch il bel Jeannot,
una volta sposato, non fu mai visto girare per i tetti
di Exilles.

 Capitolo 26.
I preparativi per la Sacra Rappresentazione.

Mentre questi avvenimenti coinvolgevano la sfera femminile
della cittadinanza, nella sfera maschile, e pi precisamente
nella confraternita di san Rocco, si discuteva
delle spese per la Sacra Rappresentazione, che doveva
aver luogo in luglio o in agosto, cio nei mesi pi caldi,
affinch il pubblico potesse dimorare all'aperto senza patire
il freddo. Quindi i preparativi dovevano essere accelerati.
Bisogna dire che i confratelli dimostrarono una notevole
solerzia, soprattutto dopo il matrimonio di Jeannot e
Marion, perch le mogli, che si erano viste sfuggire il miglior
partito offerto dal paese per le loro figliuole, pungolavano
incessantemente i mariti nella speranza di trovare
alla loro progenie, in occasione della festa, un partito altrettanto
buono fra i giovanotti dei paesi vicini.
Anche il parroco era stato preso da sacro fervore, ma
non solo per il prestigio che gli sarebbe derivato dall'organizzare
una Sacra Rappresentazione in onore di san Rocco,
dopo che il santo in persona glielo aveva ordinato. Il
motivo che don Giasset gelosamente teneva nascosto era
molto personale e, diciamo, intimo: gli era giunta voce,
tramite i viaggiatori che con lo scioglimento delle nevi salivano
e scendevano dal Bramafam per rifornire quel forte
di vettovaglie, del fidanzamento di uno degli ufficiali
della guarnigione francese di recente comandata lass con
una ragazza di Bardonecchia: pareva fosse uno di Arles
che rispondeva al nome di Daniel. Quindi aveva pensato
che, se quell'ufficiale fosse venuto alla festa, sarebbe venuto
con la fidanzata, e questo avrebbe risolto il suo problema
sentimentale; se non ci fosse venuto, il problema si
sarebbe risolto ugualmente, anzi meglio, senza traumi n
rancori.
A questo proposito va detto che la saggia vedova, dopo
aver sospirato tutto l'autunno guardando i tramonti dalla
finestra rivolta verso Bardonecchia, nei cui pressi sorge il
forte Bramafam, pur sapendo che nessun pecoraio sarebbe
sceso a portarle un messaggio d'amore, quando venne la
prima grande nevicata fu distratta dall'episodio della statua
di neve di don Giasset, dalle voci del miracolo - della
carota e della sua collocazione non seppe mai nulla, perch
il suo amico non ritenne opportuno farne parola neppure
con lei -, dal ripetersi frequente di sogni in paese e dalla
sua stessa visione di san Rocco, visione che, circolando di
bocca in bocca, acquist tanta realt che fin col crederci
anche lei. Come allo stesso modo fin col credere alla visione
di don Giasset.
Tutto questo, sommato alle lezioni impartite a Marion,
la distolsero dal pensiero di Daniel, anche se, con l'arrivo
della primavera, sentiva ogni tanto una piccola trafittura
al cuore. E al tramonto si sorprendeva a indugiare dietro
i vetri di quella finestra. Ma i narcisi erano fioriti e poi
sfioriti, e nessun pecoraio aveva bussato alla sua porta. La
saggia vedova decise di dimenticare il giovane ufficiale,
cos come lui aveva chiaramente dimenticato lei, e raddoppi
le attenzioni per il vecchio amico, e tutti e due cercarono
di darsi buon tempo come meglio potevano, nei limiti
della discrezione che imponeva la loro condizione sociale.
Tanti moventi disparati, con l'aggiunta dei calcoli sui
guadagni che ognuno avrebbe potuto trarre dalla presenza
di forestieri in citt, fecero s che tutti si sentissero animati
da sacro fervore per quell'opera di piet religiosa. Persino
il vecchio Pinot Bernard, spinto anche dai discorsi del
genero, si decise ad allentare i cordoni della borsa, convinto
che quanto ne sarebbe uscito vi sarebbe rientrato
moltiplicato.
Infine, in tutti c'era anche il piacere di far vedere a
quelli di Giaglione e della Ramat di che cosa erano capaci
gli exillesi, i quali, oltre che di quattrini, potevano disporre
del forte pi grande, possente e bello di tutta la valle. Quel
forte, che si ergeva a sbarrare il passo agli invasori sabaudi,
piazzato in alto e in pieno sole mentre tutto il paese
giaceva nell'ombra ai suoi piedi, e al quale erano state sempre
rivolte occhiate malevole per le spese che la guarnigione
costava ai notabili della citt, ora veniva guardato
benevolmente e quasi con amore, soprattutto dopo che il
parroco ebbe annunciato di aver ottenuto dal governatore
l'uso della spianata per la Sacra Rappresentazione, e del
poggio che ad essa saliva per gli spettatori. E per la festa
che sarebbe seguita.
- Ho anche pregato sua eccellenza il governatore - annunci
solennemente alla confraternita riunita - di concedere
agli ufficiali della guarnigione, ma solo ad essi, di
partecipare alla festa, perch sono giovani di buona famiglia
e non daranno luogo a disordini -. Non disse che il vero
motivo era che il suo rivale Daniel non faceva pi parte
di quella guarnigione. Ma tutti lo sapevano.
La notizia che ci sarebbero stati in circolazione gli ufficialetti
francesi, con le loro eleganti uniformi e i loro sonanti
denari, fece molto piacere ai signori exillesi che, tornati
a casa dopo la riunione della confraternita, aggiornarono
il preventivo dei guadagni in arrivo. Ancora pi liete
furono le mogli, che speravano ora di mettere il guinzaglio
proprio a uno di quei giovanotti per le loro figlie.
Il fervore religioso raddoppi, mentre in tutte le case
dove c'erano ragazze da marito imperversavano lavori di
cucito e di ricamo intorno a vesti estive e scialli variopinti.
Anche il prestigio del parroco s'accrebbe ulteriormente:
richiesto di comporre il testo in versi da recitare in onore
di san Rocco, aveva dichiarato senza esitazione di non
voler alcun compenso per la sua opera.
- Volete i versi in latino o in francese? - aveva persino
chiesto ai confratelli, lasciando intendere che sapeva
comporre senza alcuna difficolt nell'una e nall'altra lingua.
E poi aveva precisato a quelli che lo guardavano con
occhi spalancati per l'ammirazione: - Dal momento che
gli attori vengono dalla Francia e non sanno il latino, vi
consiglierei di chiedermeli in francese. Sappiate comunque
che per me vanno bene sia in latino che in volgare -. Aveva
infatti conservato entrambi i testi della Sacra Rappresentazione
di Giaglione, l'originale latino e la traduzione
francese, e li aveva diligentemente copiati nelle lunghe sere
d'inverno, mentre aspettava l'ora di andare a cena dalla
signora Ballon.
Ma questo i signori della confraternita non lo sapevano:
commossi dalla disponibilit di don Giasset, che
avrebbe evitato loro una delle maggiori spese previste per
la cerimonia, i confratelli si accordarono per rifornire a
turno ogni anno la cantina del parroco, in modo da costituire
una specie di vitalizio in suo favore. Fu redatta una
impegnativa scritta in cui figuravano i nomi dei confratelli,
e fu specificato che il vino doveva essere del migliore.
Per assicurare questa clausola fu nominata, come
assaggiatrice ufficiale e imparziale, madama Lontine la
locandiera.
Don Giasset si mise subito all'opera sul testo francese,
riducendo quello composto per i giaglionesi, troppo lungo
e solenne, e adattandolo alla figura umile di san Rocco: il
buon parroco lo faceva partire dalla citt di Montpellier,
che egli stesso conosceva bene per averci preso gli ordini
dal vescovo, e descriveva il viaggio del santo nel Delfinato,
di citt in citt fino a Exilles, per guarire gli appestati
in compagnia del suo cane, con il bastone da pellegrino, la
conchiglia e la campanella. Tralasci le apparizioni del santo
alla vedova Ballon e a lui stesso perch una cosa sono
le parole dette e un'altra le parole scritte. Per umilt, si
dissero i compaesani.
Raccont, sempre per bocca del santo, il viaggio fino a
Roma, per la via percorsa dai pellegrini romei attraverso
le foreste dell'Appennino infestate da lupi e briganti, dai
quali sempre lo aveva difeso il suo cane fedele. Finch era
giunto nelle lontane Puglie, e aveva visto il mare d'Adria.
Qui aveva sanato interi villaggi contagiati dalla peste, sempre
con l'aiuto del suo cane.
A quel punto finiva il racconto della vita di san Rocco
scritto in lingua franca da don Giasset. Durante la stesura
il povero prete si era accorto che il testo tradotto per i
giaglionesi non gli serviva quasi a nulla, tanto diversi erano
i protagonisti e le loro vicende. Dovette infatti sudare
parecchio per mettere in rima le avventure di san Rocco.
D'altra parte gli era sembrato che san Rocco fosse un santo
pi alla mano di san Pietro, troppo importante e che
forse si sarebbe offeso a sentirsi chiamato in causa per certe
visioni un poco dubbie.
Ma quando lesse alla confraternita riunita il suo testo,
ud gli elogi di tutti e il giorno dopo gli arriv una botte
di vino, la prima della serie, don Giasset si confort fino
in fondo al cuore e, tolto lo zipolo, riemp la brocca di vino
profumato e spumoso, giovane e frizzante, e pot offrirne
a tutti senza misurarlo, perch ce n'era proprio tanto
ed era veramente buono.
- Viene dalla cantina di Jean Gilod, - disse colui che
insieme al garzone aveva portato la botte, - madame Lontine
ha assaggiato tutte le botti e ha scelto questa per voi.
- Dite a madame Lontine che il suo palato  infallibile
e ringraziatela, - sentenzi don Giasset. - Grazie anche
al caro Jeannot per la sua offerta.
Gli altri preparativi richiesero meno tempo e pi blande
discussioni. Gli attori erano gli stessi che avevano recitato
a Giaglione, in numero minore perch pi ridotto
era il numero dei personaggi. E in questo si pot fare un
grosso risparmio. Quanto al cane non cost nulla, perch
il paese era pieno di cani randagi, oltre a quelli dei pastori.
Fu scelto un randagio tra i pi vecchi e tranquilli, che
ripulito e rifocillato non si allontan pi dalla canonica.
Don Giasset si occup di nutrirlo con gli avanzi di cucina
della signora Ballon, e la bestia gli si affezion e lo segu
ovunque, tranquillo e obbediente.
Qualche resistenza suscit la proposta di invitare il
gruppo degli Spadonari del Delfinato che, famosi per la
bellezza dei loro costumi, gli alti berretti coperti di fiori
e l'audacia delle loro danze con le spade, chiedevano un
compenso altissimo. Altissimo soprattutto per Pinot Bernard
e qualche altro vecchietto taccagno. Ma furono messi
a tacere con un ragionamento inoppugnabile: volevano
farsi vedere pi poveri dei giaglionesi? Con scarso entusiasmo
furono ammessi anche gli Spadonari. I saltimbanchi
invece non costavano niente, vino e cibo gli venivano
offerti dalle osterie, e i denari li ottenevano dal pubblico
con i loro spericolati esercizi, e con i lazzi e le battute con
cui facevano ridere la gente. Cos pure mangiatori di fuoco,
nani e buffoni, che tanto sarebbero accorsi comunque.
I suonatori che dovevano accompagnare la recita invece
dovevano essere pagati, e qui di nuovo ci furono resistenze
da parte dei medesimi vecchietti taccagni. Ma la
presenza dei suonatori non poteva essere messa in discussione,
si poteva al massimo ridurne il numero. Furono infatti
eliminati alcuni flauti e la tiorba. La ghironda si pot
avere senza pagare n lo strumento n il suonatore: si scopr
tra gli amici di Jeannot un giovanotto che nel tempo libero,
nelle lunghe sere d'inverno, invece di andare all'osteria,
come la maggior parte dei suoi coetanei, si dilettava
di costruire liuti e ghironde, con grande pazienza e
perizia, e li suonava tutti benissimo.
Fu dato l'incarico a Jean Gilod di portare il suo amico
a una riunione della confraternita, dove tutti riconobbero
in lui Vergil Fontan, colui che aveva affrescato la cappella
di san Rocco. E visto che, oltre a essere un giovane
dabbene e un esperto liutaio, era anche buon dipintore,
ebbe subito l'incarico di dipingere i fondali per la Sacra
Rappresentazione, incarico per il quale dichiar di non volere
alcun compenso. Naturalmente fu ingaggiato anche
come suonatore. Di liuto o di ghironda? Scelse di suonare
il liuto, da cui poteva trarre accordi pi vari e adattabili
alle diverse melodie del canto.
Non rimaneva che l'addobbo della chiesa per la funzione
che avrebbe preceduto, secondo la consuetudine, la rappresentazione
teatrale all'aperto. Riunitesi in casa della vedova
Ballon, le signore decisero di prendere su di s l'onere
di quell'impresa, cio l'ornamento floreale, dal momento
che la tardiva primavera della montagna offriva fiori in
quantit. Lasciarono alla confraternita l'onere dei ceri, che
avrebbero illuminato in misura inconsueta la liturgia.
E con questo l'elenco delle spese era completo.

 Capitolo 27.
La Sacra Rappresentazione.

L'avvicinarsi della data, fissata per il primo sabato di
luglio, mise il fuoco nelle vene a tutti, uomini e donne, ricchi
e poveri. Solo i bambini, sparsi per i prati e i boschi a
cogliere fiori secondo le indicazioni della vedova Ballon,
si divertivano semplicemente, senza chiedersi a che cosa
sarebbe servita la montagna di fiori che con grande cura
la vedova andava accumulando in cantina.
Giunsero gli attori e cominciarono le prove una settimana
prima; erano tutti alloggiati nella locanda di madama
Lontine, dove mangiavano e bevevano, copiosamente,
a spese della confraternita. La padrona segnava i consumi,
e ogni giorno il vecchio Bernard veniva a- prendere
la nota. Per fortuna gli attori erano pochi: un primo attore,
che rappresentava san Rocco ed era quindi sempre in
scena a raccontare la sua storia, e altri quattro, che dovevano
interpretare, travestiti da donne, le tentazioni che
assalgono il santo nella solitudine, e in un secondo momento
i diavoli che cercano di impedirgli il cammino. Questi
non costavano molto, perch erano poco pi che comparse,
quindi stavano per breve tempo sulla scena. Il primo
attore, avendo un ruolo molto impegnativo ed essendo
sempre in scena, aveva chiesto un compenso altissimo, gettando
nella peggior malinconia l'intera confraternita. Almeno,
il cane che lo accompagnava non costava niente. Ma
era stato necessario un sia pur rapido corso di istruzione.
Per fortuna tutto si svolse senza incidenti. La prima parte
della rappresentazione, che era recitata dall'attore
accompagnato dal liuto, era molto seria e persino commovente,
soprattutto per gli accordi musicali che il suonatore
traeva dallo strumento. Quando per la gente cominciava
ad annoiarsi, venivano fuori le quattro comparse agghindate
con veli e ghirlande di fiori, e approfittando della solitudine
della foresta, dipinta sui fondali da Vergil Fontan,
tentavano di circuire il santo con movimenti lascivi e
svolazzamenti di veli, accompagnati da flauti e pifferi che accrescevano
il senso della seduzione. San Rocco metteva in
fuga le tentatrici aizzando contro di loro il suo cane, e riprendeva
il viaggio accompagnato dal liuto. Sulla visita a
Roma non si soffermava granch, dal momento che i versi
sorvolavano su quel punto, per la ragione che il loro autore
a Roma non c'era mai stato e non sapeva che cosa dire.
Le comparse tornarono in scena poco dopo vestite da
diavoli, con lunghe code rosse, maschere nere, brache e
farsetti messi insieme con toppe di diversi colori. Si capiva
che erano diavoli perch avevano corna rosse ondeggianti
sul capo, saltavano intorno al santo cercando di graffiarlo,
e il tutto era accompagnato da lazzi osceni, che il
suono disordinato di pifferi, zufoli e ghironda in parte copriva.
Anche contro i diavoli san Rocco aizzava il suo cane,
e allora quelli sfogavano la loro rabbia azzuffandosi tra
loro, saltandosi addosso e facendo capriole che mettevano
in mostra vistosi genitali di paglia e stoppa.
Entravano quindi in scena i saltimbanchi, mescolandosi
ai diavoli e dando luogo a una ridda veramente infernale,
cui si univano mangiatori di fuoco e altra gente
spuntata non si sa da dove, tra le risa e le urla degli spettatori
ammassati sulla salita al forte. Gli Spadonari si affrettarono
a eseguire la loro danza, gettando in aria i loro
cappelli fiorati e riprendendoli al volo con l'unica mano libera,
mentre con l'altra facevano roteare il lungo spadone.
La fretta di eseguire la danza era dovuta al fatto che
non erano stati pagati in anticipo, come gli attori, non essendo
la loro presenza rigorosamente necessaria in una Sacra
Rappresentazione: temevano quindi, se non si fossero
esibiti prima della festa, che non avrebbero ricevuto il loro
compenso.
Infatti a quel punto la recita era finita, o meglio era stata
interrotta dall'invasione della folla che voleva divertirsi
e, tutto sommato, aveva pazientato gi abbastanza. Don
Giasset ripieg a malincuore il suo testo, che prevedeva
ancora la scena degli appestati che il cane guariva leccandone
le piaghe e l'apoteosi finale del santo. Cap che era
stato un errore mandare in scena i diavoli prima che tutto
il copione fosse stato recitato.
- Abbiate pazienza, - lo consol la vedova Ballon, che
stava seduta accanto a lui nella prima fila di panche prestate
dalle osterie del paese, e che sarebbero ritornate al
loro posto non appena la folla si fosse data alle danze e agli
altri divertimenti, per ritirarsi poi a riposare e dissetarsi
nelle osterie.
- Forse, - riprese la donna, - i diavoli sarebbero dovuti
comparire alla fine di tutto. Sapete bene che razza di
reazione scatenano con quei loro attributi giganteschi bene
in mostra...
- Avete ragione, ma come potevo metterli dopo la guarigione
degli appestati e l'apoteosi del santo?
Cos dicendo, i due lasciarono il loro posto insieme agli
altri signori della prima fila e tutti, dopo essersi complimentati
con il parroco per la bellezza dello spettacolo, si
sparsero tra i banchetti che vendevano ciambelle, vino e
salsicce.
 
Capitolo 28.
La rissa.

Mentre i signori si avviavano a scendere il pendio, si
udirono forti schiamazzi provenire dal basso, dove si affollavano
saltimbanchi, giocolieri e mangiatori di fuoco per
esibirsi nelle loro arti in mezzo al popolo minuto. Si vedeva
anche del fumo levarsi tra acute strida di donne spaventate.
Tutti gli sguardi si volsero al luogo dove evidentemente
si stava svolgendo una rissa.
- Dio mio, che cosa accade laggi? - chiese madama
Ballon a don Giasset, aggrappandosi al suo braccio.
In quel momento si vide un gruppo di militari uscire di
corsa dal forte, diretti al luogo dove alcuni uomini altercavano
minacciandosi. Lingue di fuoco apparivano lampeggianti
tra il fumo.
Era accaduto che un mangiatore di fuoco, forse non
troppo padrone della sua arte, senza volerlo aveva sfiorato
il cappello di uno degli Spadonari. I fiori secchi e la paglia
che adornavano l'alto copricapo avevano subito preso fuoco
e, mentre il cappello bruciava riducendosi in cenere, il
suo proprietario minacciava con lo spadone il mangiatore
di fuoco, e quello, saltando come un grillo da una parte all'altra
per sfuggire alla terribile lama, accusava lo spadonaro
di aver gettato il suo cappello proprio sulla fiamma
che usciva dalla sua bocca. I due si insultavano ognuno nella
sua lingua, e forse si capivano persino. Il popolino faceva
cerchio intorno a loro, aizzandoli con grida che nessuno
capiva e che avevano l'unico risultato di aumentare
la confusione.
- L'avevo detto io, - brontolava don Giasset districandosi
a stento tra le panche, - l'avevo detto che andava
a finire cos.
E liberatosi del braccio dell'amica, si faceva largo a gomitate
tra la folla. Arriv sul luogo della rissa insieme ai
militari del forte, dietro ai quali giungeva, trafelato ma
non troppo, il governatore in persona.
- Fermi tutti! - tuon perentorio quest'ultimo.
- Figliuoli! Non vorrete ammazzarvi! - esclam don
Giasset, con un tono che contrastava con il senso delle parole.
E tutti tacquero. Si fece intorno alle autorit un silenzio
improvviso e irreale. Al suolo fumavano ancora i resti
dell'alto cappello dello spadonaro. Ma la calma dur un solo
minuto. Subito si levarono le voci adirate dei due contendenti:
quella rauca del mangiatore di fuoco, che a gesti
accompagnati da strane parole accusava lo spadonaro
di aver mancato la presa del cappello lanciato in aria e di
averlo lasciato cadere sulla fiamma che lui stava emettendo
dalla bocca; quella tonante dell'avversario, il quale giurava
bestemmiando che il il lurido animale non sapeva
fare il suo mestiere e provocando l'incidente aveva distrutto
il suo prezioso cappello. E di nuovo stavano per
venire alle mani. Ma i militari del forte li separarono, l'autorit
del governatore li zitt, e la voce potente di don
Giasset calm lo spadonaro con le magiche parole:
- Ti rifonder il valore del cappello. Quanto vuoi?
Quello chiese una cifra enorme. Il parroco gli mise in
mano delle monete.
- Fattele bastare, - disse. - Era tutta paglia e
fiori secchi -.
E siccome quello protestava, aggiunse minaccioso:
- E adesso sparisci E lo spadonaro spar.
- Vedete, madame, come vanno a finire le Sacre Rappresentazioni
in questi paesi? - disse rivolto alla signora
Ballon, che si era avvicinata al luogo della contesa. - Ed
 andata bene che non si sia sparso sangue, grazie alla
presenza di Sua Eccellenza... - aggiunse facendo un leggero
inchino all'indirizzo del governatore, che si scherm con
falsa modestia e si riavvi verso il forte.
Nel frattempo, i militari di truppa giunti per sedare la
rissa erano tutti spariti. E se questo non preoccupava affatto
il governatore, metteva in grande agitazione le signore
che avevano figliuole da marito: per un ufficiale erano
disposte a chiudere un occhio o anche tutti e due, ma
per un militare di truppa si sentivano in dovere di imporre
principi morali rigidissimi e attenta sorveglianza.
Che cosa avvenne tra giovanotti e fanciulle infrattati
tra i cespugli sui sentieri dei boschi, non lo sapremo mai.
Era evidente solo l'agitazione che improvvisamente si era
impadronita di alcune signore, le quali si aggiravano ai
margini della boscaglia chiamando nomi a cui nessuno rispondeva.
Intanto don Giasset, porgendo il braccio alla sua amica,
si avviava alla locanda di Lontine, dove tutti i signori
della confraternita erano invitati con le loro dame. Ma
non volle perdere l'occasione per ribadire la sua titubanza
di fronte all'allestimento di una festa del genere:
- Vedete, signora, in questi casi il pericolo non viene
tanto dai nostri compaesani, che tutti conosciamo come
brava gente, ma dai forestieri, sconosciuti che accorrono
dovunque ci sia una festa, in cerca di guadagni e anche di
avventure. Facinorosi, rissosi che al minimo pretesto si accendono
pur di menar le mani, anche per cose da nulla, come
un cappello bruciato, e se non si interviene subito tirano
fuori i coltelli.
- Avete ragione, amico mio, e sappiate che ho molto
apprezzato il vostro ardimento, quando vi siete gettato fra
i contendenti con sprezzo della vostra stessa vita, - lo
bland sorniona madama Ballon, - e con la vostra autorit
avete ricondotto alla ragione quei villani, forse gi alterati
dal vino. C' in voi un animo veramente eroico, amico
mio, e non posso non ammirarvi sempre di pi.
- Via, via, non parlate di eroismo, mia cara. Ho agito
d'impulso, come avrebbe fatto chiunque al posto mio -. Don
Giasset fingeva di voler ridimensionare il suo gesto.
Intanto erano giunti alla locanda, dove gli altri invitati
li attendevano sulla porta, e non risparmiarono i loro
complimenti al parroco per il suo coraggio. Persino il Pinot
Bernard, guadagnando il suo posto alla lunga tavola
degli ospiti, fu udito borbottare:
- Per la miseria, non avrei mai creduto che un uomo
con la sottana avesse tanto fegato -. E subito fu zittito da
un'occhiataccia della moglie.

 Capitolo 29.
Fine della festa.

Si vedevano qua e l uniformi rosse in cerca di abiti
sfarfallanti, e madri che seguivano con occhi attenti le une
e gli altri, facendosi pi inquiete quando uniformi e abiti
sparivano tra i cespugli.
Madama Ballon, il parroco e i signori della confraternita
con le mogli trovarono posto alla lunga tavola preparata
per loro nella locanda di madama Lontine, in un angolo
riparato, dal quale si poteva per controllare chi entrava e
usciva, o chi sedeva ai tavoli. Lo aveva scelto la vedova Ballon,
perch le madri con figliuole da marito ne potessero
tenere d'occhio i movimenti, finch ci riuscivano. A quel
tavolo giungevano smorzati i suoni e le grida dall'esterno,
mentre la folla, abbandonato il luogo dello spettacolo, si
accalcava intorno ai banchetti di dolci e vino.
Quando la locandiera, aiutata da un garzone assunto
per quella straordinaria occasione, port in tavola, disteso
su un asse di legno, un capretto intero appena sfilato
dallo spiedo, ancora tutto fumante, da cui proveniva un
intenso aroma di timo e altre erbe selvatiche offerte dalla
montagna estiva, si lev tra i commensali un mormorio di
meravigliata sorpresa. Dal ventre del capretto usc, rosolato
alla perfezione, un grosso cappone, disossato e ripieno
di erbe aromatiche, cacio e salsiccia. A quell'apparizione
tutti ammutolirono per la sorpresa: non s'era mai vista
in paese una tale meraviglia. Un coro di complimenti
invest la locandiera, ma lei si scherm.
-  madame Vronique la vera artefice di quest'opera, -
disse indicando la vedova Ballon, - soprattutto per
il contenuto del capretto E mentre le lodi riempivano
tutta la sala, la bella vedova arrossiva di piacere fingendo
di voler celare il viso dietro il ventaglio.
In quel momento Jeannot guard compiaciuto la sua
giovane sposa e le sussurr all'orecchio:
- Avete gi imparato come si cucina questo cappone ripieno,
mia cara?
E come lei fece cenno di s con la testa, depose un bacio
sulla guancia della moglie.
Poi il capretto fu tagliato a pezzi dal garzone e offerto
ai commensali su grosse fette di pane bianco, insieme a un
trancio di cappone ripieno. In mezzo al tavolo troneggiava
un cesto di lattughe, sedani e cipolle appena colte, con
rapanelli e altre verdure freschissime. Intanto il vino passava
dai boccali ai bicchieri di peltro, denso e schiumoso,
e tutti si complimentavano con Jean Gilod, che aveva offerto
il capretto e il vino, con madama Ballon, che aveva
preparato il cappone ripieno, e con la locandiera per la sua
ospitalit. Marion sedeva composta accanto a suo marito;
ogni tanto lo guardava di nascosto, e quando i loro occhi
si incontravano, arrossiva di gioia ed era veramente bella.
Intanto le ombre della sera di luglio rinfrescavano l'aria,
perch il sole era gi tramontato e nessuno se n'era accorto.
La compagnia dei signori si sciolse che era quasi
buio, e ognuno se ne torn alla propria casa. L'aria allora
si riemp di schiamazzi, urla e risa: il governatore aveva
dato anche alla truppa il permesso di partecipare alla festa,
ritenendo che a quell'ora non ci fossero pericoli per le
signorine di buona famiglia. Don Giasset, che tornava alla
canonica dopo aver accompagnato a casa la sua dama,
se ne stup alquanto, ma pens anche lui che a quell'ora le
fanciulle per bene non correvano nessun pericolo.
Strade e osterie si riempirono di uniformi grigie, e lo
schiamazzo dur ininterrotto fino all'alba, quando truppa
e ufficiali fecero ritorno al forte.

 Capitolo 30.
Uno scherzo della storia.

E qui ebbero una brutta sorpresa. Li attendeva un presidio
di ufficiali sconosciuti, ma dei quali conoscevano il
colore della divisa: azzurro, il colore dei Savoia.
A mano a mano che gli ufficiali francesi rientravano
cantando, ubriachi e felici, un braccio con una manica azzurra
li prendeva, li disarmava, e li chiudeva in una stanza
senza finestre. Tra i fumi del vino stentarono a rendersi
conto di quello che succedeva. Anzi, in principio credettero
che fosse uno scherzo di qualche commilitone rientrato
prima di loro. Certo, doveva trattarsi di un buontempone
che aveva organizzato quella burla per coronare
la festa.
Cominciarono a chiamarsi per cercare di capire chi fosse
l'artefice dello scherzo, ma poich tutti rispondevano,
si resero conto che tutti erano l, in quella buia stanza. Che
cosa era successo? Qualcuno cominci a ricordarsi quel
braccio vestito di azzurro che lo aveva accolto all'arrivo,
comunic il suo sospetto agli altri e, d'improvviso, a tutti
si snebbi la mente, e apparve chiara la realt dell'accaduto.
Durante la loro assenza i sabaudi si erano impadroniti
del forte, completamente sguarnito dopo che anche la
truppa era stata messa in libert. E loro erano prigionieri
dei nemici nel loro forte: l'imprendibile forte di Exilles
che per non era pi loro.
Ne ebbero la conferma quando, a giorno ormai fatto,
la porta fu aperta, e nel fascio di luce mattutina apparve
una divisa azzurra con un foglio in mano, dal quale cominci
a leggere un elenco di nomi. Dietro il primo stavano
altri due ufficiali con le spade sguainate.
A mano a mano che quello con il foglio leggeva i nomi,
i prigionieri dovevano alzarsi in piedi, rispondere e avviarsi
alla porta; qui venivano presi in consegna da altri ufficiali
in uniforme azzurra e fatti passare in una seconda stanza,
dove militari di truppa maleodoranti di vino legavano a ciascuno
le mani dietro la schiena. Era evidente che a legare
gli ufficiali francesi erano quegli stessi militari che prima
obbedivano ai loro ordini. E che ora li guardavano non meno
stupiti di quanto non fossero essi stessi.
Ma in breve tutto fu chiaro, non occorrevano neppure
spiegazioni: era stato uno scherzo della storia. Nella notte
della festa, quando ai semplici militari di truppa era stata
concessa la libera uscita perch godessero anche loro di
quella rara occasione, il forte sguarnito e indifeso, forse
con la connivenza del governatore, era stato preso dalle
forze sabaude, o meglio ad esse ceduto.
Gli ufficiali del re di Francia, ora prigionieri del duca
di Savoia, sarebbero stati trasferiti a Susa, e qui avrebbero
avuto luogo le trattative per il loro riscatto, come sempre
avveniva in quei casi, e per la restituzione alle famiglie,
tutte nobili e ricche; oppure sarebbero stati scambiati
con prigionieri sabaudi in mano ai francesi. La truppa restava
sempre la stessa, tanto non sapeva bene chi serviva
e perch; erano tutti contadini della valle, arruolati per fa-
me, e fedeli alla valle dove avevano le loro famiglie. Che
poi fossero al servizio del re di Francia o del duca di Savoia,
per loro era lo stesso. Purch il soldo venisse pagato
puntualmente, e in questo campo l'amministrazione sabauda
era nota per la precisione.
Quel mattino era giorno di festa, domenica, perch era
tradizione che nei paesi della valle le Sacre Rappresentazioni
si tenessero alla vigilia di una festivit, per dar modo
alla gente di smaltire la stanchezza e l'eventuale sbornia.
Tutti in paese si svegliarono tardi e ancora storditi.
Tra i primi ad alzarsi ci fu don Giasset, pi per la forza
dell'abitudine che per altro. Vestitosi con insolita calma,
usc dalla canonica e s'avvi verso il forte gi inondato di
sole, stropicciandosi gli occhi e respirando con volutt l'aria
fresca del mattino.
Quando lev gli occhi al forte, come faceva tutti i giorni,
not qualcosa di diverso dal solito, come se mancasse
un particolare. Ma nella confusione che annebbiava la sua
mente non riusc, per quanto guardasse, a individuare che
cosa mancava. Rientr in chiesa, mormorando tra s: Eh
s, anche quando il vino  buono e genuino, se  troppo 
troppo. E continuava a stropicciarsi gli occhi ancora pieni
di sonno.
La frescura della canonica lo rinfranc e gli permise di
svegliarsi completamente, e fu allora che don Giasset intu.
Dandosi una manata sulla fronte corse fuori sul sagrato,
a rischio di inciampare nella tonaca, alz gli occhi
verso il forte e vide che cosa mancava: la bandiera coi gigli
di Francia non sventolava in cima al pennone.
Che si fossero dimenticati di inastarla, come d'uso, al
levar del sole? Forse anche al forte tutti dormivano ancora,
smaltendo la sbronza della notte. S, doveva essere proprio
cos. Tra poco qualcuno si sarebbe svegliato e sarebbe
corso sugli spalti a suonare la tromba per avvertire del
ritardo e della grave mancanza. Si ferm a guardare, tanto
per la messa grande c'era tempo. Guard la citt, ancora
tutta addormentata. Guard nuovamente il forte:
nessun segno di vita neppure l.
No! Un momento! Da dietro la possente muratura erano
spuntati due uomini a cavallo, e scendevano a piccolo
trotto verso l'abitato. Quando furono pi vicini vide che
portavano sciabola e fucile ad armacollo. Erano quindi due
ufficiali. Ma come mai non avevano l'uniforme rossa? bens
azzurra, con vistose bandoliere bianche? L'azzurro era
il colore dei Savoia...
Don Giasset non sapeva che cosa pensare. Gli era venuta
per un momento l'idea di salire sul campanile e suonare
a stormo per avvertire la citt... ma di che? Non sapeva
assolutamente che cosa fosse successo in quella notte.
Anche se era certo che qualcosa doveva essere accaduto.
Decise che era meglio stare a guardare e attendere che
tutto si chiarisse da solo. D'altra parte quei moschetti ad
armacollo non promettevano niente di buono. Si ferm sul
sagrato, e segu con lo sguardo i due cavalieri che scendevano
verso il paese con l'andatura di chi vuol farsi vedere
pi che guardare.
Proprio in quel momento usciva dalla cinta posteriore
del forte una carretta, su cui erano seduti in fila gli ufficiali
francesi con le mani legate dietro la schiena, e con le
divise tutte in disordine. Scendevano a Susa, dove sarebbe
stata decisa la loro sorte. Don Giasset non poteva vedere
la carretta, ma ud il nitrito di un cavallo spinto sul
sentiero che scendeva a valle. E intu quello che doveva
essere successo.
 
Capitolo 31.
E tutto continu come prima.

Intanto qualcuno, che si era svegliato, si affacciava alla
finestra. Dopo il primo istante di stupore si affrettava
a richiudere le imposte, e chiamava la moglie, i familiari.
Altri che, ignari di tutto, erano usciti e avevano raggiunto
la via principale per andare alla messa grande, si fermarono
interdetti vedendo le due uniformi azzurre che andavano
su e gi a cavallo con l'intento, non c'erano dubbi,
di farsi notare.
Alcuni, vedendo quegli ufficiali sconosciuti, sparivano
nei vicoli e si fermavano a spiare al primo cantone. Altri,
pi audaci, proseguivano per la loro strada e, quando incrociavano
i due cavalieri, si levavano il cappello o salutavano
con un cenno della testa. Gli ufficiali rispondevano,
chinandosi cortesemente dall'alto del cavallo, con un correttissimo
bonjour. E tutti, anche i pi tonti, capirono
che cosa era successo.
Nessuno, per la verit, si preoccup molto del cambiamento
di padrone, dal re di Francia al duca di Savoia, n
che la valle non facesse pi parte del Delfinato ma fosse
diventata alta val di Susa. Era cambiato il colore delle
uniformi, ma non il linguaggio: gli ufficiali parlavano francese
come gli altri, perch alla corte dei Savoia si parlava
francese, come nelle famiglie nobili dalle quali essi provenivano.
Quelli del paese si esprimevano nella loro antica
lingua, il franco-provenzale, e tutti si capivano benissimo.
La truppa d'altra parte era quella di prima, gente del posto,
che conosceva i sentieri pi nascosti e impervi, si muoveva
tra le rocce con l'agilit delle capre, e quasi sempre
aveva la famiglia in paese o in qualche localit vicina.
Quindi molto saggiamente non era stata sostituita con facce
nuove, che avrebbero destato inutili sospetti nella popolazione
senza alcun vantaggio per nessuno.
Il mutamento di possesso del forte non dest reazioni
negative, tranne in alcune madri che, alla fine della festa
di san Rocco, avevano visto gli abiti svolazzanti delle figlie
scomparire nella verzura insieme a una divisa rossa, e
su quella divisa rossa avevano fatto dei progetti.
Seguirono severi interrogatori a fanciulle in lacrime,
cronache della serata interrotte da singhiozzi, in stanze rigorosamente
serrate, da cui gli uomini erano esclusi. Ci fu
qualche confessione penosa, rara per la verit, perch le
madri avevano preventivamente istruito le figlie su quello che potevano concedere e su quello che dovevano negare
a quelle divise francesi che potevano scomparire da
un giorno all'altro. Anche se nessuno si sarebbe mai aspettato
di vederle scomparire tutte in una volta. Comunque,
passati i primi giorni di lacrime, recriminazioni e proteste
di innocenza, le madri sollecite cominciarono a guardare
con qualche interesse le divise azzurre e a far progetti su
di esse.
E mentre le divise azzurre si facevano vedere sempre
pi frequenti a cavallo sulla strada principale, spiate con
crescente simpatia da occhi nascosti dietro imposte socchiuse,
qualcun altro aspettava con una certa apprensione
l'evolversi degli eventi.
Don Giasset non usc per qualche giorno da canonica
e chiesa, se non per passeggiare leggendo il breviario sul
sagrato, dove gli ufficiali, quelli nuovi, andavano a presentargli
e si fermavano a fare due chiacchiere, parlando
delle loro famiglie e del paese di provenienza, che qualche
volta era lontano, come poteva essere Rivoli o Moncalieri,
gi nella pianura.
Il lume del parroco non fu pi visto infrattarsi di notte
per i sentieri che conducevano alla casa della vedova
Ballon, e in effetti egli aveva deciso di sospendere per qualche
tempo le sue visite. Trov il modo di avvertire la sua
amica attraverso Lontine, dalla quale tanto la vedova
quanto il parroco potevano recarsi in pieno giorno, ma separatamente.
- Che cosa vuol dire, ma chre, questa prudenza di don
Giasset? - domand la vedova alla locandiera. - C' forse
pericolo ad andare in giro di notte?
- No, no, madame. Non si tratta di pericolo.  che, vedete,
il re di Francia a queste cose non badava, e poi era
lontano. I Savoia hanno fama di essere molto pii, e severi
in fatto di religione, molto devoti al clero, insomma, dei
veri bigotti. E non potrebbero tollerare che... mi capite,
vero?
- Oh! - fece madama Ballon, e rimase senza fiato.
In quel momento Lontine dovette allontanarsi per andare
a servire alcuni ufficiali dalla divisa azzurra che si erano
seduti al tavolo vicino all'ingresso. Se ne venne via dopo
aver parlottato alquanto con loro; ripassando poi con
brocca e boccali strizz l'occhio alla sua povera amica, ancora
tutta confusa per quanto la locandiera le aveva detto
e ancor pi per quanto le aveva taciuto. Poi, serviti gli ufficiali,
Lontine torn a sedersi accanto alla signora Ballon:
- Si dice che siano anche molto tirchi. E a quanto posso
vedere io, la loro tirchieria contagia l'esercito: vedete
quegli ufficiali? Avete notato che i loro bottoni non luccicano
come quelli delle uniformi dei francesi? Ebbene,
pensate che mi hanno chiesto il prezzo del vino prima di
fare la loro ordinazione. Cosa mai vista!
- Ma di quello che mi stavate dicendo prima, - la interruppe
madama Ballon, alla quale il prezzo del vino non
interessava per niente, - che cosa devo pensare? Che cosa
significa?
- Che ci vuole molta prudenza, signora mia, molta,
molta prudenza. Don Giasset  un sacerdote, e potrebbe
incorrere in qualche provvedimento disciplinare, che so,
potrebbe essere trasferito ad altra parrocchia, in altro paese.
Si dice che abbiano messo molte spie in giro per controllare
quello che fa la gente. Ormai siamo sudditi dei
Savoia, - e qui emise un profondo sospiro.
Che qualcosa realmente stesse cambiando nella vita del
paese, oltre agli incassi della locandiera e degli altri osti,
non  provato. Le ombre notturne ripresero, dopo qualche
giorno, a scivolare lungo i muri, ad arrampicarsi da un
tetto all'altro per scomparire nei soliti abbaini, e i fienili
continuarono a essere frequentati di notte dagli ospiti di
sempre. Come prima.
Solo il lume di don Giasset non fu pi visto uscire spavaldo
dall'uscio dell'orto e scomparire tra gli alberi per
riapparire alla porta della vedova Ballon. Infatti il parroco
ora usciva senza lume e percorreva al buio i sentieri di
sempre, dei quali conosceva ogni pietra e ogni cespuglio.
E poi con lui c'era sempre il cane di san Rocco.
Madama Lontine e gli altri osti alzarono di qualche
centesimo il prezzo del vino per compensare la diminuzione
dello smercio. Gli ufficiali sabaudi si fecero pi audaci
nel mostrarsi per la via principale di Exilles, e cominciarono
a essere accolti nelle case dei benestanti dove
c'erano fanciulle da marito, resi appetibili dal fatto che
non correvano il rischio di essere richiamati in Francia.
Per il resto nulla cambi nella valle tranne il nome. La
vita della gente continu a essere regolata dal succedersi
delle stagioni. L'inverno con la prima nevicata chiudeva
in casa e nella stalla gli adulti, e lasciava il paese in balia
dei bambini, che se ne impadronivano per i loro giochi. La
primavera piaceva alle ragazze per la fioritura, particolarmente
varia e abbondante in quella che ora si chiamava
valle di Susa. L'estate era la stagione dei vestiti leggeri e
colorati che tanto aggraziavano le fanciulle e che comparivano
e sparivano tra gli alberi e i cespugli, come per un
gioco a nascondino, qualche volta in compagnia di una divisa
azzurra... L'autunno, con la malinconica bellezza dei
suoi colori che parevano sussurrare promesse che poi non
avrebbero mantenuto, piaceva agli animi romantici, facile
preda di vane speranze, vittime di fragili amori sempre
a rischio di infrangersi contro gli scogli di una dura realt.
Ma l'autunno era anche il momento della vendemmia,
nei vigneti dei pendii esposti al sole di mezzogiorno, ed
era un tempo di gioia e allegrezza nel cuore dei vignaiuoli
sparsi a tagliare, con il coltellino affilato e ricurvo, i peduncoli
dei grappoli, che ognuno soppesava con cura prima
di riporlo delicatamente nella cesta. E gi dal peso dei
grappoli e dal loro colore gli esperti sapevano prevedere
quanto vino sarebbe venuto e se sarebbe stato di buona
qualit. Quando i grappoli, soppesati da una mano che,
nelle rughe antiche, celava il segreto di un'antica esperienza,
si rivelavano troppo leggeri perch secchigni, o
troppo pesanti perch grevi di pioggia, tutti sapevano che
il vino sarebbe risultato o troppo scarso, o abbondante ma
aspro, e allora non si mandavano pi gli accidenti al re di
Francia, ma ai Savoia, che come padroni erano ritenuti responsabili
del buono e del cattivo tempo.
Ma per fortuna la vendemmia nella valle riusciva quasi
sempre bene, il vino era buono e non occorreva mandare
accidenti a nessuno. E neppure guardare il forte con occhi
malevoli.
..
.
...
FINE.